Azzerata la giunta comunale di Sant’Antimo. La decisione è stata presa dal sindaco Aurelio Russo. A convincere Russo a “licenziare” i membri del suo esecutivo sono state, molto probabilmente, le situazioni che si sono venute a determinare in questi giorni: prima la presentazione della mozione di sfiducia al Presidente del consiglio comunale con la successiva costituzione del gruppo consiliare Vito Cesaro/Amore, che nei fatti bloccava l’elezione a presidente di D’Antonio, che non aveva i numeri nella pubblica assise per essere eletto. Poi il passaggio nel gruppo misto di D’Antonio dei consiglieri Petito di Campania Libera e Di Gennaro del Pd, che aveva causato una forte reazione del gruppo consiliare del partito democratico, che con due comunicati pubblicati sui social con i quali stigmatizzavano il comportamento della consigliera Di Gennaro e dichiaravano il loro voto sfavorevole, qualora non fosse ritirata, alla mozione di sfiducia del Presidente del consiglio. Uno strappo all’accordo stipulato col gruppo misto, che sanciva il passaggio in maggioranza di D’Antonio e Tarantino in cambio dell’assessorato all’igiene e al cimitero e della presidenza del consiglio. E infine la decisione di azzerare la Giunta.
Secondo radio piazza la poltrona di vicesindaco sarebbe attualmente rivendicata dai componenti del gruppo misto, che, da questo momento, potrebbero agire come “cani sciolti” a seguito del mancato rispetto dell’accordo politico stipulato mesi fa. Eppure, dopo la vittoria del sindaco Russo alle elezioni di due anni fa, prese a circolare con insistenza in alcuni ambienti della sinistra locale la affermazione secondo la quale se non ci fosse stato Aurelio Russo la sinistra avrebbe perso l’ennesima elezione e sarebbe diventata la parodia di sé stessa. Grazie al sindaco Russo, invece, non solo la sinistra sarebbe uscita dalla sua condizione di marginalità politica, trovando accesso nelle stanze del potere, ma avrebbe maturato un più moderno modo di ragionare, un senso più profondo delle istituzioni, un attaccamento crescente ai bisogni del paese.
Sempre secondo questo modo di ragionare, la destra alleata alle elezioni del 2017 sarebbe stata in qualche modo “incivilita”, ripulita dalle scorie della sua adesioni alle amministrazioni passate. In buona sostanza, sarebbe stata “nobilitata”, messa nelle condizioni di muoversi a testa alta sulla scena politica locale. Sarà, ma dopo due anni di amministrazione Russo, guardando alle cronache di questi giorni, l’impressione è che la sinistra sia avanzata col passo del gambero, uno in avanti e due all’indietro, diventando in molte sue espressioni pagliaccesca, isterica, collerica, cinica e spregiudicata. In buona sostanza, assai peggiore si potrebbe dire, di come era un tempo, quando alle elezioni perdeva, ma almeno le sconfitte elettorali erano compensate in alcune componenti da una passione generosa per la politica, che le permetteva di incarnare il sogno collettivo di una alternativa al “sistema”. D’altro canto, la destra schierata con il sindaco Russo, assorbita organicamente nel suo disegno politico in cambio di una piena agibilità politica e di quote non irrilevanti di potere, è stata come inchiodata a quel sistema di potere da cui doveva liberarsi. Il sindaco Russo ne ha quindi risvegliato solo gli istinti più retrivi dal punto di vista politico. Al momento, i cittadini assistono sconcertati all’ennesimo annuncio da parte del Sindaco di una fase nuova, in cui bisogna cambiare passo, per aprirsi al dialogo con tutte le forze della maggioranza. E chi conosce il politichese sa bene che il conto che il sindaco dovrà pagare sarà salatissimo.
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