Qualche consigliere comunale del Pd, poco più di dieci giorni fa, garantiva che dopo il consiglio comunale in cui è stata sancita la sfiducia a D’Alterio, il vicesindaco meno amato nella storia di Marano, sarebbe passato repentinamente all’opposizione.
Sono trascorsi 10 giorni e il consigliere in questione non lo ha ancora fatto. E’ ancora tempo di doppiogiochisti o prestigiatori nel Pd, il cui gruppo consiliare ha votato contro il proprio sindaco e che ha avuto il diktat (dalla segretaria provinciale) di sfilarsi in fretta da Visconti prima che l’ente comunale sia sciolto per camorra.
Ogni volta, però, c’è una scusa buona: una volta bisogna attendere il segretario provinciale, un’altra volta il direttivo. Ma è un solo un modo, forse, per prendere tempo, per ingarbugliare le acque. La verità è nota a tutti: Roberto Sorrentino e Susy Santopaolo sono per il passaggio immediato all’opposizione e per la sfiducia al pessimo Visconti; Pasquale Coppola ha avuto la forza di esprimersi con chiarezza in consiglio comunale, ma poi ha rallentato (come suo solito) in attesa di capire le mosse future.
Visconti ostenta sicurezza proprio perché sa di avere – al netto delle parole pronunciate in aula – in Coppola comunque un alleato. Sa che, in caso di convocazione dal segretario generale o da un notaio, “il caro Pasquale” non gli assesterà la coltellata, tutt’al più si dichiarerà pronto a passare in minoranza. Eppure le parole di Coppola in consiglio comunale furono chiarissime: “Sindaco, il tempo è scaduto”. Non solo il tempo è scaduto, ma D’Alterio – sfiduciato – è ancora lì.
Pasquale Coppola non è l’unico indeciso del gruppo. Ancor più di Coppola, che alla fine resta e resterà un uomo di partito (e quindi in qualche modo si adeguerà), è Annarita Savanelli, consigliera che di voglia di andare a casa ne ha pochissima, figuriamoci di sfiduciare Visconti. Ma forse, ancor più della neo mamma, di voglia non ne ha qualcuno a lei vicina.
Antonio Nastro, con il suo fare da prete di campagna, cerca di barcamenarsi, mentre Maria Accongiagioco sembra persuasa dall’idea di dover dimostrare qualcosa all’arrogante Visconti che continua a sfidare il Pd apertamente. Su Mimmo Paragliola, invece, difficile fare previsioni. Mimmo è molto attaccato alla sua poltrona di presidente del Consiglio comunale (per ragioni note), ma alla fine – anche se un po’ a malincuore – anche lui si adeguerà.
La partita vera in ballo non è Visconti o solo Visconti: c’è la partita dei Pics, su cui qualcuno del Pd ha forse messo gli occhi; c’è la partita delle future elezioni a Marano e qui tornano nuovamente in ballo Sorrentino (e la sua ala), “Pasqualino Sette Bellezze” (Coppola) e altri.
C’è chi non ha ancora capito che l’ente sarà sciolto per camorra e teme che si possa votare a breve. Teme, qualcuno, che ci sia già un’asse pronto tra una parte dell’attuale Pd e qualche esponente locale dei 5 Stelle. Ma è una scusa, anche questo un modo (misero) per prendere tempo e creare polemiche. Il mediatore di questa famigerata operazione, che aveva un senso con il governo Conte ma che ora è destinata miseramente a fallire (anche perchè il 5 Stelle è in via di estinzione), sarebbe un noto avvocato che dal Comune sta ottenendo fior di quattrini per una storia (vergognosa) che abbiamo raccontato più volte.
La storia è tutta qua. Ognuno, ogni giorno, gioca la sua personale partita. Ognuno ogni giorno si inventa una storiella per non affondare Visconti. Il Pd non è affidabile, non lo è mai stato, mai lo sarà con questi elementi. Il Pd è divisivo e con le sue divisioni e gelosie interne fa il male di Marano.
Non stanno messi meglio nemmeno nell’opposizione, dove le solite due carte di tressette tentano di rallentare l’iter e di inquinare i pozzi. I nomi? Li conoscono tutti anche in questo caso. Uno di questi è più che intimo amico del vicesindaco-disastro.
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