Frattamaggiore, abusi sessuali: assolti fratello e sorella da accuse

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Storie di abusi sessuali su anime innocenti e vittime di quella umanità crudele che non ha pietà. Tuttavia ai tempi d’oggi, di fatti del genere, sono all’ordine del giorno. Un caso, in tal senso, ha trovato l’epilogo finale, con risvolti positivi, per una famiglia originaria di Frattamaggiore, Comune a nord dell’Area metropolitana di Napoli, la quale fu accusata di aver consumato il delitto. Colpo di scena, però, pochi giorni fa. I giudici del tribunale di Milano, prima sezione penale, dopo un ulteriore interrogatorio della vittima, R.P., sono pervenuti all’assoluzione degli imputati sovvertendo il giudizio del tribunale di Varese e rigettando la richiesta del procuratore generale che aveva chiesto la conferma della sentenza.

Accusati di violenze sessuali furono la madre L.C., la sorella S.C. e il fratello S.C. (difesi dagli avvocati Giorgio Pace e Francesco Paone) a seguito delle dichiarazioni della minore che all’epoca, nel 2011, aveva soltanto otto anni. Così furono colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Varese. Oggi che è una ragazza di quindici anni, nel pieno dell’adolescenza, ha dovuto riaffrontare i momenti tristi della sua infanzia in sede processuale. I legali hanno hanno evidenziato tutte le lacune dell’incidente probatorio a partire dalle dichiarazioni poco attendibili della bambina cresciuta, tra l’altro, in un ambiente senza suoi coetanei. La famiglia gestisce alberghi e ristoranti nel Canton Ticino.

Tutto iniziò con la denuncia della maestra la quale segnalò agli assistenti sociali i comportamenti strani della bambina. Da lì, da quel momento in poi, intervennero le forze dell’ordine e la magistratura condannando successivamente, in primo grado, la sua stessa famiglia di essere i responsabili degli abusi sessuali.

La minore secondo le ricostruzioni e i racconti si strofinava le parti intime sulla sedia. Dichiarò che aveva appreso queste pratiche dalla madre e dalla sorella. E in un secondo momento anche dal fratello.

In un nuovo interrogatorio la bambina non confermò le accuse per cui le tesi degli assistenti sociali si trovarono con qualche crepa. Così ci fu la misura del divieto di avvicinamento alla bambina scarcerando gli indagati.

Il giudizio di primo grado assolse la madre ma condannò la sorella e il fratello ad anni: sette e cinque. Fino a che, il secondo grado di giudizio, ha posto fine allo stillicidio per la sorella e il fratello cui hanno ritrovato definitivamente la libertà.

Mario Conforto

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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