Marano, otto mesi di commissione straordinaria. Il primo bilancio: qualche buon segnale ma c’è ancora tantissimo da fare. Il Comune è una brutta gatta da pelare anche per loro

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Otto mesi possono bastare per tracciare un primo bilancio serio dell’operato della commissione straordinaria insediatasi a Marano di Napoli dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche. Uno scioglimento sacrosanto, al netto delle stupidaggini che continuano a sentirsi in giro da parte del solito circo cittadino, sostenuto in primis dal “filosofo” delle cause perse, dalla memoria cortissima e dalle enormi contraddizioni, che continua a cambiare idea ad ogni respiro e a rimuovere responsabilità politiche evidenti pur di riscrivere la realtà degli ultimi anni amministrativi.

La giunta guidata da Matteo Morra, sostenuta dal Pd e da civiche, ha inoltre goduto per tutta la consiliatura di un sostegno indiretto da parte di alcuni partiti e movimenti della sinistra locale, compresi ambienti vicini a Potere al Popolo e Movimento Cinque Stelle, che di fatto non hanno mai esercitato una reale opposizione politica, così come alcuni consiglieri di finta opposizione, sia di destra che di sinistra.

Le responsabilità politiche di quella stagione restano pesanti: dall’aver dato spazio in giunta e nell’orbita amministrativa a figure già citate nei decreti di scioglimento precedenti, fino alla vicinanza con imprenditori chiacchierati sul territorio. Senza dimenticare la vicenda della scuola di San Rocco, non tanto per l’intento in sé, quanto per la cocciutaggine politica con cui si volle insistere su una scelta contestata e utilizzata come strumento di propaganda territoriale.

Detto questo, la commissione straordinaria ha ereditato una situazione devastata da decenni di cattiva amministrazione, non solo dall’ultima consiliatura. E proprio da qui bisogna partire.

Qualcosa si è mosso. Il tentativo di riorganizzare la macchina comunale c’è stato, anche grazie all’arrivo di sei funzionari sovraordinati inviati dal Ministero dell’Interno. Alcuni settori hanno mostrato segnali positivi, come quello della manutenzione. Bene anche l’uscita dalla centrale unica di committenza nolana e la convenzione sugli appalti con Maria Antonietta Troncone, ex procuratrice di Napoli Nord, attraverso la struttura di Agrorinasce.

Positiva anche la sostituzione del precedente avvocato convenzionato dell’ente, figura già duramente criticata in passato.

Restano però enormi criticità. In alcuni uffici comunali continuano ad avere peso figure consolidate da anni, spesso legate tra loro da rapporti personali strettissimi e professionali che, secondo molti osservatori, hanno contribuito a creare un sistema opaco e autoreferenziale. E proprio qui la sensazione diffusa è che il cambiamento sia stato soltanto parziale.

Sul fronte ambientale e rifiuti il giudizio resta insufficiente. La società Marano Ambiente, arrivata attraverso un vecchio bando dell’era Morra, non ha prodotto finora i miglioramenti annunciati. Le spazzatrici meccaniche previste dal capitolato non si vedono, molte strade risultano sporche da mesi e gli spazzini sono insufficienti rispetto alle necessità del territorio.

La raccolta differenziata continua a mostrare enormi falle, soprattutto nei weekend, quando il conferimento abusivo dei rifiuti avviene quasi indisturbato. Negli ultimi mesi sono aumentate multe e controlli ambientali, ma manca ancora incisività. In altri comuni si utilizzano telecamere, campagne pubbliche aggressive e perfino la diffusione dei video degli incivili. A Marano si continua invece ad inseguire l’emergenza.

Anche la polizia municipale sconta ritardi strutturali, nonostante qualche recente innesto di personale. Sul fronte dell’occupazione abusiva di suolo pubblico e del disordine commerciale si è fatto troppo poco rispetto alla gravità della situazione.

Il prefetto Cardellicchio, va riconosciuto, così come il viceprefetto Fabio Giombini, ha mostrato presenza e attenzione su diversi temi, soprattutto su quello drammatico tema della crisi idrica. Gli interventi sulla rete e sulle continue perdite sono stati numerosi, così come i tentativi di programmazione con altri enti. A breve dovrebbero partire anche lavori congiunti tra Comune ed Enel per alcune criticità storiche della rete. Ma il problema resta enorme e il territorio continua a convivere con guasti, sprechi e strade dissestate.

Sul piano tributario persistono poi notevoli difficoltà. Il sistema ereditato da Municipia non è un disastro assoluto, ma le criticità legate ai database non aggiornati stanno creando problemi ai cittadini, soprattutto su passi carrabili e rottamazione quinquies. Molti contribuenti lamentano difficoltà di accesso alle procedure e disservizi continui.

Intanto il Comune continua a fronteggiare contenziosi pesantissimi ereditati dal passato: dalla vicenda della cabina Enel di San Marco al Giudice di pace, passando per cause e debiti che rischiano di riportare l’ente verso una situazione di pre-dissesto finanziario. Formalmente Marano è uscita dal dissesto, ma sostanzialmente resta un Comune fragilissimo.

Capitolo beni confiscati: troppo poco rispetto alle potenzialità immense del territorio. Marano possiede un patrimonio enorme sottratto ai clan, ma mancano ancora segnali forti e progetti realmente incisivi.

Il caso simbolo resta quello di Villa Borghese (non confiscato, tuttavia): il bene fu interdetto per mafia dalla Prefettura, non dal Comune di Marano, e attorno alla struttura vi fu anche un processo concluso con la condanna di un esponente di una nota famiglia da parte della Dda di Napoli. Solo successivamente, e con circa trent’anni di ritardo, arrivò l’acquisizione comunale legata all’abusivismo. Oggi la soluzione prospettata dalla commissione — un centro di formazione — è ancora tutta da verificare.

Anche sul Ciaurro, sito culturale simbolico della città, si registrano ancora controlli insufficienti e scarsa manutenzione.

Su scuole, palestre scolastiche, teatro, stadio e palasport la commissione aveva annunciato non solo bandi per gli affidamenti a società private, ma anche lavori preliminari di riqualificazione e sistemazione delle strutture. A fine maggio, però, molte procedure restano ancora in fase embrionale e nulla di realmente concreto è stato ancora avviato.

In definitiva, il giudizio sulla commissione straordinaria non può essere netto. L’impegno c’è stato, così come alcuni interventi utili (anche la digitalizzazione degli atti amministrativi) e diversi tentativi di rimettere ordine in un Comune devastato da decenni di errori politici, amministrativi e tecnici. Ma la sensazione è che Marano resti una macchina enorme e difficilissima da raddrizzare, dove ogni passo avanti si scontra con problemi strutturali, resistenze interne e un’eredità pesantissima.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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