Gli orrori nella caserma di Piacenza parte 2

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L’atmosfera all’interno della Stazione Piacenza Levante

Per un certo periodo, le intercettazioni effettuate nell’ambito del presente procedimento
hanno interessato anche le conversazioni intervenute sull’utenza in uso a Beatrice
Riccardo, neo Maresciallo dei Carabinieri in servizio presso la Stazione Piacenza
Levante. Come si è visto, egli si era trovato alla porta della Caserma ad accogliere il
soggetto che, l’8 aprile 2020, era stato malmenato prima dell’arresto di Elsayed. Inoltre,
di Beatrice Montella e Cappellano avevano parlato in automobile il 2 maggio 2020,
commentandone l’atteggiamento solitario e le resistenze a farsi coinvolgere nel “gruppo”.

Ebbene, l’ascolto dei dialoghi scambiati tra Beatrice e i suoi interlocutori telefonici, in
particolare suo padre Beatrice Giuseppe, Carabiniere in pensione, ha permesso di
appurare come la scarsa propensione del neo Maresciallo a seguire i colleghi fosse
probabilmente dovuta al suo forte disagio nel constatare le continue violazioni e gli abusi
commessi all’interno della Caserma di via Caccialupo.

Dal contenuto della conversazione registrata il 4 maggio 2020, che di seguito si sceglie di
riportare integralmente nella trascrizione sommaria effettuata dagli inquirenti, emerge
tutta la delusione del giovane militare dell’Arma per essere finito a lavorare in un
ambiente in cui vengono costantemente calpestati i doveri delle Forze dell’Ordine, dove
tutto è tollerato a condizione che vengano garantiti i risultati in termini di arresti.

Giuseppe: BEATRICE Giuseppe – padre
Riccardo: BEATRICE Riccardo – figlio
“ … omissis. Riccardo parla con il padre (anch’egli appartenente all’Arma dei Carabinieri) al
quale racconta di aver assistito alia denuncia di una donna che ha denunciato una violenza
sessuale, senza comparire ufficialmente sui verbali redatti. Alla stesura degli atti, secondo quanto
raccontato, vi hanno provveduto il Comandante della Stazione pro-tempore, ossia il Maresciallo
Capo Luciano PESCE, inviato in sostituzione di ORLANDO perché assente per licenza ed un
Brigadiere (di cui non viene svelato il nome). Vengono analizzati alcuni aspetti operativi svolti dai militari della Stazione. Seguono discussioni di interesse personale. Al minuto 13.30 Riccardo abbassa notevolmente il tono della voce e bisbiglia qualcosa al padre, segue integrale:
Riccardo: comunque se (ine) qua, no! (ine)
Giuseppe: non ti piace?
Riccardo: (ine) esclusione! forse è meglio …no! (in risposta alla domanda del padre -ndr) …è
meglio di no!
Giuseppe: ma per quale motivo? …il comandante non ti confmfera?
Riccardo: no, no …hanno …(ine) fatte ad puntata untata (di nascosto -ndr) qua!
Giuseppe: eh?
Riccardo: molte cose fatte ad umma umma …non mi piacciono! …(ine) gli orari …cose…
Giuseppe: eh! eh!
Riccardo: (ine)
Giuseppe: comunque questi risvolti negativi, un po ’ dappertutto li troverai! …come i risvolti
negativi e le cose positive, eh!
Riccardo: (annuisce -ndr)
Giuseppe: purtroppo è così! …va beh, perché tanto lì quello che conta è portare …portare gli
arresti, capito?
Riccardo: (annuisce -ndr)
Giuseppe: però non so cosa intendi tu e quando verrai qua ne parleremo di persona, insomma
…mi farai capire meglio! ..si, è meglio di fa (ine) che parlare per telefono …che qua siamo tutti
spiati ed è tutto un casino quando uno deve dire una cosa, va beh! …è così!
…omissis. Dal minuto 14.45 al minuto 16.50 non rilevante ai fini dell’indagine; segue integrale:
Riccardo: sto tutta la settimana carabiniere di quartiere …pure stamattina!
Giuseppe: che è?
Riccardo: …di quartiere!
Giuseppe: eh, devi uscire e però?
Riccardo: devi uscire e poi fai tutt’altro!
Giuseppe: appunto! …e tanto è così! …purtroppo è così!
Riccardo: eh, gli ho detto a quell’altro che doveva uscire con me oggi e mi ha detto che non
aveva voglia di uscire …(riferisce le parole del collega -ndr): “eh, ma tanto …cosa fare? …qua
(ine)” …cioè, capito? …(riferisce le parole del collega -ndr): “imparerai …nell’Arma …perché
sei appena uscito dalla scuola …imparerai le cose che (ine) tanto non succede niente” …ho
fatto un casino, però… io, tra virgolette…
Giuseppe: ma chi questo? …il maresciallo quello lì interinale?
Riccardo: no! …quell’altro!
Giuseppe: ah!
Riccardo: io (ine) …va beh, calcola che (ine) tornato dal corso …hanno un ordine di servizio ed
è giusto che venga comunque espletato! …c’è un ordine di servizio che lo attesta ….cioè (ine) contraria, quello è …non mi ricordo se comunque vale come …come consegna! …dovrebbe
essere una consegna! Giuseppe: e comunque ..e comunque è servi …è un servizio (si accavallano le voci ed il padre prova ad interrompere il figlio -ndr) oh …oh …oh
Riccardo: …è un servizio (ine) da consegna, capito?
Giuseppe: esatto! ..il carabiniere di quartiere quante ore fa, fuori?
Riccardo: quattro!
Giuseppe: e vedi che forse ti spetta una turnazione!
Riccardo: eh!
Giuseppe: hai capito?
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R ic c a rd o : eh !
omissis. Discutono sulle indennità spettanti per quella tipologia di servizio. Segue integrale dal
minuto 18.49:
Giuseppe: ma scusa, poi devi fare l’ordine di servizio?
Riccardo: si! …devo ritiralo ma comunque…
Giuseppe: e quindi lo fai fittizio?
Riccardo: qua …qua fan …ti ho detto perché fanno le cose umma a umma …che il
comandante…
Giuseppe: Mah! …comunque questa gente… non c’è più l’Arma dei Carabinieri, purtroppo!
Riccardo: quindi io…
Giuseppe: …scrivono le cazzate ed un falso!
Riccardo: …io barro e non voglio fare un falso ideologico! …cioè ..cioè, c’è l’attestato che ho
fatto in data tot qualcosa che, invece, non è neanche vero!
Giuseppe: appunto! …e questo è un falso, si!
Riccardo: poi, se fai un riscontro e vai a vedere il (ine) perché non succede niente e poi quel
giorno che vai a vedere che in quella data tu hai attestato che stavi…
Giuseppe: (lo interrompe -ndr) bravo! …bravo! ..hai capito molto bene e poi (ine)
Riccardo: …fai IO (ine) ed invece quel giorno, a quell’ora, c’era una rapina …in quel
supermercato dove tu hai detto che ci sei passato …ed invece c’era una rapina e tu che stavi a
fa?
Giuseppe: ma tu non puoi uscire comunque e ti vai a fare un giro da solo?
Riccardo: si, da solo vado! (lo pronuncia con tono di negazione rispetto la domanda del padre –
ndr)
Giuseppe: madonna mia! …ma l’appuntato che fa, poi?
Riccardo: un cazzo!
Giuseppe: no! …non si può fare così!
Riccardo: si gestiscono…
Giuseppe: no, ho capito!
Riccardo: …si gestiscono molto tra di loro!
Giuseppe: si, ho capito!
Riccardo: fallo, dicono “eh, fallo perché (ine)”
Giuseppe: lo sai perché se lo possono permettere? ..perché portano sii arresti!
Riccardo: perché portano i risultati! …lo so! …lo so!
Giuseppe: è quello il discorso! bravo! …hai capito molto bene! …è così!
Riccardo: io a solo ..io a solo non conti un cazzo perché io …io ti faccio fare bella figura,
capito? …a te colonnello ti faccio fare bella figura e ti porto un sacco di arresti l’anno!
…lavorano assai! ma perché? …c’hanno / sancì!
Giuseppe: si, si, si …no, no, ho capito benissimo! Io non sopporto questo modo di fare perché…
Riccardo: ..e quindi qua io…
Giuseppe: si, si, no …io sono pienamente d’accordo con te, bravo!
Riccardo: se sono così, ok …ma…
Giuseppe: sono pienamente d’accordo con te, a papà! …sono pienamente d’accordo con te!
Riccardo: o mi faccio …o mi faccio nemico a tutti e campo male…
Giuseppe: eh!
Riccardo: ma adesso mi faccio i cazzi miei perché non voglio rimanere qua! …ma se dovessi
rimanere qua , no! …ecco perché ti dico, adesso ..si, ok, bel reparto, uniti ..si, è vero, però
guardando tutte le facce di questo prisma …no! …cioè… qua, capito? …fa male!
Giuseppe: purtroppo …(ine. si accavallano le voci -ndr)
Riccardo: se capita ..se capita qualcosa come …come va a (ine) qua…
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Giuseppe: eh! ..sei incasinato! ..si, si, va beh, basta! …non parlare più!
Riccardo: quel giorno (ine) salto proprio!
Giuseppe: si, si, si
Riccardo: salta tutto, salta!!!
Giuseppe: eh, lo so!
Riccardo: capito?
Giuseppe: che macello …che macello …che macello …che macello!!…puttana! …che qua non ci
rendiamo conto! va beh, mo’ vediamo a metà mese! (cambia discorso -ndr) …ho mandato un
messaggio vocale a quello lì e non mi ha risposto! …non l’ha manco letto! …a quello di Roma!
…mo’ riproviamo …mo’ provo a chiamarlo domani e vediamo un po’! …mo’ vediamo a metà
mese con Agostino e vediamo un po ’, va bene?
…omissis.

