SALVINI AL POSTO DI PIANTEDOSI AL VIMINALE PER FRENARE VANNACCI. IPOTESI RIMPASTO NEL GOVERNO, MELONI ACCETTERA’ IN CAMBIO DELLA LEGGE ELETTORALE

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Alla fine la rottura non si è consumata, anche perché le principali questioni sono state rimandate. Il 10 giugno a Roma si è tenuto il Consiglio federale della Lega. Un appuntamento visto da molti analisti come una resa dei conti tra il segretario del partito Matteo Salvini e i governatori del Nord capeggiati dall’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Sono state tre ore di confronto schietto e diretto, i nodi sono venuti al pettine ma non sono stati sciolti. Per questo servirà un ulteriore Consiglio convocato per il 17 giugno. Su un unico punto il gotha del Carroccio si è espresso in coro unanime: Salvini deve tornare al Viminale.

Il ministero dell’Interno per la legge elettorale

Il ragionamento dei leghisti è semplice. Con Salvini al ministero dell’Interno la Lega ha raggiunto il suo record storico, per i sondaggi. Il ritorno del segretario al Viminale, al posto di Matteo Piantedosi, potrebbe essere la carta giusta da giocare a quasi un anno dalla scadenza naturale della legislatura. Una mossa per riguadagnare consensi – tanto che è sempre stata una voce ricorrente – ora che il partito sta subendo la cavalcata dell’ex generale Roberto Vannacci e del suo partito Futuro nazionale.

L’idea sarebbe allora quella di legare il trasferimento di Salvini al Viminale al supporto della Lega alla legge elettorale, tanto cara alla premier Giorgia Meloni. Non un ricatto, ma una richiesta all’alleato di governo più importante che non può vedere assottigliarsi una delle tre gambe su cui si regge la maggioranza.

Il Carroccio punterebbe quindi all’usato sicuro. Ripetere la stessa esperienza così da dare risposte concrete agli italiani sul tema della sicurezza e distoglierli dall’abbraccio dell’ex generale. La mossa, tuttavia, potrebbe anche celare non poche insidie a Salvini. Ogni episodio potrebbe essere sì cavalcato dal ministro, ma al contempo potrebbe essere motivo di duri attacchi.

Un posto per Zaia  

Sul tavolo sono rimasti dossier altrettanto importanti. Innanzitutto quello sulla riforma dello statuto della Lega. La bozza, di circa 30 pagine, stilata dal ministro Roberto Calderoli non sarebbe stata oggetto di disamina durante il Consiglio. Salvini avrebbe anche sorvolato sull’idea di un partito “federato”, alla Cdu/Csu tedesca, che tanto piace a Luca Zaia. Di tutto questo si parlerà il 17 giugno per poi lanciare il progetto sul palco di Pontida, il 20 settembre. Ma in termini unitari.

L’ex presidente della Regione Veneto potrebbe essere nominato vicesegretario nazionale al prossimo appuntamento. Sebbene si faccia anche il nome di Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia. E, dettaglio non da poco, Zaia sarà via con la famiglia e non potrà partecipare al Consiglio federale. I salviniani, tuttavia, hanno assicurato: “Certamente avrà un ruolo”.

Il tabù Vannacci

Salvini ha poi dettato la linea sul confronto con Vannacci. Per il segretario della Lega non si deve parlare dell’ex generale. Il confronto con lui deve essere pragmatico, sui temi. Da qui il cambio di passo: basta inseguire l’europarlamentare nelle dichiarazioni, dagli scranni del governo il Carroccio deve rispondere alle necessità dei cittadini. Da qui il mandato di continuare a lavorare sugli investimenti, sulla realizzazione delle opere, su misure come la Zes estesa anche al Nord, ma soprattutto sulla sicurezza.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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