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Nell’attuale panorama maranese, si continuano a leggere analisi politiche che dipingono la comunità divisa tra chi auspica il reintegro dell’amministrazione sciolta e chi si oppone all’accoglimento del ricorso al TAR Lazio. Questa narrazione di una città spaccata su questioni che attengono a inchieste condotte da organismi preposti è strumentale e fuorviante. Oggi per il rispetto delle istituzioni tutte é opportuno prendere le distanze da tale rappresentazione, affermando con fermezza il netto disinteresse dalle risultanze conclusive dei procedimenti giudiziari in corso.
Il richiamo a figure o formazioni politiche del passato, finalizzato a trovare una soluzione rapida al riscatto della città, equivale a reiterare il principio gattopardiano: cambiare tutto affinché nulla cambi. È vero che l’articolo 143 del testo unico degli enti locali necessita di una rivisitazione per adattarsi alla nuova realtà socio-economica e politica, ma non deve essere eliminato. Esso rimane, infatti, il garante fondamentale della trasparenza e della legalità, valori che ogni amministrazione dovrebbe professare con rigore.
Per il futuro di Marano, è necessario individuare un candidato sindaco estraneo alle logiche di partito. Dopo cinque scioglimenti dovuti a mancanza di senso civico a tutela dell’ente comunale, le formazioni politiche hanno perso l’autorevolezza necessaria per indicare la guida della città. Gli esponenti politici sovracomunali devono avere la delicata premura di non imporre propri uomini nell’assetto amministrativo, una prassi che ha prodotto gravi danni nelle passate amministrazioni. La rinascita di Marano non richiede leggi speciali né un consenso filosofico astratto, ma l’opera concreta e disinteressata di un gruppo unito, il cui unico obiettivo sia il bene comune.
Michele Izzo
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