Dal minuto 22.18, la discussione verte su argomenti privi di interesse investigativo.
Segue integrale dal minuto 25.13:
Giuseppe: comunque stai capendo già tante cose e questo ti serve per aprire gli occhi e capire e
stai facendo già le tue …eeee…. le tue considerazioni!
Riccardo: non so mai …non so mai…
Giuseppe: come comportarti!
Riccardo: si, perché, ti ho detto, non sono né carne e né pesce e quindi non so come
comportarmi …qua, con tutte…
Giuseppe: e tu devi stare in stand-by …e mo’ devi stare in stand-by, sperando che tutto vada
bene!
Riccardo: cioè, capito? …quindi lascio un po’ …lascio un po’ passare così, anche passivamente
…cioè, non prendo tanto l’iniziativa …sono (Ine) capito? …perché…
Giuseppe: si, si, si
Riccardo: mi fanno (ine. le voci si accavallano -ndr)
Giuseppe: ma non perché sei stupido! …non perché sei…
Riccardo: (ine. le voci si accavallano -ndr)
Giuseppe: perché hai capito …hai capito le cose come vanno, eh!
—omissis. In riferimento alla propria mancanza di iniziativa, Riccardo riporta l’esempio della
denuncia di cui parlavano all’inizio della conversazione telefonica e del fatto che non si è
intromesso nella stesura degli atti, nonostante abbia riscontrato qualche imperfezione. Il padre gli dice che tutto questo gli deve servire come bagaglio di esperienza di cui deve fare tesoro ed aggiunge che di cose “storte” ne potrebbe vedere tante, soprattutto nei piccoli reparti e, per tanto, gli consiglia che una volta fatta la sua esperienza decennale deve continuare la sua carriera in reparti dove poter stare tranquillo. Il padre, senza entrare nei dettagli, ricorda ciò che gli è successo a Radicondoli (comune in provincia di Siena -ndr) dove, nonostante la sua voglia di lavorare, ha subito le maldicenze dei colleghi e dei superiori, in ragione di altri interessi.

Immaginando quali possano essere stati gli ideali che hanno ispirato tanti giovani a
intraprendere un percorso di vita all’intemo dell’Arma dei Carabinieri, fatto di rinunce,
sacrifici e rischi personali, desta sconcerto apprendere con quali modalità gli indagati di
questo procedimento si servissero anche dei locali della Caserma nei quali è destinata^
svolgersi la loro pubblica funzione.
Indicativo, al riguardo, il contenuto del dialogo registrato il 3 maggio 2020 tra MpniellaCappellano e Minniti, nel quale il primo riferisce agli altri due di avere Pabitùqine .dl
nascondere nella cassaforte della Stazione Piacenza Levante il denaro provento delle
proprie condotte illecite, confidando di non essere mai scoperto.
Dopo essere entrato in Caserma alle ore 07.28 circa, come registrato dalla telecamera di
via Caccialupo (progressivo nr. 3833 della videocamera), MONTELLA, dopo aver
salutato i colleghi presenti negli uffici della Stazione (progressivo nr. 221 della
telematica) mostrava loro il denaro contante che portava con sé, frutto del guadagno di un
mese e mezzo suo e della compagna, CATTANEO Maria Luisa.
La scelta di custodire i contanti in Caserma piuttosto che in casa era dettata, a dire di
MONTELLA, dal timore di subire furti, ed era comunque meglio che in banca ove tutti
avrebbero potuto apprendere le sue disponibilità economiche.
Verso la fine della conversazione MONTELLA, ex professo, diceva al collega che tali
soldi non erano stati guadagnati lecitamente, ed allora proprio per non dover dare
spiegazione li teneva in Caserma, sicuro che nessuno l’avrebbe mai beccato
{MONTELLA: non è che tu hai fatto i soldi così, non sono soldi buoni questi qua,
eh minchia! Glielo vai a dire che hai fatto i soldi così e allora no… li metto in Caserma
chi cazzo mi beccai? )
A tale asserzione MINNITI Angelo Francesco non solo non palesava sdegno o quanto
meno un più timido stupore, ma anzi si dimostrava solidale con lui approvandone
l’operato ed elogiandolo per l’idea (MINNITI: appunto fai bene però hai fatto bene è una
bella pensata).
Di seguito, sempre il 3 maggio 2020, MONTELLA Giuseppe e CAPPELLANO
Salvatore, conversando a bordo dell’auto di servizio (progressivo Telematica nr. 255)
commentavano un episodio che aveva visto come protagonista il collega FALANGA
Giacomo, in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, era stata
organizzata una serata all’interno della Caserma alla presenza di due donne,
presumibilmente escori, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali (“Quella
sera, due gliene ho fatte trombare, lei e quell ‘altra ’ ’).
Lo scenario rappresentato da MONTELLA nei locali della Caserma di via Caccialupo è
quello di un’orgia, tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante
ORLANDO Marco, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state
sparpagliate a terra ( “Allora, era dedicata per Giacomo la serata, allora Giacomo se ne
va nell’ufficio di Orlando che… cioè, tromba con la Manuela, e questa stava là; fa
questa: “Voglio vedere, voglio vedere”, “E vieni che ti faccio vedere”, e allora subito ce
l’ho messo a pecora mentre… (incomprensibile) … poi, dopo che è, ha dato pure un p o ’
(incomprensibile) Giacomo, Giacomo allora si è visto due fighe e non sapeva quello che
cazzo fare (frase tradotta dal dialetto), oh; allora metteva la mano da una poi
all… minchia m’ha fatto morì Giacomo”).
Concludeva poi il racconto specificando che le urla di una delle due donne avevano fatto
sì che un tale Toni si fosse lamentato ( “mentre la Manuela urlava come una dannata!
Manuela urlava come una dannata… il cappello di Orlando, la giacca, ha buttato tutte le
256 pratiche per terra, mamma mia che bordello. Toni che rompeva il cazzo, che non si fa
mai i cazzi suoi.. ”).

