MARANO, URLA, RISSA, INSULTI IN CONSIGLIO COMUNALE. LA MAGGIORANZA NON HA I NUMERI, NON PASSA IL PIANO TARI. NIENTE SCONTI PER I CONTRIBUENTI. L’IRA DEI LAVORATORI IN ESUBERO

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Il livello più basso della storia del Consiglio comunale di Marano è stato raggiunto ieri sera nell’aula di via Falcone. Maggioranza senza numeri (mancava Palladino ed era già noto che non si sarebbe presentato) e incapace di approvare il ben che minimo provvedimento. Tutti bocciati o ritirati, compresi i provvedimenti sul piano finanziario Tari e le relative tariffe. Per la mancanza di numeri in maggioranza, una maggioranza arrivata ben oltre il capolinea, con un sindaco che dovrebbe dimettersi per lo scuorno già stamattina, i contribuenti di Marano non beneficeranno della riduzione sulla tassa pari al 10 per cento.

Il resto è stata solo bagarre. Liccardo aveva legato il piano finanziario Tari all’isola ecologica, la cui apertura è attesa da tempo immemore, giocando sul seguente equivoco: se si approva il piano, apre anche l’isola. Non è così, naturalmente: le due cose sono scollegate, anche se nel piano presentato ieri sera era previsto un piccolo stanziamento per il sito di raccolta. Era la somma, in pratica, che avrebbe ricevuto l’azienda Teknoservice, che in cambio avrebbe – secondo i rumors – avviato le procedure per il reinserimento di qualche lavoratore in esubero. L’isola ecologica si aprirà ugualmente, ma dopo l’ultimo collaudo (immissione in fogna), l’approvazione del regolamento di conferimento e l’affidamento (diretto o attraverso bando di gara) alla ditta che si occupa della gestione della raccolta rifiuti sul territorio cittadino.

La seduta è andata in archivio con il sindaco costretto a ritirare, per mancanza di numeri, altri provvedimenti. Poi è stata bagarre, liti, urla, quasi rissa, con gli operai della raccolta rifiuti in esubero (che dovrebbero essere ripescati proprio nell’isola ecologica) che hanno inveito contro tutto e tutti. Nel mirino i consiglieri, anche quelli di minoranza, Liccardo e l’assessore Scarmozzino. “Andate a casa tutti”, questa la frase più gentile pronunciata in aula. La tensione ha raggiunto livelli mai visti in precedenza.

Si è discusso per circa un’ora sulla possibilità di poter riaprire il verbale e rivotare, con la promessa solenne che il sindaco si sarebbe dimesso stamani se avesse incassato l’appoggio dell’opposizione sul contestato provvedimento. La segretaria generale era già andata via, il verbale era già stato chiuso e quindi se ne riparlerà domani o tra qualche giorno, ma l’esito è scontato. Le tariffe e il relativo piano Tari devono essere approvate entro il 30 aprile, oltre questo termine non c’è spazio per ulteriori modifiche.

L’opposizione ha sonoramente contestato Liccardo, “reo di aver legato la questione lavoratori e dell’isola ecologica con la questione delle tariffe Tari, in modo da aizzare gli animi degli operai e scaricare le sue colpe, la mancanza di numeri e coesione interna sui consiglieri di opposizione”. Per sedare gli animi, agitatissimi, è stato necessario l’intervento dei vigili urbani e dei carabinieri della locale tenenza.

© Copyright 2016 Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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