Camorra, clan Gargiulo: dopo trent’anni le condanne

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A quasi trent’anni dalla guerra di camorra, nell’area costiero-vesuviana, sono state emesse le condanne per i responsabili di tanti omicidi, perpetrati a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Il primo di una lunga serie fu compiuto nel 1987. È terminato il processo che si è protratto nel tempo fino ad arrivare a oggi e individuare, quindi, chi ha ucciso. All’epoca ci fu una guerra spietata tra i Gargiulo e i Galliano-Mennella per il controllo del territorio. Un sistema criminale che operava a Torre del Greco. I familiari delle vittime hanno ricevuto la loro porzione di verità. Giustizia anche per chi è caduto sotto il piombo ma era innocente come per esempio il povero cameriere ammazzato Domenico Di Donna (all’epoca aveva sessantuno anni) che nel giorno della strage del venerdì santo, primo aprile 1988, si trovò nel posto sbagliato sotto la raffica dei proiettili. Serviva ai tavoli nella “Taverna del buongustaio” quando un commando entrò e sparò all’impazzata con lupara e calibro 38 special contro il boss Ciro Fedele, e i suoi fedeli Antonio La Rocca e Giuseppe Magliulo, uomini del clan Galliano-Mennella.

Per i due fratelli Gargiulo, capi del clan omonimo, le pene comminate sono di un’entità quasi dimezzata. Infatti, Eugenio, dovrà scontare undici anni di carcere rispetto alla richiesta del pm di diciannove; Patrizio invece, dodici anni e non più diciotto; Amodio Malvone e Antonio Quartuccio, nove anni; Carlo Cirillo Umberto, dieci anni.

A tutti è stato riconosciuto l’articolo 8 della legge 203 del 1991 in materia di collaborazione con la giustizia. Tutti sono rei confessi di alcuni omicidi, tra cui quello di Raffaele Galliano, appunto, la strage del venerdì santo, Giuseppe Marano alias « Dobermann », Antonio Pagano, Raimondo Quartuccio, Giovanni Granato e Gerardo Borriello.

Il verdetto è stato emesso in Corte d’assise (terza sezione) del tribunale di Napoli, – l’udienza presieduta dal giudice Giuseppe Sassone – e l’iter procedurale, dopo un’enormità di anni trascorsi dai tragici fatti, si è svolto con rito ordinario. Gli eredi di Di Donna, i tre figli – all’epoca erano tutti minorenni – riceveranno, inoltre, anche una somma di denaro pari a settantacinquemila euro che i colpevoli dovranno risarcire.

 

Mario Conforto

 

 

© Copyright Mario Conforto, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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