Non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione delle stesse
traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli
indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante
durante il festino appena rievocato.

L’esecuzione degli arresti: un obiettivo ad ogni costo
Le parole scambiate da Beatrice Riccardo con il padre hanno messo in luce un aspetto che
nell’ambito di questo procedimento ha rappresentato lo sfondo cupo e inquietante sul
quale si sono stagliate le condotte illecite dei militari dell’Arma descritte nei paragrafi
precedenti. Come si è visto, il giovane Maresciallo era stato costretto a riconoscere che,
in presenza di risultati in termini di arresti eseguiti, gli Ufficiali di grado superiore erano
disposti a chiudere un occhio sulle intemperanze e sulle irregolarità compiute dai militari
loro sottoposti.
Effettivamente, nell’odiemo procedimento vi sono state una serie di conferme rispetto a
questa visione e gran parte delle stesse giungono dall’esame del contenuto delle
conversazioni – telefoniche e ambientali – intrattenute dal Magg. Bezzeccheri,
Comandante della Compagnia Carabinieri Piacenza al momento dei fatti.
Un primo dato di rilievo emerso dalle indagini ha riguardato la constatazione
dell’esistenza di un particolare rapporto di confidenza tra Bezzeccheri e l’Appuntato
Montella.
Si riporta di seguito l’efficace sintesi su questo tema contenuta all’interno della richiesta
cautelare: «ci si riferisce, in particolare, ad alcuni incontri e contatti telefonici tra i due,
nel corso dei quali l’Ufficiale esorta, tra l’altro, l’interlocutore ad intensificare l’attività
operativa finalizzata ad eseguire più arresti possibili. Sin dal primo incontro ascoltato nel
corso delle indagini, desta perplessità il fatto che il Maggiore, per impartire direttive di
carattere operativo, invece di interfacciarsi con il Maresciallo Maggiore Marco
ORLANDO, Comandante della Stazione, che gli dipende gerarchicamente, come
doveroso in un corretto e normale rapporto istituzionale, si rivolga direttamente
all’Appuntato MONTELLA Giuseppe, non certo al vertice della scala gerarchica del
reparto.
Come si comprende dall’ascolto dei dialoghi intercettati, il comportamento del
Comandante della Compagnia è dettato dalla scarsa stima nutrita nei confronti del
Maresciallo Marco ORLANDO, incapace, a suo dire, di sfruttare le enormi potenzialità
degli uomini a sua disposizione.
Inoltre, siccome nell’ultimo periodo, coincidente con l’inizio della presente indagine
Stazione Levante non avrebbe effettuato alcun arresto, il Maggiore imputa proprio a
ORLANDO la responsabilità dello scarso rendimento

L’obiettivo del Maggiore BEZZECCHERI è quello di conseguire più risultati di servizio
possibili, al fine di “contrastare” i successi operativi che, ultimamente, sono appannaggio
dei colleghi di Bobbio e di Rivergaro, da lui ritenuti “potenzialmente inferiori” rispetto ai
militari in servizio a Piacenza».

E al riguardo, il 12 febbraio 2020, alle ore 09:33 circa, MONTELLA Giuseppe contattava
il Maggiore Stefano BEZZECCHERI dopo aver ricevuto, qualche minuto prima, una
telefonata dell’Ufficiale alla quale non aveva risposto.

All’inizio della conversazione, l’Appuntato esordiva dicendo di trovarsi in compagnia di
GALASSO Antonio, da lui definito “mito” e “leggenda”, precisando che, da quando
quest’ultimo era stato trasferito, la Stazione di Piacenza Levante non stava più eseguendo
arresti (“Sto con un mitico qua, io sto, eh… un mitico, Antonio Galasso, un mito, una
leggenda… omissis… mo, oggi, con lui facciamo due-tre arresti, torna lui, eh (n.d.r.:
ridono)… perché visto che la Levante s’è fermata da quando se ne è andato…è la fine ”.)

Di seguito lo stesso MONTELLA ammetteva il periodo poco florido attraversato dal
reparto (“Eh, siamo fermi, siamo fermi con le rotazioni”), al che il Maggiore gli diceva,
con modalità quanto meno “informali, e non del tutto rispettose delle regole gerarchiche,
testualmente: “Senti un po’, io ti devo parlare, ehi… a quattr’occhi, a quattr’occhi, in
borghese, al di fuori del servizio, ti devo parlare… omissis… quanto prima, quanto
prima (n.d.r.: alza il tono della voce)”.

MONTELLA, temendo per un istante che l’Ufficiale volesse parlargli di qualcosa non
attinente al servizio, chiedeva espressamente se l’incontro riguardasse questioni di lavoro
(“Perché ho combinato qualcosa o… omissis… ah, si, l’importante che non ho mai fat…
omissis…ma, domanda: sono cose di lavoro, giusto? ”).

Il Maggiore confermava che doveva parlargli di servizio e MONTELLA, confortato,
riferiva di aver capito il tema da affrontare ( “Ah, allora a posto, ho già capito di che cosa
mi deve parlare”). BEZZECCHERI, a quel punto, si complimentava con l’Appuntato per
la giusta intuizione (“Bravo! ”).

Al termine, il Maggiore chiedeva al graduato a che ora terminasse il turno di servizio e
questi rispondeva che si sarebbe liberato alle ore 16:30. Essendo tuttavia l’Ufficiale a
quell’ora impossibilitato a riceverlo, a causa di una riunione con il Comandante
Provinciale fissata per le ore 16:00, i due decidevano di risentirsi nella giornata
successiva per concordare un appuntamento.

