Non ci si libera della Merkel: si ricandida per la quarta volta

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Era il novembre del 2005 quando l’allora 51enne leader della Cdu, il partito cristiano-democratico tedesco, fu chiamata a formare il suo primo governo. L’Unione (la Cdu più i cristiano-sociali bavaresi della Csu) aveva vinto le elezioni di misura e la prima donna cancelliera si appoggiò ai socialdemocratici (Spd) di Gerhard Schröder per installarsi nelle stanze del potere.

Da allora non le ha più lasciate. La sua prima legislatura si concluse con un tracollo dei progressisti e al secondo giro Merkel formò un governo con i Liberali di Guido Westerwelle. Dal 2009 al 2013. Il finale lo conosciamo tutti: dopo decenni di permanenza nel Bundestag e spesso ago della bilancia dei governi di destracentro o di sinistracentro, alle ultime elezioni i Liberali restarono esclusi dal Parlamento tedesco. E Merkel, ancora vittoriosa ma non abbastanza da governare da sola anche in virtù di un sistema elettorale proporzionale al 50%, forma il suo ultimo e attuale governo: un’altra Große Koalition con la Spd. Dopo una lunga serie di successi, il suo terzo governo l’ha vista in grande difficoltà. La sua improvvisa apertura ai profughi dei conflitti mediorientali nell’agosto del 2015 l’ha trasformata nella paladina mondiale dei rifugiati. Un ruolo molto nobile sul piano umanitario ma non previsto dal mandato che i suoi elettori le avevano conferito nell’ottobre del 2013. Per un anno Merkel è sembrata sul punto di crollare sotto il peso delle critiche: a cominciare da quelle del lato destro della Cdu per proseguire con quelle degli alleati della Csu, con la Baviera primo fronte dell’emergenza umanitaria che ha minacciato un ricorso alla Corte costituzionale contro la politica del governo.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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