Marano, i migranti via dal Garden Rose: ecco cosa è accaduto. Chiuso il rapporto tra proprietari e gestori della struttura

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È il Garden Rose di via del Mare la struttura alberghiera da cui l’altra sera sono stati trasferiti i migranti che hanno poi aggredito i carabinieri e gli agenti di polizia del commissariato di Giugliano. Un trasferimento definitivo che ha coinvolto circa 80 rifugiati, provenienti perlopiù dalla Costa d’Avorio, Gambia, Mali, Senegal, Gabon e altri paesi dell’Africa Subsahariana. Si tratta di donne e giovani ragazzi che, fuggiti dalla guerra o dalla miseria, erano ospitati nella struttura di prima accoglienza di Marano da diversi mesi, qualcuno anche da più di un anno. Il trasferimento si è reso necessario in seguito alla scadenza del contratto che legava i proprietari dell’albergo, la famiglia De Simone, e la società Family srl, gestita dall’imprenditore Pasquale Cirella, un ex installatore di impianti idraulici divenuto in pochi anni l’uomo di punta del business dei migranti in provincia di Napoli.

Cirella è citato anche nell’ultimo libro “Profugopoli” del giornalista e direttore del Tg4 Mario Giordano. Per ora il Garden Rose, la struttura ubicata a pochi passi dalla collina dei Camaldoli, non ospiterà dunque altri rifugiati. Non è da escludere tuttavia che la famiglia De Simone possa accordarsi con altre cooperative e società del settore. Una parte di extracomunitari non ha gradito il trasferimento nel Giuglianese tanto da aggredire alcuni esponenti delle forze dell’ordine.

E questo malcontento, almeno secondo le ipotesi degli inquirenti, potrebbe essere legato alle attività illegali gestite dagli stessi migranti nei pressi della struttura alberghiera. Circa un anno fa finirono in manette alcuni ospiti del Garden Rose, accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti. Negli anni Ottanta l’hotel era tra i più in voga e quotati della zona. Poi, con l’acuirsi dell’emergenza profughi, si è trasformato in un centro di prima accoglienza. La capacità ricettiva dell’albergo è di circa cento unità. I migranti potevano usufruire di stanze spaziose, di una sala giochi, terrazzo, ampio giardino, bar ed erano assistiti costantemente da mediatori culturali e personale medico che li sottoponevano a periodiche visite sanitarie.

Quasi un’oasi felice, insomma, da cui nessuno voleva andar via. Nell’albergo si recavano spesso, per i controlli di rito, anche il personale dei servizi sociali del Comune di Marano e i carabinieri della locale tenenza. Nei prossimi mesi, oltre al Garden Rose, sul territorio potrebbero sorgere nuove strutture private pronte ad accogliere ondate di migranti. Per molto tempo è circolata anche l’ipotesi di sistemare i rifugiati in alcuni beni confiscati alla criminalità organizzata e acquisiti al patrimonio del Comune. Un progetto che sembra essersi arenato.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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