In serata, alle 19:33 circa, Stefano BEZZECCHERI telefonava nuovamente a
MONTELLA Giuseppe e gli chiedeva quale orario di lavoro avrebbe svolto il giorno
successivo, ribadendo l’urgenza di dovergli parlare (“Ciao Giuseppe, ma stai con tuo
figlio?… omissis… ma lo sai il servizio che farai domani allora, l’hai saputo?…
omissis… senti un po’, ma quando possiamo parlare a quattr’occhi? A parte che io vi
volevo invitare a casa mia a mangiare una pizza… omissis… la prossima settimana,
perché ho visto che Falanga è in malattia… omissis… No, io devo parlare urgentemente
con te”).

L’Ufficiale ribadiva di volerlo incontrare per parlargli, altresì, di ciò che era emerso nel
corso della riunione operativa appena conclusa con il Comandante Provinciale alla
presenza di tutti gli Ufficiali, nonché dei brillanti risultati di servizio conseguiti in passato
dalla Stazione Levante, che lui stesso desiderava venissero ribaditi (“No, io devo parlare
urgentemente con te perché dobbiamo parlare di… attività operativa, dobbiamo parlare
del rapporto che ho avuto stasera con il Colonnello Savo, con tutti gli altri Ufficiali,
dobbiamo parlare di cose che avete fatto già in passato e… e di quello che mi piacerebbe
fare a me visto che quest’anno, comunque, io non andrò via, molto probabilmente resto,
e quindi c’ho un altro anno e mezzo per potermi divertire qui su Piacenza, poi non so
dove andrò a finire”).

BEZZECCHERI, rinnovando la stima nei confronti dei Carabinieri in servizio presso la
Stazione Levante, ad eccezione del loro comandante, il Maresciallo Marco ORLANDO,
raccontava quanto appreso nel corso della riunione con gli Ufficiali, stigmatizzando il
fatto che il giorno successivo il comandante della Stazione di Rivergaro avrebbe ritirato
in Procura un’ordinanza per l’applicazione della custodia cautelare da eseguire a carico di
18 soggetti (“Però io, siccome vi voglio bene e ci tengo a voi e voi non dovete pensare
male… omissis… e siccome il vostro comandante di Stazione, comunque, è sempre un po ’
stronzo perché non si sa comportare, perché non sa… è particolare, ma lo sapete anche
voi, vorrei fare un discorso con te perché, comunque… mo, per esempio, stasera,
durante il rapporto, mentre stavamo parlando, Guasco ha mandato un messaggio al
Comandante di Bobbio, il Capitano Barbera, e ha detto: “Ah, signor Colonnello, ho
appena ricevuto un messaggio dal Maresciallo Guasco che domani va a ritirare
un’ordinanza in Procura per l’esecuzione di diciotto misure cautelari per un ’attività,
operazione Mike (fonetico)” non so, “mike (fonetico)” ha detto, operazione mike “e
quindi dobbiamo adesso attivare le localizzazioni… ” pupum papam”).

Il Maggiore ribadiva di voler fare un discorso serio a MONTELLA, che lo anticipava
dicendo di aver compreso la situazione (BEZZECCHERI: “Io volevo parlò co ‘ te, cioè,
fare un discorso serio…” – MONTELLA: Ho già capito la situazione com’è.” –
BEZZECCHERI: “Si, si, ma io… io voglio parlare direttamente con voi, poi Orlando lo
metto a posto io; così come l’anno scorso io ho disposto, dicevo: “Alla Levante non gli
dovete rompere i coglioni coi servizi, ordine pubblico, scorte eccetera eccetera ” perché
dovevate fare un certo tipo di lavoro e effettivamente… diciamo, i numeri parlano ma
anche i fatti perché poi… al quartiere Roma, lì…non c ‘è stato più nessuno, si sò spostati
a via Calciati e pure lì li avete bastonati”).

Sulla scorta di quanto sopra, i due si accordavano di incontrarsi la mattina
approfittando dell’assenza del Maresciallo ORLANDO. Dovendo l’Appuntato svolgere, il giorno dopo, il turno di piantone, si sostituire dal Vice Brigadiere GALLO Luigi per essere libero di incontrare successivamente via Beverora (Montella: “Io, domani mattina, appena arriva Gallo in ufficio, io gli dico che devo venire da lei, la chiamo e vengo”. Bezzeccheri: “Se ti può sostituire Gallo, però, se lo viene a sapè Orlando che t ’ho convocato io… “ —

MONTELLA: “No, è in
ferie”. – BEZZECCHERI: ”Ah, meno male, meno male”). Il giorno dopo, 13 febbraio 2020, alle ore 12.43 circa, l’Appuntato MONTELLA Giuseppe si recava presso la caserma di via Beverora, sede del Comando Provinciale dell’Arma, per interloquire con il Maggiore BEZZECCHERI. Nel frattempo, riceveva una telefonata dalla compagna CATTANEO Maria Luisa e, tra le altre cose, le comunicava di trovarsi proprio in via Beverora, in attesa di incontrare il
Maggiore (“Sono in via Beverora che sto aspettando il Maggiore che mi ha detto che mi
deve parla ”). Il 17 febbraio 2020 MONTELLA Giuseppe, mentre stava svolgendo il turno di pattuglia con il collega FALANGA Giacomo, era contattato, alle ore 17:04, dal Maggiore
BEZZECCHERI, il quale ordinava a entrambi di raggiungerlo immediatamente nel suo
ufficio (“Ciao Montella, senti, ma potresti dire a Falanga se passa da me in ufficio?…
omissis… tu sei autista di Falanga, giusto?… omissis… èh, me lo porti qua a Falanga?…
omissis… ma vieni pure tu, vieni?… omissis… no-no, devo parlò con tutti e due…
omissis… è urge…è urgente!”)

Come osservato dagli inquirenti: «palese il tenore atipico delle conversazioni tra il
Maggiore Stefano BEZZECCHERI e l’Appuntato MONTELLA Giuseppe, nonché i
diretti rapporti tra loro, così da eludere il vincolo gerarchico che lega quest’ultimo al
Comandante della Stazione, Marco ORLANDO, e, da ultimo, l’esigenza del Maggiore di
incontrare il graduato per parlargli di lavoro: “quanto prima a quattr’occhi, in borghese,
al di fuori del servizio… ”. Da tali premesse, non pare siano osservati in modo ligio i
dettami dell’art. 725 del D.lgs. nr. 66 del 15.3.2010, codice dell’ordinamento militare,
relativamente ai “doveri dei superiori gerarchici”».

Il 22 febbraio 2020, aveva luogo una telefonata tra il Maggiore Stefano BEZZECCHERI
ed il Maresciallo SEMERARO Pietro, Comandante della Stazione di Ponte dell’Olio, in
servizio alla Stazione Piacenza Levante fino al 31 luglio 2018.
Inizialmente, i due parlavano di questioni inerenti i primi contagi di COVID-19,
dopodiché SEMERARO portava il discorso sulla Stazione Piacenza Levante, elogiando
Marco ORLANDO poiché questi, durante un incontro tra i comandanti di Stazione, gli
aveva riconosciuto i meriti per un’indagine svolta, a suo tempo, con altri militari del
reparto (“No, invece mi ha fatto molto piacere, nel rapporto comandanti, che il
Maresciallo Orlando s ’è… si è… insomma, ha dato il merito dell’indagine a me e agli
altri ragazzi, mi ha fatto molto piacere ”).

