
E’ tutto in questo braccio di ferro durato per tutto il pomeriggio del sabato che sta il rinvio della firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul suo nuovo decreto. Così della bozza uscita intorno all’ora di pranzo ci si chiede cosa rimarrà. L’obiettivo è chiaro: salvare il Natale (per questo il Dpcm durerebbe fino al 24 novembre) con due direttrici principali. La prima: non ci sarà un lockdown nazionale e vanno garantiti scuola e lavoro, tutto il resto può dunque essere sacrificato. Per questo nella bozza finiscono i bar e i ristoranti, i cinema e i teatri (che ufficialmente sembrano avere numeri di contagio bassissimi), i grandi centri commerciali, il ritorno a zero spettatori allo stadio. La seconda direttrice è che occorre fare presto: “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute dei cittadini non proteggiamo l’economia”. Stringere un po’ i denti, e anche i cordoni della borsa, per poi non finire nel baratro a dicembre.
L’eco degli scontri di Napoli è arrivato fino a Palazzo Chigi e il crinale su cui cammina in queste ore il presidente del Consiglio è strettissimo.






















