Tutte “le braciole” in salsa maranese: 25-30 anni di scandali e imbrogli. Ecco il riassunto

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Tutte le “braciole” in salsa maranese raccolte in un solo articolo. Scandali enormi raccontati da un solo giornale: il nostro. Racconti che ci sono costati insulti e offese, ma alla fine i fatti ci hanno dato sempre ragione.

Giudice di Pace. Lo abbiamo raccontato dal lontano 2009-2010 e anche oggi. Il Comune (gestione Perrotta) ottiene un finanziamento regionale ma anziché costruire un centro per l’impiego (i soldi erano stati stanziati per quello scopo) dirotta prima il tribunale e poi l’ufficio del Giudice di Pace in piazzale Balaguer. In 12-13 anni mai espropriati i titolari dei terreni, che oggi, dopo il ricorso, sono diventati titolari del 77 per cento della struttura e saranno indennizzati con 220 mila euro. Se l’esproprio fosse stato perfezionato anni fa? Il Comune avrebbe speso non più di 20-25 mila euro e sarebbe ora ancora proprietario dell’intero immobile. Il centro per l’impiego, per la cronaca, è stato spostato a Giugliano.

Palazzo Merolla. Il Comune acquista (gestione Bertini) acquista un palazzo da una società, la Tiziana Costruzioni, pagandolo un miliardo delle vecchie lire. Il palazzo era stato acquistato pochi giorni prima dalla suddetta società a poco più di 350 milioni di lire. La società in questione è stata confiscata: era nella disponibilità di fatto di un uomo, Antonio Simeoli, noto come Ciaulone, da anni in carcere per associazione mafiosa. Per ristrutturarlo, poi, il Comune affida i lavori ad un’altra società che si scoprirà poi essere gestita dal clan dei Casalesi, la Mastromimico, anch’essa confiscata dallo Stato. Più di due milioni di euro dati alla Mastromimico. Il Palazzo, dopo pochi anni, cadeva già a pezzi.

Ampliamento cimiteriale. Lavori affidati (gestioni Bertini-Perrotta) anche in questo caso alla Mastromimico. Dopo 12 anni i loculi non sono stati ancora consegnati.

Stadio comunale (gestione Bertini). Come per il caso dell’ufficio del Giudice di pace: il Comune non ha mai pagato l’esproprio al comune di Napoli, che si è accorto del fatto soltanto pochi anni fa e rivendica ora la titolarità del bene.

Piedimonte-Alifana (gestioni Dc anni Ottanta e fine anni Ottanta con il via libera di molti comunisti): sul territorio è già presente una storica linea ferrata, ma l’interesse dei palazzinari e della camorra per il mattone è troppo forte. E allora, via i binari e al suo posto i “meravigliosi” parchi di via Falcone, tra l’altro realizzati su terreni appartenuti ad ex istituti religiosi che li cedettero al Comune di Napoli.

Masseria Galeota (gestione Bertini-commissari). Va giù in una notte una delle più belle masserie della città. Al suo posto un complesso residenziale realizzato da una società riconducibile ad Angelo Simeoli, alias “Bastone”, indagato in diversi procedimenti giudiziari. Il complesso viene realizzato con una semplice Dia e con volumetrie in eccesso. La struttura viene sequestrata, dissequestrata dopo 10 anni e poi (così annunciò l’ex dirigente Di Pace) acquisita (in gran parte) dal Comune. Intanto in oltre 10 anni nessun progetto è stato redatto per utilizzare il bene e nulla si sa sugli eventuali sgomberi.

Palazzina a ridosso del convento francescano via Casalanno (gestione Bertini). Un’altra vicenda oscura, cui fece seguito un sequestro e un’inchiesta della Dda di Napoli. L’immobile, che in parte occupa una facciata del convento, è ancora lì, inutilizzato. Anche per quel caso permessi facili dal Comune e zero controllo. Storia che si interseca anche con le intermediazioni di religiosi, nostrani e non.

Pip. (gestioni Bertini, Perrotta, Cavallo, Liccardo, commissari). Il mitico complesso industriale che, secondo i magistrati, sarebbe stato realizzato dai Cesaro in combutta con il clan Polverino. Doveva essere il fiore all’occhiello della città e invece è stato un mezzo flop, ancora al centro di un importante processo, che vede imputati i fratelli Cesaro, Di Guida Antonio, Salvatore Polverino, Antonio Visconti, Oliviero Giannella e Bertini (in un altro filone processuale).

Il Grifone. Ristorante, riconducibile a un esponente della camorra locale (Felaco), costruito in modo abusivo laddove sarebbe dovuto sorgere il nuovo cimitero comunale. Il Grifone è ancora lì, mai abbattuto, mai rimosso.

Garage Orlando. Realizzato in pieno centro, a due passi dal comune, su un terreno che era di proprietà del comune di Napoli, mai informato dei fatti, con annesso capannone abusivo. Nemmeno la Dda si accorse del caso quando arrestò il titolare (poi assolto) e sequestrò il tutto. Le forze dell’ordine e i magistrati hanno scoperto il macello due anni fa e, al termine di un complesso iter, restituito l’area al comune di Napoli. Due vigili sono tuttora a processo.

Garden House. La scuola parificata abusiva, realizzata da palazzinari di camorra, sorta su alcuni beni confiscati, confiscati solo sulla carta però. Incredibile a dir poco! Oggi la scuola è abusiva e di recente è scattato un sequestro.

Via Corree di Sotto. In zona vivono diverse famiglie border line, quasi tutti hanno costruito abusivamente, per poi richiedere dopo le relative sanatorie. Hanno costruito e hanno ottenuto licenze laddove non c’erano fogne, mai realizzata dai privati o dal Comune. Ancora oggi, dopo 20 anni, si continua a sversare nell’alveo dei Camaldoli. Liquami fognari e altre schifezze che finiscono nel mare di Licola e Varcaturo. Nemmeno le ordinanze e le denunce hanno fermato gli inquinatori: il Comune, solo pochi giorni fa, si è accorto che nonostante le diffide e gli atti inviati in Procura, circa il 50 per cento dei residenti continua ad inquinare.

E poi tanti altri casi, da noi sempre raccontati: il Giardino dei 5 sensi (fondi europei persi), la casa realizzata alle spalle della caserma dei vigili (abusiva), abbattuta dopo 15 anni, il capannone di via Vallesana, abusivo, abbattuto solo di recente (ma nemmeno tutto), la cui presenza fece perdere al Comune una strada e fondi europei, i fondi persi per la costruzione di un liceo e un parco urbano laddove è sorto, in via Lazio, un mega distributore di carburanti. E infine i fitti passivi milionari pagati ai privati, in via Falcone, per la ex sede dell’ufficio tecnico.

Per tutto questo e molto altro dovrebbero essere in carcere decine di politici, tecnici, impiegati comunali, imprenditori, mafiosi della città e qualche esponente delle forze dell’ordine. E invece in pochi sono finiti nel mirino dei magistrati. Per quale motivo? Per molti anni ci sono state connivenze e complicità ad altissimo livello.

 

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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