BEZZECCHERI condivideva tali elogi, ricordando quando ORLANDO si era offerto di
‘svolgere un servizio di ordine pubblico allo stadio, dando un bell’esempio (“Ma perché,
quando si è offerto volontario per fare ordine pubblico allo stadio? E ’ stato un
bell ’esempio, anzi ”) e poi, pur ribadendo apprezzamenti non lusinghieri, riconosceva allo
stesso doti umane, poiché persona capace di tornare sui suoi passi quando si accorgeva di
aver commesso un errore (“Ma questo lo dovrebbero capire i ragazzi della Levante,
perché Orlando è vero che è stronzo, però, Orlando, quando piscia fuori dal vaso, se ne
accorge, e quindi poi fa marcia indietro; Orlando non è quello che ti viene vicino e ti
chiede scusa, però te lo fa capire”).

Nel prosieguo del dialogo, il Maggiore, riferendosi ad una situazione poco florida della
Stazione Piacenza Levante, comunicava a SEMERARO la sua decisione di volersi
interfacciare con MONTELLA e gli altri e di aver già conversato, in merito, a lungo con
lo stesso ORLANDO (“Ma io ancora ci devo parlò, ancora ci devo parlò con loro; però
con Orlando c’ho parlato due ore e mezza, pensavo che la situazione fosse grave così
come qualcheduno me l ’aveva prospettata, invece non è così”); dello stesso avviso era
SEMERARO ( “No, ma non è vero, cioè, secondo me non è assolutamente grave, anzi,
cioè… ”).

BEZZECCHERI aggiungeva, inoltre, che i Carabinieri della Levante non effettuassero
più arresti perché condizionati dall’azione di comando esercitata da Marco ORLANDO
( “No, i ragazzi si sono bloccati perché Orlando… gli rompe i coglioni… soprattutto
Falanga”), ma SEMERARO ribatteva che il motivo era da ricercare, sostanzialmente,
nell’assenza di spacciatori da arrestare (“Ah, lui non lo sò, non so così, non so lui; però
so che comunque… cioè, ho parlato con loro, mi hanno detto: “Guarda, cioè, qui non
riusciamo a trovare più niente”).

Questa tesi, tuttavia, non convinceva il Maggiore, certo dell’esistenza di molteplici
attività di spaccio da reprimere, e dunque, il problema era da ricercare all’interno della
Stazione di via Caccialupo (“Non è vero. Non ti dicono la verità. Allora, da lavorare ce
n ’è e pure tanta di roba ce n ’è da… capito? Che bolle in pentola, perché le informazioni
arrivano da dovunque… omissis… cioè, le so più io, un altro po ’, le so più io, un altro
po ’ che i carabinieri, le cose; cioè, ma come funziona? Come Mai? C ’è qualcosa che non
va! Capito? Perché? Perché tu le informazioni te le devi anche saper andare a cercare…
non puoi aspettare che la gente l’arriva in caserma; devi andò fuori, devi parlò con tizio,
con caio…attivò le fonti”).

Di contrario avviso il Maresciallo SEMERARO secondo il quale, invece, i Carabinieri
della Levante dovessero essere ridimensionati, essendosi “allargati un po’ troppo”,
considerata anche l’eccessiva libertà concessa loro dal Comandante (“Vabè, comunque i
ragazzi della Levante, sicuramente, devono essere gestiti un… devono essere
ridimensionati, più che gestiti, ridimensionati perché, forse, si sono allargati un po ’
troppo… omissis… E poi è anche come testa di quiz… gli fa fare quello che dicono loro,
insomma ”).

BEZZECCHERI concludeva dicendo che sarebbe stato sufficiente un reciproco/rapporto di collaborazione tra i militari ed ORLANDO (“No, ma io non dico che si sono allargati”
un po ’ troppo, dico, è vero che Orlando è un p o ’ testa di quiz però la ragione e i torti
non stanno mai da una sola parte… omissis… eh, e quindi non è che uno ne può abusare
più tanto che a quello gli puoi mette i piedi in testa, comunque quello è un comandante di
Stazione ed è un Maresciallo Maggiore, comunque gli devi portò rispetto… omissis…
bisogna trovò il giusto equilibrio nelle cose, cioè: “Ci lasci in pace? Ci fai sta tranquilli?
Ci fai sta sereni? E noi lavoriamo e ci divertiamo”, però, diciamo, deve essere un
contributo da entrambe le parti, capito? Però, questo, mo glielo devo fa io il discorso. ”)

La mattina del 5 marzo 2020. MONTELLA Giuseppe, partito da Gragnano Trebbiense
alle 11:00 circa, giungeva a Piacenza.
Dopo essere passato in via Caccialupo, il Carabiniere usciva dalla caserma e, a bordo di
un’autovettura con i colori di istituto, si recava presso la caserma di via Beverora, sede
del Comando Provinciale, per ritirare un’autovettura “civetta”, ossia senza i colori
d’istituto e targa militare, per svolgere un servizio in abiti civili.
Alle ore 13:07, MONTELLA Giuseppe era contattato dal collega CAPPELLANO
Salvatore mentre si trovava in via Beverora dal Maggiore BEZZECCHERI (“Oh, sto dal Maggiore ”). Nella circostanza era attivata l’intercettazione telematica sul telefono cellulare di MONTELLA, captando parte della conversazione intrattenuta nell’ufficio dell’Ufficiale
(progressivo nr. 2 telematica del 5.3.2020).

Durante il colloquio, BEZZECCHERI esortava MONTELLA ad eseguire arresti in modo
da replicare duramente ai risultati che stavano ottenendo la Compagnia di Bobbio e la
Stazione di Rivergaro, due reparti, da lui ritenuti, nettamente inferiori rispetto a quelli di
Piacenza dal punto di vista investigativo, ( “Perché io… io so fatto così, Montè, a
Rivergaro e a Bobbio gli devo fa un culo così! Ma non perché… perché io so fatto così, è
una questione di orgoglio e perché mi gira il culo che gente, che rispetto a voi non vale
un cazzo, fanno i figurini col Colonnello, col Comandante della Legione eccetera
eccetera. A me non me ne frega un cazzo, capito? Io parlo a nome della Compagnia di
Piacenza… omissis… Non è la faccenda Bezzeccheri, io tra poco me ne vado, è una
questione di dignità, di orgoglio”).

MONTELLA, ovviamente, assecondava il Maggiore BEZZECCHERI, precisando che si
sarebbe organizzato per eseguire tre o quattro arresti nei giorni a seguire (“Io… adesso…
adesso vediamo di farne il più possibile, anche settimana prossima, almeno di farne altri
tre-quattro ”). Al che il Maggiore elogiava dette parole, sintetizzando la sua filosofia con la frase seguente: “il massimo risultato con il minimo sforzo … Bravo! ” e l’Appuntato, subito
dopo, lo salutava ed usciva dall’ufficio (“Le faccio sapere qualcosa, buona giornata”).

Alle ore 13.10 circa, salito a bordo dell’auto che lo attendeva all’esterno della caserma di
via Beverora, MONTELLA raccontava ai suoi colleghi una parte del colloquio avuto con
il Maggiore BEZZECCHERI (“Salvoo!!!! Speriamo speriamo dai! Mamma… minchia….
Rivergaro ha fatto nu bum… omissis… No no, no ordinanze! Due arresti ha fatto qui
un chilo e mezzo… io questi nomi li conosco pure! Indelicato Kevin e Albab Mahdi non so
chi sia… però Indelicato Kevin con un chilo e mezzo che tornavano da Miradolo.

