Giorgia Meloni affronta la sua prima conferenza stampa di fine anno. Pochi minuti prima, il Senato aveva dato il via libera alla sofferta legge di bilancio che guiderà l’Italia nel 2023. «Ho sempre pensato che la politica sia transitoria, un giorno tornerò a fare la giornalista», esordisce Meloni annunciando alcuni interventi sulla professione e sul relativo Ordine.
Le priorità? «Sono la riforma delle istituzioni e il presidenzialismo priorità».
Un quadro economico assai complesso: «Siamo in grande emergenza: le misure per l’energia costano 5 miliardi in media al mese. Se il quadro cambia libereremo nuove risorse per intervenire sul altri fronti», evidenzia Meloni.
Sulla recrudescenza del Covid in Cina, con il rischio di un ritorno dei contagi in Europa, la presidente del Consiglio afferma che «il governo si è mosso immediatamente» e poi chiede che «i tamponi per chi arriva da Oriente siano una misura presa a livello Ue». E poi: «I primi casi sequenziati sono varianti Omicron già presenti in Italia. Per come la vedo io credo che la soluzione siano sempre i controlli, continuano ad essere utili tamponi e mascherine, la privazione della libertà che abbiamo conosciuto in passato non credo sia efficace, lo dimostra quanto accaduto in Cina. Dobbiamo lavorare sulla responsabilità dei cittadini piuttosto che sulla coercizione». Fermo restando che «oggi la situazione è sotto controllo».
Sul fronte della radicale revisione del reddito di cittadinanza, Meloni tira dritto: «Il lavoro lo creano le aziende, lo Stato non può abbattere la povertà per decreto», dice. Nella sua premessa ricorda «la misura della decontribuzione totale per chi assume a tempo indeterminato». E poi: «Dobbiamo comunque considerare che il mercato del lavoro è cambiato», ma «bisogna evitare che il lavoro sia fatto in nero. Occorre diversificare le tipologie contrattuale facendo i controlli per evitare distorsioni», spiega rilanciando il sistema dei voucher, «alcune degenerazione del passato oggi sono più difficili». La premier immagina «un meccanismo così: quando ci si reca ad un centro per l’impiego il soggetto deve essere in grado di indicare il lavoro e chi pensa alla formazione», sottolinea. «Se il tema della congruità è “io non voglio accettare un lavoro sottopagato” sono d’accordo, ma se il tema della congruità è “non considero il lavoro all’attesa dei miei studi” allora no. Tutti vorremmo trovare il lavoro dei nostri sogni ma non capita a tutti», affonda Meloni. Riguardo la riforma fiscale e il taglio del costo del lavoro, il capo del governo afferma poi che l’obiettivo della legislatura è di tagliare di 5 punti il cuneo fiscale».
Riguardo il passaggio di consegne con Draghi, la premier afferma che «la staffetta ha funzionato».
























