Nel regno di De Luca, la destra ha perso la voce sul tema della legalità

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In una regione complessa come la Campania, dove il tema della legalità dovrebbe essere un pilastro dell’impegno politico, la destra è letteralmente scomparsa dai radar. Non per mancanza di problemi, ma per scelta consapevole, o peggio ancora, per opportunismo.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia tacciono sulle grandi questioni che riguardano la trasparenza, la lotta alle infiltrazioni camorristiche nei comuni, il rispetto delle regole nelle amministrazioni locali. Mentre al Nord alcuni esponenti del centrodestra, soprattutto della vecchia Lega, provano ancora a tenere alta la bandiera del contrasto alla criminalità e della difesa delle istituzioni, al Sud – e in Campania in particolare – la linea dominante è quella dell’appiattimento.

Un appiattimento che spesso si traduce in una pericolosa contiguità politica con le amministrazioni di centrosinistra, anche laddove vi siano evidenti segnali di opacità o sospetti di condizionamenti esterni. Basti pensare ai casi di Giugliano, Pomigliano e Marano, comuni sottoposti a verifiche per possibili infiltrazioni mafiose, su cui la destra campana non ha proferito una sola parola.

E mentre la politica tace, a riempire il vuoto ci pensa Francesco Emilio Borrelli, deputato onnipresente, pronto a intervenire su qualsiasi tema, ma immancabilmente silenzioso quando si tratta di amministrazioni legate alla sinistra. Una forma di interventismo selettivo, non del tutto lineare.

Il problema della destra in Campania, però, è anche strutturale. Le segreterie politiche regionali e provinciali di questi partiti sono spesso presidiate da “deputatoni” e “senatori” dalla mentalità ferma alla Prima Repubblica, più interessati a gestire equilibri interni, candidature e pacchetti di voti che a costruire una linea politica forte, coerente, alternativa. Il risultato? Una destra che non crea beghe al manovratore, che non contrasta il sistema, e che favorisce – per inerzia o per convenienza – il consolidamento del potere.

Un potere che ha un nome e un volto ben preciso: Vincenzo De Luca. Il governatore che ha costruito negli anni una macchina perfetta di consenso, clientelismo e gestione accentrata, e che oggi non trova un solo vero argine nel centrodestra regionale.

Una delle voce fuori dal coro, una delle eccezioni degne di nota, resta Carmela Rescigno, consigliera regionale in Campania e Presidente della Commissione Anticamorra. Una donna che non teme di esporsi, che non si è mai tirata indietro, nemmeno quando ha dovuto contraddire le logiche del proprio schieramento. Sicuramente è una figura coerente sui temi della legalità. Da evidenziare c’è anche l’impegno del Consigliere Regionale Severino Nappi, ma per il resto il vuoto più assoluto.

E allora la domanda diventa inevitabile:

Giorgia Meloni lo sa quello che succede in Campania?

Matteo Salvini lo sa quello che succede in Campania dove alcuni deputati anche presenti in commissioni importanti preferiscono tacere?

Antonio Tajani che ne pensa di tutto questo silenzio?

Se lo sanno, è ancora più grave. Se non lo sanno, forse è il caso che qualcuno glielo dica.

Perché senza parole, senza coraggio e senza opposizione, la legalità resta uno slogan. E il sistema resta in piedi.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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