C’è una differenza sostanziale tra raccontare una realtà e negarne i problemi. Evidentemente, però, qualcuno continua a confondere le due cose. O forse fa finta di confonderle.
Non abbiamo mai scritto che a Marano vada tutto bene. Sarebbe un’affermazione lontana dalla realtà. I problemi sono tanti, alcuni enormi, e molti arrivano da anni di cattiva amministrazione, promesse mancate e occasioni perdute. Alcuni ce li porteremo dietro ancora a lungo.
Abbiamo il cimitero, che dopo mille annunci sembra finalmente avviarsi verso una soluzione concreta. C’è il nodo della raccolta differenziata, quello dello spazzamento delle strade, l’inciviltà diffusa che non può essere scaricata sempre e solo sulle istituzioni, lo stadio ancora chiuso e decine di altre criticità che nessuna giunta, né tantomeno le gestioni commissariali che si sono succedute, è riuscita a risolvere definitivamente.
Ma una cosa è dire che i problemi esistono. Altra cosa è sostenere che ci sia immobilismo amministrativo.
Ed è proprio questo il punto che qualche ex amministratore sciolto per mafia e qualche sua fedele ancella, evidentemente in malafede, continua a ignorare. Noi abbiamo scritto altro: che i commissari prefettizi, pur tra mille difficoltà e con i limiti propri di una gestione straordinaria, non sono rimasti fermi. Su diversi fronti si stanno muovendo, stanno sbloccando procedure ferme da tempo e stanno tentando di affrontare questioni rimaste irrisolte per anni.
Questo non significa assegnare patenti di eccellenza. Significa semplicemente raccontare i fatti.
Il nostro compito non è fare il tifo per qualcuno o contro qualcun altro, ma distinguere tra immobilismo e attivismo. Se un problema resta irrisolto, lo scriviamo. Se qualcosa si muove dopo anni di stasi, lo scriviamo ugualmente.
È il giornalismo. Non la propaganda.
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