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Tutto in una sera: la giravolta di De Luca, le Regioni che vogliono tracciare solo i sintomatici, lo scontro con il governo per gli orari di chiusura

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Il premier Giuseppe Conte (S), la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese (C) e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla Camera durante la fiducia al nuovo governo, Roma, 9 settembre 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
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Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che due giorni fa voleva chiudere tutto e sollecitava il governo a fare altrettanto, ieri ha fatto la classica inversione a U. Ha spiegato: “Lasciamo i locali aperti fino alle 23 e piuttosto facciamo il cento per cento di didattica da casa per alleggerire i trasporti”. Poi la partita si è avvitata su altre proposte fatte dai governatori, che non vogliono chiudere i confini tra Regioni, rispondendo che tanto i confini non sono controllabili e tanto vale lasciarli aperti. Infine le Regioni propongono di non rincorrere nemmeno più il tracciamento, di limitarlo solo ai sintomatici e ai rispettivi familiari, di non cercare più i positivi tra gli asintomatici.

E’ tutto in questo braccio di ferro durato per tutto il pomeriggio del sabato che sta il rinvio della firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul suo nuovo decreto. Così della bozza uscita intorno all’ora di pranzo ci si chiede cosa rimarrà. L’obiettivo è chiaro: salvare il Natale (per questo il Dpcm durerebbe fino al 24 novembre) con due direttrici principali. La prima: non ci sarà un lockdown nazionale e vanno garantiti scuola e lavoro, tutto il resto può dunque essere sacrificato. Per questo nella bozza finiscono i bar e i ristoranti, i cinema e i teatri (che ufficialmente sembrano avere numeri di contagio bassissimi), i grandi centri commerciali, il ritorno a zero spettatori allo stadio. La seconda direttrice è che occorre fare presto: “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute dei cittadini non proteggiamo l’economia”. Stringere un po’ i denti, e anche i cordoni della borsa, per poi non finire nel baratro a dicembre.

L’eco degli scontri di Napoli è arrivato fino a Palazzo Chigi e il crinale su cui cammina in queste ore il presidente del Consiglio è strettissimo.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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