È arrivato il momento di fare chiarezza. Senza ambiguità, senza silenzi. Chi ha sbagliato, chi ha protetto, chi ha nascosto documenti, chi ha favorito nomine e incarichi fuori norma, chi ha permesso che certe figure – pur incompatibili – venissero contrattualizzate. Ora non bastano più le dichiarazioni d’intenti: servono nomi, responsabilità, conseguenze. E tutto parte da una lettura attenta, rigorosa, della relazione ministeriale che ha portato all’ennesimo scioglimento del Comune di Marano.
Perché la verità è sotto gli occhi di tutti: non è solo la politica ad aver fallito, ma anche e soprattutto una macchina amministrativa che in troppi settori ha resistito – e continua a resistere – a ogni tentativo di cambiamento. Non bastano nuovi volti in Consiglio o in Giunta, se dentro gli uffici comunali continuano a operare, indisturbati, funzionari che da anni condizionano processi, rallentano decisioni e ostacolano la trasparenza.
Le radici del degrado istituzionale affondano in pratiche consolidate, in relazioni opache, in complicità silenziose. E chi oggi è chiamato a governare il commissariamento ha il dovere di guardare con attenzione a cosa è accaduto – e cosa continua ad accadere – dentro gli apparati comunali.
In passato si è già tentato un piano di riorganizzazione interna. Durante una delle prime gestioni commissariali, si parlò di “turn over” e di rotazione nei settori strategici. Ma quel tentativo naufragò: uno dei commissari instaurò un rapporto troppo stretto con una dirigente di settore, e l’intera operazione finì per perdere credibilità. Da allora, figure chiave sono rimaste ai loro posti, inamovibili, e in alcuni casi hanno addirittura ottenuto promozioni durante le fasi commissariali, mentre su altri si è scelto di chiudere un occhio.
Oggi la situazione è ancora più delicata. Chi dove vigilare sulle incompatibilità degli ex consiglieri? Chi doveva verificare, come prescrive la legge, se erano in regola con tributi locali e multe? E soprattutto, chi ha consentito – senza battere ciglio – l’affidamento di appalti e incarichi a soggetti esterni, molti dei quali al centro di polemiche e vecchi esposti?
È fondamentale che la nuova triade commissariale legga bene la relazione ministeriale, individuando i punti critici: dagli appalti alle procedure semplificate, dai contratti atipici alle nomine discutibili. Solo da qui si potrà partire per una vera bonifica, che non può escludere nessuno. Nemmeno gli “esterni” arrivati con le precedenti gestioni commissariali: anche su di loro vanno accesi i riflettori, ricostruendo le modalità di accesso, le funzioni svolte, le eventuali anomalie.
Marano non può più permettersi di convivere con cariatidi che presidiano gli snodi decisionali, né con funzionari che, pur essendo da tempo in “odore” di non correttezza professionale, continuano a muoversi indisturbati nei settori nevralgici dell’ente.
Ora la responsabilità è nelle mani della nuova triade. Serve coraggio, serve rigore, serve lucidità. Bisogna leggere tutto. E agire. Senza farsi impietosire o “raggirare” da alcuni imbonitori e furboni.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews


