Poi ne ha arrestato un altro, sempre Rivergaro… ne ha arrestato un altro, ha arrestato… ha
arrestato Klourea (fonetico) Daniel, rumeno., (ine.). Agg it a pigliò le chiavi in
compagnia (n.d.r. sono andato a prendere le chiavi in compagnia) eee… Ercole fa “devi
andare dal Maggiore” sì… che cazzo vòchiss’atr… (ine.) semp i stess cos (n.d.r. sempre
le stesse cose)! Minchia (ine.) stufati e Rivergaro (ine.) quaglili… non caricano…
omissis… E gli ho spiegato! Però, minchia… non ci arriva!”).
A bordo dell’auto civetta erano presenti anche CAPPELLANO Salvatore, ESPOSITO
Angelo e MINNITI Angelo Francesco.
Alle ore 13:10, da viale Beverora, i quattro militari si recavano al borgo di Grazzano
Visconti, giungendo alle alle 13:30 circa, ove, fino alle 15:35 si trattenevano per pranzo
presso la “Taverna del castello”, come già evidenziato in precedenza.
Le circostanze appena riportate “chiudono il cerchio” riguardo ai gravi fatti descritti
all’interno del presente capitolo. In forza di una peculiare congiuntura, nello stesso
momento storico si sono trovati a operare, nella medesima Compagnia Carabinieri di una
piccola città come Piacenza, un militare incline a sfruttare il proprio ruolo per accrescere i
profitti delle attività illecite svolte nel contempo (Montella) e un Comandante
(Bezzeccheri) che non solo non operava alcuna attività di vigilanza per rendersi conto di
tali scenari, ma anzi finiva per assecondarli, spronando l’Appuntato a rivolgere il suo
servizio verso il “massimo risultato” da conseguire con il “minimo sforzo”.
Si auspica che l’attività di indagine svolta all’interno del presente procedimento possa
conseguire il “risultato”, quanto meno, di far risaltare come questi non siano certo esempi
onorevoli e costruttivi di svolgimento del servizio nell’Arma dei Carabinieri.

“La legge sono io ”.

In questo capitolo, proseguendo nell’illustrazione delle risultanze investigative ai fini
della disamina dei gravi indizi di colpevolezza per l’applicazione di misure cautelari, si è
deciso di raggruppare una serie di ulteriori attività illecite accertate nel corso del presente
procedimento, tutte riguardanti condotte tenute da Montella Giuseppe. La personalità
dell’indagato, già ampiamente tratteggiata nel corso dei precedenti capitoli e paragrafi-si’
263 convinzione di poter tenere qualunque tipo di comportamento, vivendo al di sopra della
legge e di ogni regola di convivenza civile. Questa la spiegazione del titolo del capitolo.
Un apposito paragrafo, l’ultimo, è stato dedicato agli esiti delle indagini patrimoniali
effettuate dai militari della Guardia di finanza, al fine di comprendere come l’Appuntato
dei Carabinieri possa mantenere un tenore di vita decisamente sproporzionato rispetto alle
sue entrate lecite. Da notare, sin da subito, che già il Magg. Papaleo aveva riferito agli
inquirenti come Montella fosse noto per le sue automobili e motocicilette di grossa
cilindrata, cambiate di frequente. Ebbene, anche considerando queste frasi – alla luce dei
dati reddituali posti evidenziati dagli inquirenti – ci si chiede come mai, in un piccolo
ambiente come la Stazione Carabinieri Piacenza Levante o, comunque, all’interno della
Compagnia Carabinieri Piacenza, nessun membro dell’Arma abbia mai sollevato un
dubbio sulle reali capacità economiche di un militare di grado inferiore.
III.2. Estorsione in danno di una concessionaria nel trevigiano
Grazie alle intercettazioni disposte nel presente procedimento, come già all’interno del n.
1180/2019 R.G.N.R., è stato possibile acquisire contezza di ulteriori episodi delittuosi
riferibili agli odierni indagati.
Particolarmente significativa è la vicenda descritta all’interno del capo di imputazione
provvisoria n. 29, che rivela come l’indole criminale degli indiziati, specificamente di
Montella Giuseppe, si estenda ben oltre l’ambito del traffico di sostanze stupefacenti.
La spregiudicatezza dimostrata nel frangente che si va ad illustrare evidenzia come
l’agire del Carabiniere sia ammantato da una sorta di delirio di onnipotenza, che egli non
solo esercita con violenza e arroganza, ma che ama rievocare con sarcasmo e auto
esaltazione.
Il 4 febbraio 2020, poco prima delle 13, aveva luogo una telefonata fatta da GIARDINO
Simone al fratello Daniele, dalla quale emergeva che nel pomeriggio lui e
MONTELLA Giuseppe avrebbero dovuto risolvere un problema in ordine alla vendita a
quest’ultimo di una vettura, anticipando che le modalità per definire la questione
sarebbero state, sicuramente non ortodosse.
Nel corso della serata del 4 febbraio 2020 era intercettata una telefonata tra MONTELLA
Giuseppe e GIARDINO Daniele in entrata sull’utenza, in uso a GIARDINO Daniele ed in uscita dall’utenza  intestata ed in uso a MONTELLA Giuseppe, da cui emergeva che il militare, nella giornata, aveva effettivamente risolto la situazione di stallo creatasi in ordine all’acquisto di un’autovettura di grossa cilindrata. Il contenuto e il tenore del dialogo è meritevole di attenzione in quanto MONTELLA Giuseppe palesava di avere organizzato una “spedizione punitiva” nei confronti di alcuni uomini, che a suo dire avrebbero tentato di truffarlo, conclusasi con il pestaggio degli stessi, cui aveva partecipato, appunto, anche GIARDINO Simone.

Il fatto sarebbe avvenuto fuori dal circondario di questo Tribunale, ma si ritiene pacificamente connesso con quelli (più gravi, tra cui quello di cui al capo 16) contestati nell’ambito del presente procedimento e commessi a Piacenza, in quanto parte di un medesimo programma delinquenziale: in proposito, va evidenziato come Montella si sarebbe poi servito della vettura “acquistata” per trasportare lo stupefacente trattato da Giardino Daniele o per effettuare servizi di “scorta” durante tali rifornimenti, potendo contare anche sulle elevate
prestazioni di un’automobile di grossa cilindrata.
Si riporta di seguito la trascrizione integrale della conversazione telefonica nr. 55 del
4.2.2020 (RIT 21/20) intercettata sull’utenza in uso a GIARDINO Daniele,
particolarmente evocativa nel descrivere i fatti accaduti presso il luogo in cui la vettura
doveva essere ritirata.

