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Niente voto a giugno, dunque, come ampiamente anticipato dal nostro giornale. Con ogni probabilità, nel comune sciolto per ingerenze della criminalità organizzata, se ne riparlerà nella primavera del prossimo anno o, nel caso in cui si aprisse una finestra autunnale, tra novembre e dicembre di quest’anno. L’opzione autunnale non è esclusa nemmeno dalla prefettura, che ha già comunicato tale possibilità ai componenti della triade. I prossimi sei mesi di lavoro, ad ogni modo, saranno decisivi per il futuro dell’ente e della città. Tutto si decide, in realtà, tra aprile e settembre-ottobre. Passato questo lasso tempo, sarà difficile fare programmi e progetti con il voto ormai alle porte.
I vertici dell’amministrazione potrebbero esser costretti a dichiarare il dissesto finanziario, in pratica il fallimento del municipio, se la sezioni riunite della Corte conti dovesse bocciare anche in appello il piano pluriennale per il risanamento del debito. Ma decisive saranno anche altre partite. I commissari, dopo i mesi trascorsi ad individuare sovraordinati e dirigenti, saranno chiamati ad affrontare tematiche e problematiche trascurate dalle precedenti amministrazioni: la questione degli sgomberi degli immobili abusivi realizzati o occupati da famiglie in odor di camorra e la contrattualizzazione delle 4mila famiglie di evasori dei canoni idrici, la cui mancata regolarizzazione ha originato falle enormi nei bilanci. Se si va al dissesto, c’è una sola ragione: per anni si è incassato molto meno di quanto si potesse fare. E ancora: i lavori (promessi a più riprese) per il rifacimento del manto stradale e l’installazione dei pali della luce. Su questi due aspetti si giocano la faccia non solo la triade ma anche il funzionario, finora segnalatosi soprattutto per le promesse fatte in tema di raccolta rifiuti e interventi strutturali.
Da risolvere ci sono ancora tante altre problematiche, a partire dalla grana Pip (sarà rescisso realmente il contratto con i Cesaro?) e dell’ampliamento cimiteriale, con la contestuale consegna dei loculi già pagati dai cittadini. Si attende (da tre anni) il via libera alla variante progettuale che consentirebbe la ripresa dei lavori e la consegna dei primi loculi.
Sfide da affrontare con una macchina comunale ridotto all’osso, con personale scappato letteralmente via dopo l’arrivo della prima commissione d’accesso o finito nel mirino della magistratura. Due vigili urbani sono indagati per voto di scambio (regionali 2015), così come un dirigente, una funzionaria e una dipendente dell’Ente. Altri tre agenti della municipale sono citati nell’ordinanza Pip, per aver fornito informazione al tecnico di fiducia, Oliviero Giannella, dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro. Un vigile, poi, è indicato da due pentiti come “referente del clan Polverino”, anche se nei suoi confronti non sono state emesse misure cautelari. Circa quaranta dipendenti, inoltre, sono citati nella relazione di scioglimento in quanto legati da vincoli di parentela con i boss locali o per precedenti penali.
Un compito arduo per Di Menna e Greco (costretti a recuperare il tempo perduto inutilmente da Reppucci, l’ex prefetto sbarcato in altri lidi) da portare avanti per almeno altri otto mesi. La triade ha focalizzato l’attenzione soprattutto sugli aspetti economico-finanziari, deliberando la costituzione di un ufficio anti-evasori e utilizzando la mano pesante nei confronti dei furbetti dell’acqua. Sono tante, però, le cose in cantiere, in primis l’agognato turn over negli uffici. Se ne discute da mesi, ma problemi organizzativi e resistenze interne hanno di fatto reso vano (almeno finora) ogni tentativo di riformare la macchina comunale. Sono state annunciate novità anche per la raccolta rifiuti e a breve, dopo anni di annunci, aprirà i battenti l’isola ecologica, sorta su un terreno confiscato alla camorra, e saranno eliminate dal territorio le famigerate campane del vetro. Per invertire la rotta, per riportare la differenziata a percentuali decenti, occorre mettere in campo anche altro: maggiore controllo del territorio e degli incivili, che devono essere stanati e multati, come avviene in tanti comuni dell’hinterland a nord di Napoli.



























