Marano, caso Galeota: il Tar boccia il ricorso di Simeoli

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Gli orrori dell’abusivismo edilizio, quello che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni di vita maranese, sono ancora ben visibili nella città in cui hanno prosperato imprese e palazzinari legati alla camorra. La cementificazione selvaggia del territorio resta il tema dei temi, anche ora che il Comune è retto da una giunta di centrosinistra (almeno così si dichiarano gli attuali amministratori). Le operazioni per gli sgomberi degli immobili fuorilegge sono in itinere da diversi mesi, ma gli interventi dovranno essere coordinati dalla prefettura di Napoli. Via Platone, via Sant’Agostino, via Mallardo, via Romano, sono numerose le zone della città che dovranno essere interessate ad abbattimenti (è molto difficile) e agli sgomberi.
Una delle vicende più note ed intricate è quella che rimanda all’abbattimento della masseria del Galeota e alla successiva costruzione di un complesso residenziale. Case, uffici, box realizzati poco più di dieci anni fa da una società, la Iniziative immobiliari e turistiche, che fa capo ad un ramo della famiglia Simeoli (“Bastone”) finita a suo tempo nel mirino della Dda.
Quegli immobili, costruiti con una semplice Dichiarazione d’inizio d’attività (Dia), presentata al Comune tra il 2004 e il 2005, sono stati in seguito bollati come abusivi proprio dallo stesso Ente, che ha revocato (gestione Liccardo) la controversa Dia.
All’interno del Galeota, oggi da ritenersi abusivo, vivono diverse famiglie, alcune delle quali hanno formulato istanza al Tar o al presidente della Repubblica per ottenere il diritto a rimanere negli appartamenti. La situazione è variegata e rievoca quella di via Sant’Agostino. Ci sono famiglie che hanno visto rigettare la richiesta di sospensiva e che potrebbero essere sgomberate anche domani; altre che hanno avuto un accoglimento parziale e altri che hanno ottenuto un no definitivo. Tra questi figura proprio l’imprenditore Angelo Simeoli. La notizia è di pochi giorni fa. Il Comune, non è un mistero, vuole arrivare a una definizione del caso, acquisendo gran parte della struttura al proprio patrimonio con l’obiettivo di realizzare una scuola per i ragazzi che da anni studiano nell’immobile abusivo di San Rocco. Fantascienza? Può darsi. Dopo 15 anni è arrivato, intanto, il momento di fare chiarezza sulla vicenda.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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