E’ stretto in un angolo Rodolfo Visconti. Non ha più i numeri in consiglio comunale, nonostante nel corso dei mesi si sia garantito (ufficiosamente) l’appoggio di due finti oppositori. Se il Pd, il suo partito, fa sul serio, il primo cittadino (presto o tardi) è destinato a cadere.
Il Pd gli ha chiesto, per ricucire lo strappo, di azzerare la giunta, ma lui non lo farà, almeno fino alle regionali. Gli impegni presi con alcuni assessori e referenti regionali non gli consentono di derogare. Il famoso rimpasto che si doveva fare a gennaio, come avevamo pronosticato, è rimasto lettera morta e i sei della sua lista – che avevano dichiarato l’appoggio esterno – hanno fatto una figuraccia colossale.
I numeri, ad ogni modo, danno torto a Visconti e il Pd – che non è compatto al proprio interno – volente o nolente, prima o poi (in assenza di azzeramento della giunta) dovrà mandarlo a casa. Per questo Visconti sta pensando a una nuova strategia: rassegnare le dimissioni per mettere in ansia i consiglieri e “costringere” il Pd ad essere più morbido. Dimissioni che, naturalmente, ritirerebbe nei venti giorni canonici che gli concede la legge.
Un trucchetto, una furbata, insomma, per rimettere tutto in discussione e far venire i sorci verdi a quei sette-otto consiglieri attaccati alla poltrona con il Bostik.
Il Pd, con tutti i suoi limiti, è però un partito strutturato e qualcuno ha anche compreso che il rischio di uno scioglimento (in considerazione degli ultimi e probabili prossimi eventi giudiziari) è altissimo. Meglio tagliare la corda, insomma, finché si è in tempo.
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