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Alla formalizzazione del pubblico ministero di richiesta di condanna comminata nell’ergastolo, pena fine mai, all’imputato Antonio Riano, il ventottenne di Pianura, dopo un lungo intervento conclusivo, quest’ultimo, lancia l’ultimo grido di disperazione: “Sono innocente”. Cosicché il presidente della terza sezione penale della Corte d’assise lo invita ad andare via dall’aula 114 del Tribunale di Napoli, accompagnato dalla polizia penitenziaria. Urla anche da parte dei suoi familiari dal piano superiore in cui è consentito l’accesso al pubblico. Anche durante l’udienza, il presunto assassino di Luigi Simeone e la moglie Assunta Assisi, coniugi di Melito, i cui corpi furono ritrovati il 19 aprile 2015 in una scarpata di via Ripuaria di Giugliano in Campania, si è professato estraneo ai fatti. Ma sostanzialmente senza però offrire ne’ alla Corte e ne’ all’accusa alcun alibi a sua discolpa.
È la fase ultima dell’istruttoria dibattimentale. Riano e la fidanzata Sara Aiello volevano sposarsi e cercavano casa. Lei desiderava abitare a Melito in via Colonne. È proprio l’abitazione, in cui vivevano Simeone e Assisi, l’oggetto del desiderio della ragazza; l’appartamento si trovava proprio in quella strada. Perché era in vendesi. Ma Riano oltre a dover esaudire la richiesta della sua amata doveva far fronte al prezzo di centoottanta mila euro. Questi sono i cardini principi del movente della scena delittuosa ravvisati dal pm: il troppo amore e l’insufficienza di denaro.
Nella relazione il pm mette assieme tutti gli elementi probatori. Non ci sono dubbi. Intercettazioni telefoniche nell’individuazione delle celle tra il 17 e il 19 aprile, le immagini video, acquisite dal commissariato di polizia di Giugliano, delle telecamere dell’hotel “Il Borgo” di via Ripuaria e di “Mr. Toys” di Melito; ma ancora le conversazioni captate in carcere tra il giovane e i suoi familiari – non sapendo di essere ascoltato – in cui emerge tanta preoccupazione per quello che è successo. Le impronte biologiche e digitali, le tracce ematiche lasciate sulla Fiat Multipla adibita a taxi di proprietà delle vittime. Il falso atto di compravendita dell’appartamento che Riano avrebbe lui stesso redatto; che poi ha confessato alla fidanzata, dopo la morte della coppia, di non essere originale. E quel portachiavi trovato nel taxi lasciato sul luogo del delitto. Alcuni testimoni non hanno avuto dubbi nel dire che era della donna uccisa. Infatti il giovane prese le chiavi per dimostrare alla fidanzata che era riuscito nell’acquisto. Poi furono consegnate da Riano alla polizia dopo l’assassinio. Ecco che il materiale probatorio, nella sua interezza, secondo l’accusa, incastrerebbe il giovane di Pianura.
Uccisi a sangue freddo con dei colpi d’arma da fuoco calibro 7.65. E tuttavia sarebbe stato addirittura premeditato. Perché Riano dalle prove risulta essere stato anche il giorno prima sul luogo del delitto.
Alle 21.17 del 18 aprile 2015 Riano è individuato nella cella dei tabulati telefonici di via Saullo nei pressi di via Ripuaria; ore 21.50 sfreccia con la Renault Scénic per andare a prende la ragazza a Melito e portarla in quello che sarebbe dovuto essere il loro nido d’amore. Solo che dopo il brindisi con champagne, nella casa mai acquistata, il giorno successivo il sogno si infrange nella realtà. La prossima udienza il 23 dicembre aula 215.
























