Gli occhi della prefettura su tre Comuni: Marano, Quarto e Casavatore. Non si esclude l’invio di commissioni d’accesso agli atti. Ecco cosa sta accadendo

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Tre casi, tre Comuni “attenzionati” dalla magistratura, dalle forze di polizia e, di conseguenza, dal prefetto Pantalone. Ormai non è più un mistero, lo spettro dell’invio di una commissione d’accesso agli atti per alcuni enti comunali si fa sempre più incombente.  Le amministrazioni e i Comuni nell’occhio del ciclone sono, almeno per la provincia di Napoli, sostanzialmente tre: Quarto, Casavatore e Marano.

Di Quarto si è abbondantemente parlato nei mesi scorsi. Il caso De Robbio, il suo exploit alle elezioni, i tentativi di condizionamento sulla giunta Capuozzo, i ricatti al sindaco, i presunti interessi sul Puc del comune flegreo e sullo stadio comunale.

Anche a Casavatore è storia di voti, favori, richieste e interessi della malavita. Praticamente tutti gli attori scesi in campo alle ultime amministrative ottennero il sostegno dei clan della zona: clan Ferone, legato agli Amato-Pagano. Nell’inchiesta sono finiti l’attuale sindaco e il suo competitor al ballottaggio, Orefice e Silvestri, ma anche vigili urbani e aspiranti consiglieri.

Marano non è da meno, ma per questioni non attinenti al voto di scambio. Tre le inchieste che potrebbero far saltare il banco e indurre la prefettura ad inviare una commissione d’accesso. C’è quella sul Pip (area industriale), che contempla quasi venti anni di amministrazione, imprenditori (i Cesaro) e svariati amministratori e dirigenti. Tutti, potenzialmente, potrebbero essere destinatari di avvisi di garanzia: chi per omesso controllo (dal 2012 in poi), chi per aver favorito illegalmente una società piuttosto che un’altra (1999-2005), chi per aver concesso licenze, chi per non aver rendicontato 4 milioni di euro alla Regione. Nelle ultime settimane sono stati interrogati svariati politici e tecnici: Mauro Bertini, Angelo Liccardo, Armando Santelia, Luigi De Biase, Brunella Asfaldo, Agostino Di Lorenzo, Gennaro Pitocchi, Gianni Micillo, Paola Cerotto, Salvatore Perrotta e Massimo Nuvoletti. I Ros stanno analizzando la situazione a 360 gradi, ponendo l’attenzione anche sui presunti collegamenti e interessamenti di fazioni criminali.

C’è poi la vicenda della statua Vergine di Vallesana, e di un abuso (non grande ma importante per altri aspetti) rimosso in ritardo nonostante un’ordinanza comunale e soltanto dopo le denunce mediatiche. E ancora: la storia, non certo trasparente, dell’operazione dal notaio per mandare anzitempo a casa Liccardo e di una telefonata che, in extremis, avrebbe fatto saltare il tutto. Senza contare il caso primarie, quelle del 2013,  e il presunto condizionamento della fazione degli scissionisti di Marano, e altri aspetti riguardanti gli interessi su gare pubbliche e della vita amministrativa e politica, che al momento però non possiamo rivelare.

 

 

 

 

© Copyright 2016 Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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