L’OPINIONE. IL NUOVO PD SCHLEIN? TASSE, IMMIGRAZIONE E ODIO VERSO ISRAELE

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TURIN, ITALY - SEPTEMBER 9: Elly Schlein, Secretary of Democratic Party attends attends a debate entitled "It's time for dignity! United for work, the contract and the referendums", as part of the FIOM Party festival organised by FIOM CGIL TORINO and Piedmont, entitled "Turin and Piedmont in the transition" on September 9, 2024 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images)
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L’eurodeputata Pina Picierno se n’è andata, dicendo che “la casa dei riformisti non c’è più”. Il Partito Democratico ha deciso che lo spazio per chi difendeva il riformismo concreto, l’atlantismo senza se e senza ma e una posizione non mainstream su Israele non è più previsto. Benvenuti nel nuovo Pd, che da oggi può tranquillamente chiamarsi Dp: Democrazia Proletaria. Stesso spirito, stessi nemici, stesso destino forse di un partito con grandi ragioni e ferree certezze (almeno secondo chi ci sta dentro) ma senza prospettive.

Elly Schlein ha risposto con la consueta indifferenza: “Sono molto dispiaciuta”. Poi ha subito aggiunto che la linea resta “chiara e progressista” e che il partito continuerà a essere “inclusivo”, in tutte le sue forme, immaginiamo, fuorché quella del dissenso, visto le donne (Madia e Gualmini) che hanno abbandonato il partito in pochi mesi. Picierno, con il sostegno fermo all’Ucraina e a Israele (pur con i suoi distinguo tra Stato e governo Netanyahu), è diventata un ingombro. Meglio farla uscire che il campo largo non deve avere spine nel fianco. E così il Pd seppellisce, con discrezione ma con metodo, il riformismo che negli anni di Renzi aveva portato il partito ai massimi storici e varato riforme ancora oggi citate in Europa e di cui beneficiamo come Jobs Act, Dopo di noi e unioni civili. Al suo posto arriva la versione aggiornata della vecchia sinistra radicale: più vicina al Movimento 5 Stelle, più incline alle piazze che alle aule istituzionali, più attenta a Gaza che al resto. Perché su Gaza, si sa, si possono mobilitare facilmente quelle masse social-media dipendenti e vittime di una selettiva empatia (cristiani nigeriani, giovani iraniani, Yazidi etc mai un post o una lacrima) grazie ai maghi indiscussi della comunicazione di Hamas e Iran, (aiutati da Cina e Russia). Non possiamo darle torto, ne approfittano testate giornalistiche e sedicenti esperti di mediocrità sul medioriente.

Il resto come economia, riforme sul lavoro, patrimoniale, difesa militare ed energia i consensi calano, perché anche l’elettore medio fiuta l’inconsistenza. Meglio concentrarsi su quello che funziona.
Il sarcasmo, però, diventa più amaro quando ci si sofferma su altre questioni. Schlein non ha mai espresso una posizione pubblica chiara sull’esclusione di Keshet Italia dal Roma Pride, l’unica associazione Lgbt ebraica italiana tenuta fuori perché non aveva condannato esplicitamente le azioni israeliane a Gaza come “genocidio”. Paola Concia, importante voce femminile ed attivista, autrice della lettera aperta “Cara sinistra non hai piú anima”. sul Pride ha subito preso posizione, ha definito l’esclusione una “contraddizione gigantesca”, un tradimento della natura originaria del Pride e un atto discriminatorio. Anche Paola Concia era un tempo del Pd, verrebbe da pensare che sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Silenzio della Schlein anche di fronte all’ondata di episodi antisemiti documentata dal Cdec: 963 nel 2025, con un aumento delle aggressioni fisiche e delle discriminazioni. La leadership dem ha preferito non alzare troppo la voce, forse per non disturbare certi alleati o certi ambienti. La comunità ebraica e gli elettori atlantisti, numericamente piccoli ma politicamente scomodi, vengono trattati come una minoranza sacrificabile. Meglio perderli che dover spiegare perché il Pd di oggi su Israele somiglia più alla vecchia Democrazia Proletaria, deputati della prima Repubblica con la kefiah al collo con gli stessi slogan che a quasi mezzo secolo ci ritroviamo ad ascoltare: antimperialismo, antisionismo, dalla parte degli “oppressi” anche se mostri assassini. A volte neanche la storia riesce a depurare alcune scorie ideologiche.

l sogno dei grillini si avvera. I riformisti non si perdono d’animo. Anzi. La risposta di Pina Picierno è stata concreta e combattiva: ha subito dato vita a Spazio Pubblico, uno spazio aperto per chi non vuole rinunciare al riformismo, all’europeismo e all’atlantismo. E già in tanti (da Paola Concia ai Radicali con Marco Taradash e numerosi altri) hanno manifestato il loro sostegno e la volontà di costruire qualcosa di nuovo. Mentre il Pd rincorre Conte e involve nel suo unico acronimo, i riformisti veri si riorganizzano e rilanciano altrove.

Enrico Cerchione, IL RIFORMISTA

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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