L e g e n d a
G I A R D I N O : D a n ie le G I A R D I N O
M O N T E L L A : G iu s e p p e M O N T E L L A
“ GIARDINO: pronto
MONTELLA: fratelli!!
GIARDINO: uei
MONTELLA: tutto a posto?
GIARDINO: si, tu? com’è?
MONTELLA: tutto a posto …tutto a posto! …hai sentito Simone?
GIARDINO: no, mi ha chiamato prima ma mi ha solo detto di dirti l’orario!
MONTELLA: ah, ok, ok …minchia che ti sei perso!
GIARDINO: non mi ha spiegato niente però!
MONTELLA : lo show ti sei perso!
GIARDINO: mamma mia …ed infatti volevo venire …mannaggia!!
MONTELLA: eh!!!
GIARDINO: Simone mi fa “no, vado io a prender così …(ine. si accavallano le voci)
MONTELLA: Simone dopo…
GIARDINO: mi fa “Teppe è un po ’ rabbioso in questo periodo quindi vado io così (ine.) è tranquillo!”
MONTELLA: si, comunque Simone non è sveglio come te!
GIARDINO: eh, lo so ma…. su quello non ci piove!
MONTELLA: in pratica quando siamo arrivati …io mi metto nel sedile dietro …quando noi siamo arrivati,
loro stavano uscendo con la macchina…
GIARDINO: (annuisce – n.d.r.)
MONTELLA: …minchia, gli ho detto: “Simo, vagli addosso!” …nel senso vieni avanti e non farli uscire
perché , cazzo, ci hanno visto!
GIARDINO: li blocchi!
MONTELLA: eh! …li blocchi perché io scendo dalla macchina, li tiro fuori e li sfascio
macchina li tiro fuori …minchia, non se n’è andata e non si sono ….minchia, gliene ho dette
ed infatti era dispiaciuto e poi a me dispiace che mi incazzo e poi me la prendo con lui che
cazzo!
265
GIARDINO: certo!
MONTELLA: però ho detto “minchia, cazzo, siamo arrivati sino a là …ci hanno visti questi e non vengono
più… ” …ed ho detto “minchia, ci hanno fottuto!” …invece questi…
GIARDINO: vi hanno visto o non vi hanno visto?
MONTELLA: no, uno di dentro ci ha visto ma capisco tutto che non era giornata …l’altro non ci ha visto e
poi sono ritornati!! ….io mi ero nascosto in macchina …è entrato Mone (Simone – n.d.r.) con un’altra
persona che io avevo fatto venire…
GIARDINO: eh!
MONTELLA: …è entrato dentro e gli ha detto “sono venuto per la Audi A4!”
GIARDINO: ma te l’ha fatta vedere?
MONTELLA: certo! …quella là proprio gli ha fatto vedere!
GIARDINO: figlio di puttana!
MONTELLA: gli ha fatto vedere… quello, come ha visto il numero di telaio …Simone mi ha mandato un
messaggio e mi ha fatto “entra!”
GIARDINO: (annuisce – n.d.r.)
MONTELLA: …figa, sono entrato attrezzato …uno si è pisciato addosso, nel senso proprio pisciato
addosso..
GIARDINO: si, eh?
MONTELLA: …l’altro mi ha risposto e l’ho fracassato!!! …nel senso …Simone “basta, basta sennò lo
ammazzi! ”
GIARDINO: si, eh?
MONTELLA: minchia oh! …un mac …teneva un Mac e gliel’ho distrutto!!
GIARDINO: si, eh!!!
MONTELLA: figa, tutto gliel’ho sfasciato!! …e poi ho sentito Simone “ba , ba” …fa Simone vicino a lui
“basta, lascialo stare che quello ti fa male!” …ed io gli ho detto “io adesso non ti dico niente, vedi tu quello
che devi fare!” …sai cosa ha fatto? …metti …ha fatto vicino all’altro “metti le targhe sulla macchina …la
targa di prova e portala a Piacenza!” e ce la siamo portati a Piacenza e l’abbiamo lasciata da tuo papà!!
GIARDINO: si
MONTELLA: quindi la macchina ce l’ho già a casa! …domani vado a fare il passaggio di proprietà (data
febbraio 2020 registrato passaggio di proprietà AUDI A4 SW tg. FD406YW – n.d.r.)!
GIARDINO: certo, certo …ma fai lì il passaggio o ti porta da un’altra parte?
MONTELLA:no, no, lì lo faccio il passaggio in ogni mani…
GIARDINO: ma io non capisco perché non è venuto oggi lui
MONTELLA: perché lui oggi non …lui oggi c’era là! …lui non si fa vedere però…
GIARDINO: (ine.) è apposto?
MONTELLA: ma secondo me, questa macchina è intestata a qualche altra persona che loro domani
devono andare a prendere, capisci?
GIARDINO: si
MONTELLA: quindi (ine. si accavallano le voci)
GIARDINO: …lapersona a recuperare, capito?
MONTELLA: no, guarda, domani …no, no, lo hanno capito che non è giornata …hanno capito che non
dovevano scherzare! …hanno visto troppo che…
GIARDINO: comunque vogliono fare quello che vendono ed adesso devono vendere!
MONTELLA: si. si
GIARDINO: già è tanto che gli do i soldi! …già è tanto, credimi!
MONTELLA: che gli voglio dare! …perché dipende…
GIARDINO: eh?
MONTELLA: …dipende pure quanti gliene voglio dare!! …cioè, loro…
266
GIARDINO: per forza domani!
MONTELLA: bravo! …domani devono pagare il disturbo delle persone che vengono, eh!
GIARDINO: certo!…
MONTELLA: cioè, non è che vengono le persone e non pagano il disturbo!
GIARDINO: certo, certo, certo!
MONTELLA: domani ti fai pagare il disturbo delle persone che vengono!
GIARDINO: certo! …io sto aspettando la risposta di questo e comunque, nel frattempo, ho scritto anche ad
un mio amico..
MONTELLA: eh!
GIARDINO: questo qua è un mio amico marocchino che è cattivo come Taglio …è troppo cattivo!
MONTELLA: buon! …ma tu a che ora vieni domani a Piacenza?
GIARDINO: io prendo il primo treno che riesco e vengo giù!
MONTELLA: bon! tu fammi sapere dove …a che ora ti devo venire a prendere che poi ti passo a prendere!
GIARDINO: tanto io in stazione arrivo!
MONTELLA: si, si, tu a che ora arriverai in stazione?
GIARDINO: toh, arriverò, ma massimo massimo …alle 9, le IO, arrivo
MONTELLA: perfetto, tanto io alle otto già sono sveglio quindi
GIARDINO: eh!
MONTELLA: quando arrivi io ti passo a prendere! …hai capito?
GIARDINO: perfetto!
MONTELLA: no, perché dobbiamo fà …non gliela faccio buona!
GIARDINO: anche perché… anche se domani non è …io vengo, vengo con il mio amico questo qua che…
MONTELLA: no, ma tanto domani mattina andiamo perché si sono cagati addosso …la macchina ce la
da! …gli devo togliere il più possibile!!
GIARDINO: si, si, si, infatti!
MONTELLA: stai tranquillo! …sono in debito con te!
GIARDINO: no, non ti preoccupare! …non ti preoccupare!
MONTELLA: ci sentiamo domani mattina!
…omissis… Si salutano ” .
Come efficacemente descritto all’interno della richiesta cautelare, il significato del
dialogo intercettato è pressoché inequivocabile.
Il Carabiniere, quasi vantandosi, stuzzicava la curiosità di GIARDINO Daniele, che non
aveva assistito al suo “show” presso la concessionaria di auto (MONTELLA Giuseppe:
“… lo show ti sei perso! …”) raccontando di aver detto al fratello Simone di bloccare le
proprie “vittime” mentre erano in procinto di lasciare il salone.
Ed infatti Simone, accompagnato da un altro uomo, faceva ingresso nel salone
(MONTELLA Giuseppe: “…io mi ero nascosto in macchina …è entrato Mone (Simone –
n.d.r.) con un’altra persona che io avevo fatto venire…”), fingendosi un cliente, per
accertarsi che la vettura, ossia (’Audi fosse quella della vendita (MONTELLA Giuseppe:
“… è entrato dentro e gli ha detto “sono venuto per la Audi A4!”…”) e, ottenuta
conferma, lo avvertiva dicendogli di entrare e così dare inizio al pestaggio (MONTELLA:.
Giuseppe: “… gli ha fatto vedere… quello, come ha visto il numero di telaio .
ha mandato un messaggio e mi ha fatto “entra!”…”). < ■;

