Processo Pip, l’interrogatorio di Antonio Di Guida (prima parte). “Le estorsioni a Villa dei Gerani e a San Giovanni a Teduccio”

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Processo Pip, ieri l’attesissima udienza nell’aula del tribunale Napoli Nord. Ascoltato, in sede di controesame, l’ingegnere Oliviero Giannella. Poi è toccato a Raffaele Cesaro, ma soprattutto all’imprenditore e politico maranese Antonio Di Guida (nella foto).
Quest’ultimo ha riferito, in primis, sui lavori a Villa dei Gerani, un’operazione immobiliare  eseguita dalla società di Di Guida e dei suoi soci ai Colli Aminei.
“Furono stilati più contratti, quello madre è da 15 milioni di euro – ha spiegato l’ex assessore provinciale di Forza Italia – Poi ce ne è stato un altro che consentiva soltanto l’ampliamento, perché il 6 aprile del 2009 ci fu il terremoto all’Aquila e quindi, dopo un mese circa dall’episodio, lo Stato emanò un decreto che dava la possibilità di ampliare. Poi ci fu un ulteriore contratto per un importo di due milioni e ottocento mila euro. In totale parliamo di 20 milioni di euro”.
Di Guida, compulsato dal giudice Chiaromonte, presidente del collegio, ha poi raccontato le modalità dell’estorsione subita per quello specifico filone.
“Agli inizi del 2009, poco dopo l’allestimento del cantiere, si presentarono due ragazzi che mi dissero che in quel giorno, alle ore 16, mi sarei dovuto recare presso il Bosco di Capodimonte, lato via Miano, e che lì ci sarebbe stato sicuramente una persona che mi avrebbe aspettato. Se non vai, mi dissero, ci sarebbero state ripercussioni sul cantiere. Io avvisai di questa cosa il mio socio Basile (Cesare, defunto imprenditore e socio di Di Guida, ndr) e chiaramente il pomeriggio mi recai anche da solo perché dissi a Basile che, eventualmente, se mi fosse accaduto qualcosa sapeva dove ero. Mi recai a questo appuntamento e parcheggiai l’auto. Ricordo che c’è un viale, poi quasi alla fine c’è una piccola casetta. Si fa il senso rotatorio, si entra e si gira, io scesi dalla macchina e vidi una persona anziana che stava vicino al muro e che si avvicinava verso di me. Io mi avvicinai a lui e spiegai che non ero l’unico titolare di Villa dei Gerani. Voleva sapere l’importo dell’appalto. Chiudemmo la trattativa con un accordo, un’estorsione del 3%, cioè 450 mila euro che dovevano essere pagati in diecimila euro mensili dal 2009 al 2011. Poi, successivamente, dal 2012 andando al cantiere mi fu detto che erano andati dei ragazzi che avevano chiesto che io dovevo mettermi apposto. Così andai al commissariato e denunciai.
Per quel che concerne la prima trattativa – ha aggiunto Di Guida – riguardo l’importo dell’estorsione, ho saputo solo in un secondo momento, quando il tizio che si presentò a me fu arrestato, che si trattava di Tipaldi Gaetano. Lui, nel bosco, mi disse di essere il boss di Miano, ma non si presentò come Tipaldi. L’estorsione era sull’appalto e non sulla costruzione e venivano dei ragazzi al cantiere a riscuotere questi importi di dieci mila euro, mensilmente”.
Di Guida ha poi riferito su Antonio Lo Russo: “Quando venne al cantiere, si fece accompagnare da un suo parente perché voleva comprare due appartamenti. Venne intorno al 2010. Dopo un po’ divenne latitante e non l’ho più visto. Quando venne disse che sapeva che avevo pagato l’estorsione, ma che avrei dovuto fargli un’attenzione sul prezzo. Non disse che gli avrei dovuto dare due appartamenti”.
E ancora, su richiesta del giudice Chiaromonte: “Parlai dell’estorsione a Giannella (socio di Di Guida e imputato nel medesimo processo, ndr), ma non nei dettagli. Ne parlai sicuramente con Cesare Basile”. Di Guida ha poi toccato il tasto di altre presunte estorsioni e ha riferito sull’episodio di San Giovanni a Teduccio.
“A marzo/aprile 2008, quando iniziammo i lavori a San Giovanni, vennero delle persone a minacciarmi e raccontai a mio fratello dell’episodio. Lo raccontai a un mio fratello arrestato per droga, che era stato in carcere proprio con due persone di San Giovanni. Mio fratello mi mise in contatto con un certo Salvatore Donadeo che era stato in carcere con lui, questo ragazzo disse che mi poteva aiutare sulla vicenda estorsiva che stavo subendo a San Giovanni e mi accompagnò nel palazzo sul corso di San Giovanni. Mi portò ad un primo piano e mi presentò una persona anziana, tal zì Peppe Cozzolino, il quale mi disse di quanto fosse l’appalto e io risposi che si trattava di 5 milioni. Anche in quel contesto mi chiesero il 3%, per cui pagai 150 mila euro. Oltre questo mi chiesero di prendere anche il calcestruzzo della ditta del gruppo Marinelli. Quando andai via, il ragazzo che mi accompagnò mi chiese la cortesia di prendere a lavorare il padre come custode al cantiere e assunsi il padre dal 2008 al 2011. Avviamo il cantiere, con la demolizione di una vecchia fabbrica e fui avvicinato dall’architetto Montalto (a capo della Cafa 90, ndr). Geometra, mi disse, voi state costruendo a San Giovanni, ma voi siete di Marano e il cemento lo dovete prendere a Marano, voi avete lo studio a Marano”.
Di Guida ha riferito che ha San Giovanni gli fu imposto, invece, di prendere il cemento da una ditta dei potentati locali. Dopo un mese e mezzo, il custode del cantiere mi disse che dovevo prendere il cemento a Marano, per cui feci scaricare nonostante non volessi perché mi fregavano sulla quantità e pretendevano pagamento molto più a breve rispetto alle altre ditte di calcestruzzo. Ad aprile del 2009 feci degli scarichi di calcestruzzo a Villa dei Gerani. Dopo questo episodio, nel mio studio si presentò l’architetto Montalto, credo fosse maggio 2009, mi venne a rinfacciare che il calcestruzzo era stato scaricato dalla ditta “Zingara” a villa dei Gerani. Mi disse, senza giri di parole, che a Villa dei Gerani il cemento lo doveva portare lui”.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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