L’OPINIONE. 81ESIMO ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

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Oggi, 25 aprile, ricorre l’LXXX anniversario della Liberazione. Il contributo, il sacrificio e l’abnegazione di tanti partigiani contribuirono a liberare il Paese dal regime fascista. Gli elettori, attraverso il referendum, seppero scegliere la Repubblica rispetto a una debole monarchia.

 

I Costituenti, alla luce dei blocchi contrapposti in cui l’Europa si era divisa, Occidente e Oriente, seppero redigere una Costituzione che ci hanno consegnato, una delle più perfette tra quelle dei Paesi occidentali, in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario si controbilanciano. Alterare o modificare questi equilibri è controproducente.

 

Alla luce della situazione odierna, il Governo, in particolare, nel voler dimostrarsi forte, con un potere legislativo debole e composto da nominati, e con l’indebolimento dei veri partiti, espressione della gente e dei territori, risulta invece debole. Una legge elettorale che vada nella direzione dei nominati è segno di un indebolimento dell’organo legislativo, cosa da cui i Costituenti si sono tenuti ben lontani.

 

La parte seconda della Costituzione si può modificare, ma non a colpi di maggioranza relativa: invocare il referendum da parte del Governo o dell’opposizione è segno di debolezza della politica, incapace di elaborare riforme strutturali idonee e necessarie per l’utilità del Paese.

 

Ridisegnare una mappa delle zone omogenee del Paese, che diventino unioni, e dare loro un reale potere amministrativo, che prescinda dal potere legislativo e di programmazione di competenza dell’ente Regione, da riformare in macroregioni, è necessario intervenire subito. Infatti, uno Stato moderno non deve operare sulla spinta dell’emergenza, ma programmare il domani con una visione d’insieme.

 

Urge una legge di riordino dell’intero territorio, tenendo ben presente che gli enti periferici, se ben riorganizzati e ben amministrati, sono il supporto di una vera democrazia. Il suo costo sta nell’impegno che i rappresentanti sono capaci di sostenere per i propri rappresentati, mentre la diminuzione dei suoi membri è un palliativo spinto dalla sfiducia dei cittadini verso i costi della politica, senza considerare che tali costi sono da individuare nello sperpero e nelle ruberie perpetrate.

 

La democrazia rappresentativa ha un suo costo.

 

Il Paese ha bisogno di due grandi riforme strutturali: la riforma fiscale, con un sistema impositivo che dia fiducia al cittadino e contrasti l’evasione, e una riforma della giustizia, con la certezza della pena, dove il giudice sia garante dei cittadini, per sradicare i mali endemici che attanagliano il nostro Paese.

 

Da ricordare sempre che il pensiero per costruire un’Italia repubblicana e unitaria e, più in generale, un’Europa politica dei popoli, nacque dal confinamento di intellettuali antifascisti durante il fascismo, quando Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero il “Manifesto di Ventotene”. È anche grazie a loro che oggi le nuove generazioni devono guardare con orgoglio e ammirazione e contribuire con fiducia, come le generazioni che li hanno preceduti, a completare quel percorso obbligato, eliminando le discrepanze e i divari tuttora esistenti tra Nord e Sud, sia del Paese sia dell’Europa. Il Mediterraneo, un tempo culla di civiltà, potrebbe ritornare a essere “il faro di pace e di progresso di tutti i popoli”.

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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