Il comportamento violento emerge chiaramente dai commenti fatti dallo stesso, quando
asserisce, peraltro, di essere entrato “armato” (MONTELLA Giuseppe: “…figa, sono
entrato attrezzato
La gravità dell’episodio si evince sia dall’impatto che lo stesso aveva sulle vittime (“uno
si è pisciato addosso”) e sia dalla terminologia usata, che, nel gergo criminale, lascia
intendere come il militare si riferisca a una pistola, ossia verosimilmente l’arma
d’ordinanza in dotazione (“essere attrezzato”, plausibile sinonimo di “portare il ferro”).
Grazie al “ferro ” portato, MONTELLA Giuseppe si assicurava il buon esito dell’azione
estorsiva perché la vittima si era, appunto “pisciata addosso”.
Il racconto poi entrava nel vivo quando l’Appuntato MONTELLA, declamando le proprie
gesta, confessava di aver brutalmente percosso uno dei due uomini, tanto da spingere
GIARDINO Simone, temendo che potesse ucciderlo, a intimargli di fermarsi
(MONTELLA Giuseppe: “…l’altro mi ha risposto e l’ho fracassato!!! …nel senso
…Simone “basta, basta sennò lo ammazzi!”…'”).
La condotta del Carabiniere sortiva i suoi effetti allorché gli uomini, terrorizzati,
accettavano di cedergli il veicolo (MONTELLA Giuseppe: “…figa, tutto gliel’ho
sfasciato!! …e poi ho sentito Simone “ba , ba” …fa Simone vicino a lui “basta, lascialo
stare che quello ti fa male!” …ed io gli ho detto “io adesso non ti dico niente, vedi tu
quello che devi fare!” …sai cosa ha fatto? …metti …ha fatto vicino all’altro “metti le
targhe sulla macchina …la targa di prova e portala a Piacenza!” e ce la siamo portati a
Piacenza e l’abbiamo lasciata da tuo papà!…”).
Il veicolo era poi portato a Piacenza e lasciato in custodia al padre dei fratelli
GIARDINO, in attesa del passaggio di proprietà da effettuarsi il giorno successivo
(MONTELLA Giuseppe: “…quindi la macchina ce l’ho già a casa! …domani vado a fare
il passaggio di proprietà! (ine.)…”) con la presenza dei titolari della concessionaria
(MONTELLA Giuseppe: “… comunque vogliono fare quello che vendono ed adesso
devono vendere! …”) e verosimilmente anche del proprietario (MONTELLA Giuseppe:
“… ma secondo me, questa macchina è intestata a qualche altra persona che loro
domani devono andare a prendere, capisci? …”).
Di riscontro al dialogo riportato, l’effettiva avvenuta registrazione avvenuta, in data 5
febbraio 2020. del passaggio di proprietà dell’Audi A4 SW targata FD*406*YW, numero
di telaio WAUZZZF4XGA089959, a favore di MONTELLA Giuseppe da parte della
concessionaria AUTOKINO S.r.i.s., con sede legale e luogo d’esercizio a Fonte (TV), in
via Asolana n. 67/69, esercente l’attività di commercio di autovetture e di autoveicoli
leggeri.
Egli, malgrado avesse ottenuto l’autovettura costringendo le sue vittime a venderla, dava
atto che, comunque per lui era già tanto che la pagasse, anche in questo passo rievocando
condotte degne di ben altro e grave scenario criminale (MONTELLA Giuseppe: “…già è
tanto che gli do i soldi! …già è tanto, credimi!….omissis……dipende pure quanti gliene
voglio dare!!…”).
268
Il campano aggiungeva che i venditori, oltre a dover accettare le sue condizioni,
dovevano altresì provvedere a pagare coloro che l’avevano assistito nella spedizione
punitiva (MONTELLA Giuseppe: domani devono pagare il disturbo delle persone
che vengono, eh!
Anche GIARDINO Daniele, dal suo canto, non ci pensava due volte ad offrire il proprio
contributo coinvolgendo un soggetto marocchino le cui caratteristiche peculiari erano
riassunte in modo tale da suggerirne sia la pericolosità sia l’attitudine criminale
(GIARDINO Daniele: “…questo qua è un mio amico marocchino che è cattivo come
l’aglio …è troppo cattivo!
La conversazione si concludeva con GIARDINO Daniele che confermava la sua presenza
a Piacenza per il giorno a seguire, ossia il giorno stabilito per il passaggio della proprietà
del veicolo, e le parole di MONTELLA Giuseppe che ripeteva ancora di averli impauriti
tanto da imporre il prezzo voluto (MONTELLA Giuseppe: “… no, ma tanto domani
mattina andiamo perché si sono cagati addosso … la macchina ce la dà! … gli devo
togliere il più possibile!!’1’’).
Dall’analisi dei dati di tracciamento dell’utenza nr. 347.9619687 in uso a GIARDINO
Daniele, si accertava che lo stesso, dopo essere stato in prima mattinata a Magenta (MI),
luogo del suo domicilio, si recava dapprima a Piacenza, onde recuperare, MONTELLA
Giuseppe, per poi con lui recarsi in territorio veneto.
Come rilevabile dal contenuto della conversazione telefonica intervenuta la mattina del 5
febbraio 2020, tra GIARDINO Daniele e MONTELLA Giuseppe, il viaggio destinato al recupero presso la
concessionaria veneta dell’AUDI A4 SW  avveniva a bordo di una
Mercedes Classe B, verosimilmente la Mercedes Classe B alla guida
della quale il Carabiniere era osservato dagli operanti il giorno successivo 6 febbraio
2020.
In una ulteriore conversazione telefonica intercorsa nella serata del 5 febbraio 2020 tra
GIARDINO Daniele e il fratello Simone, si aggiungevano nuovi elementi riguardanti il
“pestaggio”, sopra descritto, che aveva visto come protagonista MONTELLA Giuseppe.

Nel corso della conversazione i due fratelli sottolineavano la pericolosità e rinclinazione
criminale del Carabiniere campano, tanto che Simone accostava l’episodio in questione
alla serie televisiva “Gomorra”, nota per la violenza delle immagini e il contesto
criminale evocato (GIARDINO Daniele: no, non hai capito? …hai presente
Gomorra? …le scene di Gomorra omissis…… guarda che è stato uguale! …ed io ci
sguazzo con queste cose!….omissis……tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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