Interdittive antimafia e sequestri, ma Cesarano continuava ad operare. La frase rivolta a un amministratore giudiziario: “Dottò, sceglietevi la bara che vi piace”

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GNA 21/08/2015 CALVIZZANO Onoranze funebri Cesarano. In foto la carrozza che ha trasportato la bara del boss Casamonica. (NewFotoSud - Alessandro Pone)
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E’ finito in manette Alfonso Cesarano, 60 anni, il “re” delle pompe funebri dell’area flegrea. Lo hanno arrestato ieri i carabinieri della Compagnia di Marano, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dai magistrati della Dda di Napoli. Un’indagine partita un anno e mezzo fa, quando nei comuni di Marano, Calvizzano, Quarto e Pozzuoli fu segnalata la presenza di manifesti funebri privi di logo, e quindi non riconducibili ad alcuna ditta, e carri di proprietà di società del Casertano, del Salernitano o del basso Lazio.

Ditte sconosciute ai più, che avrebbero aiutato le aziende dei Cesarano ad aggirare le interdittive antimafia di cui erano stati destinatari e i successivi sequestri disposti dall’autorità giudiziaria. Alfonso Cesarano, l’uomo che qualche anno fa aveva curato le esequie show del boss romano Vittorio Casamonica, deve rispondere dei reati di intestazione fittizia di imprese, illecita concorrenza, violazione dei sigilli e tentata violenza privata. Il tutto aggravato dalla finalità mafiosa. Reati che sarebbero stati compiuti avvalendosi dei rapporti privilegiati con esponenti del clan Polverino e in un clima – sottolineano gli inquirenti – di “intimidazione e omertà”.

L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Cesarano è stata richiesta dai pm Ardituro e Di Mauro per la reiterazione di reati già contestati lo scorso 17 maggio, quando furono eseguiti i provvedimenti di sequestro delle imprese (Eredi Cesarano, Cesarano funeral flegrea, La Fenice, Organizzazione funebre Cesarano, A.C. Cesarano e Trincone Massimo) riconducibili alla famiglia. Misure che non avrebbero in alcun modo interrotto le attività illecite messe in atto da Alfonso Cesarano, dai suoi collaboratori e dai gestori delle società che avevano poi fornito sostegno alle aziende di famiglia. Nel registro degli indagati sono finite 22 persone e, tra loro, anche Ciro e Giacomo Cesarano, entrambi figli di Alfonso. Determinanti, ai fini delle indagini, sono risultate non solo le attività di controllo dei carabinieri all’esterno di chiese e cimiteri, ma anche le dichiarazioni di imprenditori concorrenti, dei familiari dei defunti, di una contabile dei Cesarano e dei gestori di società di comodo o compiacenti.

In un’occasione, come riportato in un passaggio dell’ordinanza, Alfonso Cesarano avrebbe addirittura minacciato un amministratore giudiziario. Il 60 enne, da ieri in carcere, si sarebbe presentato a più riprese nei locali di Calvizzano, dove ha sede la Eredi Cesarano e dove sono custoditi mezzi, carri funebri e cavalli, che lo stesso Cesarano avrebbe ceduto a terzi senza alcuna autorizzazione. “Dottò, sceglietevi la bara che vi piace”. E ancora, rivolgendosi a un suo collaboratore: “Fai una cosa, visto che non lo vediamo quasi mai, fagli una foto, così se dovesse venire a mancare ce l’abbiamo già”.

Emblematiche sono anche le dichiarazioni della contabile di una delle società dei Cesarano, ascoltata per ben due volte in caserma: “Anche dopo le interdittive Alfonso e Giacomo hanno continuato ininterrottamente ad organizzare funerali. Io venivo interpellata allorché bisognava contattare le aziende amiche. Quelle che contattavamo con maggiore frequenza erano la Verrillo di Sessa Aurunca e la Multi servizi bam”. Ma non erano le uniche ad aiutare i Cesarano. Nell’ordinanza si fa riferimento agli accordi stipulati con le ditte Pacilio, Liguori sas, Santa Lucia, Cavaliere Esposito e della ditta Moio, alcune delle quali poi raggiunti da provvedimenti interdittivi.

Sono loro, dal momento in cui le ditte dei Cesarano finiscono nel mirino di prefettura e Procura, ad operare nei territori roccaforte della famiglia ritenuta in odor di camorra. Alfonso, già indagato per voto di scambio nel comune di Quarto, è il fratello di Attilio, ritenuto un affiliato del clan Polverino ma poi assolto in Cassazione dopo diversi anni trascorsi in carcere.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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