
Nonostante il punto segnato con l’ approvazione plebiscitaria del taglio dei parlamentari – o forse anche a causa di questo – non c’ è pace nel Movimento Cinque Stelle. Tensioni, insofferenza, malumori che segnano la vigilia dell’ appuntamento annuale del Movimento, l’ Italia a Cinque Stelle, che si terrà sabato e domenica a Napoli. Ma quest’ anno il clima di festa rischia di essere compromesso. Il fallimento dell’ alleanza con la Lega, l’ accordo – mal digerito da tanti – con il Pd, le critiche al capo politico, le esclusioni da questo o quel ministero, sono un mix che si farà sentire.
«POCO ENTUSIASMO»
E non ci sarà Gianluigi Paragone, giornalista e senatore, che non ha mai nascosto le sue critiche rispetto al Conte bis e che lo scorso anno, al Circo Massimo, era stato uno dei protagonisti del palco di Italia 5 Stelle. Era uno dei pontieri con la Lega. Ma ora che la stagione è cambiata, anche Paragone non va. «Cosa vado a dire a Napoli», risponde all’ Adnkronos, «che sono contrario su tutto? Abbiamo fatto un governo col Pd, cosa posso raccontare io a Italia 5 Stelle? È ovvio che me ne starò a casa mia». E non ci sarà Alessandro Di Battista, anche se per motivi personali. Alla Camera, in Transatlantico, Francesco D’ Uva, capogruppo ancora per poche ore, minimizza: le assenze a Italia a 5 Stelle? «Mi dispiace per loro, io ci sarò». Lezzi dice che non viene per mancanza di entusiasmo? «Venissero, che l’ entusiasmo lì si ritrova».
Al di là delle defezioni in vista di sabato, restano i soliti malumori nei gruppi parlamentari. Che non sono affatto svaniti, anzi, con l’ approvazione quasi unanime della riforma costituzionale. I critici, rigorosamente anonimi, tengono a precisare, però, che non sono dissidenti o complottardi. Il bersaglio, il problema, è uno solo: il capo politico.
«Non ci sono ribelli. Nessuna cospirazione, ma l’ unico modo per Luigi Di Maio di tenere unito il Movimento è coinvolgere di più il gruppo dei parlamentari, altrimenti c’ è chi se ne andrà. Ora non è più come prima, la gente si incontra di più, perché dopo un anno ci conosciamo, e parliamo. Anche di politica».
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