Il Comune di Marano sciolto per camorra: ecco le prime motivazioni. “Preoccupante rete di collegamenti tra amministratori, dipendenti e consorterie criminali”

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Sono state pubblicate ieri le motivazioni (parziali e ricche di omissis) dello scioglimento per camorra del Consiglio comunale di Marano, il quarto della sua storia. La prima considerazione che va fatta è che in apertura di relazione, quella sintetica lo ripetiamo, c’è un clamoroso errore: si parla infatti di Comune già sciolto in precedenza altre due volte, ma in realtà l’ente era stato già sciolto tre volte, 1991, 2004 e 2016.

Andando a scorrere le pagine della relazione ci si imbatte in alcuni capitoli, poco esaustivi a dire il vero, poiché piene, zeppe di omissis: i nomi insomma non vengono fatti anche se in certi punti i riferimenti sono chiarissimi.

“La peculiare storia dell’ente e la sua collocazione geografica in un’area ad alta incidenza criminale hanno determinato un costante monitoraggio da parte delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria e dalle ultime indagini anche l’ultima consiliatura non è parsa avulsa dalle medesime modalità gestionali che avevano contrassegnato le precedenti compagini elettive destinatarie della misura cautelare antimafia. L’attività di osservazione – scrivono gli ispettori della prefettura – ha confermato una preoccupante rete di collegamenti, parentele, collusioni, cointeressenze di soggetti appartenenti alle organizzazioni locali con gli amministratori comunali e i dipendenti. L’analisi investigativa ha rivelato una singolare vicinanza familiare e una contiguità ad ambienti criminali di numerosi dipendenti inseriti in uffici particolarmente esposti al rischio corruttela e di interferenza malavitosa, evidenziate anche nel tempo, dalla dimostrata inerzia degli uffici nei confronti di imprese e ed attività riconducibili alle consorterie locali. Allo stato, quindi, permangono situazioni di rilievo da un punto di vista preventivo antimafia, quali la presenza in organico di diversi dipendenti collegati a soggetti contigui ai locali sodalizi criminali, già riscontrati nello scioglimento del 2016 (qui gli ispettori rimediano all’errore fatto in premessa), circostanze cui non è stato possibile porre rimedio in quanto gli stessi sono garantiti da contratti di lavoro a tempo indeterminato”.

Nelle successiva pagine si fa riferimento alla storia dei clan egemoni a Marano, Nuvoletta, Polverino e Orlando, alla loro capacità di controllo del territorio, con riferimento anche alle attività commerciali che hanno spinto la prefettura ad emettere numerose interdittive antimafia. Si fa riferimento a 6 consiglieri che erano stati già sciolti nel corso dell’amministrazione targata Liccardo, all’ex sindaco Visconti (seppur omissato, ma si evince chiaramente dal contesto) che avrebbe una parentela indiretta con una famiglia controindicata; a un consigliere il cui padre sarebbe stato segnalato per vari reati, tra cui omicidio colposo e truffa aggravata. E ancora: c’è il riferimento a un consigliere di minoranza (omissato) il cui nonno e la cui mamma sono ritenuti imparentati con il clan Orlando, a un consigliere il cui padre fu raggiunto dalla misura degli arresti domiciliari; a un consigliere sposato con la nipote di un importante capoclan. Lo stesso consigliere di maggioranza è stato controllato più volte (dalle forze di polizia) e in alcuni casi in compagnia di pluripregiudicati gravati di reati come associazione a delinquere e traffico di droga; si fa riferimento a un altro consigliere di maggioranza denunciato qualche anno fa dai carabinieri di Marano per reati ambientali (sversamento percolato in fogna) e sottoposto a controlli nel comune di Napoli e trovato in compagnia di persona su cui gravano reati di carattere ambientale e produzione e traffico di stupefacenti. C’è il riferimento anche a un consigliere di minoranza controllato dalle forze di polizia e frequentatore di una persona con numerosi precedenti penali: associazione mafiosa, turbativa d’asta, corruzione, falsità ideologica.

All’interno della relazione, per quanto concerne le attività amministrative, si fa sovente riferimento alla gestione dell’area Pip (attività non messe in essere dal Comune o messe in essere in ritardo) al caso di una scuola di proprietà della famiglia Simeoli (la chiusura e riapertura voluta da Visconti), di un’abitazione acquisita dal Comune (abusiva) e realizzata da un esponente del clan Polverino, alla storia del garage Orlando e a tante altre vicende spesso richiamate negli articoli di Terranostranews. C’è tutto quel che avevamo scritto ancor prima della pubblicazione delle motivazioni.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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