Di Emiliano Caliendo.
Le ultime dichiarazioni del viceministro dell’Economia, Laura Castelli, sulla costituzione di un fondo statale destinato alla situazione di disavanzo di circa 1400 comuni italiani in condizioni di dissesto e predissesto, si legano obbligatoriamente ai tanti giochi politici sulle prossime elezioni amministrative. Una su tutte, quella di Napoli. “In questo decreto sostegni abbiamo per la terza volta fatto un fondo per dare un sostegno a questi comuni. Pensiamo che il lavoro del Parlamento con le forze politiche, oltre a questi 500 milioni che mettiamo nel decreto sostegni per questi comuni non abbia bisogno di oneri aggiuntivi. Però è vero che tutte le forze politiche vogliano proseguire in quel percorso sia di stabilizzazione di un fondo che aiuti in maniera più stabile e quindi lo faremo con la legge di bilancio, ma anche con norme“, ha detto Castelli. C’è quindi la volontà da parte del Governo di aiutare i comuni indebitati, proprio come Napoli, la cui mole debitoria, tra debito e disavanzo, ammonterebbe a 5 miliardi. Sembrerebbe musica per le orecchie dell’ex rettore della Federico II ed ex ministro, Gaetano Manfredi, unico nome che riuscirebbe a tenere in piedi il patto M5S-Pd su Napoli, e che aveva esplicitamente chiesto in una lettera pubblica un intervento del Governo come precondizione per la sua discesa in campo. Ma le parole della Castelli vanno ben analizzate. Perché la prima variabile che potrebbe far saltare Manfredi è che il MEF (Ministero dell’Economia e Finanze) ha gigantesche difficoltà nell’elaborare in tempi brevi un provvedimento che salverebbe Napoli, e non solo, ma anche un’altra grande città come Torino. Infatti, incalzata da Radio 24 sulla portata del fondo, il viceministro Castelli prende tempo: “Lo decideremo in legge di bilancio, stiamo riaprendo il tavolo sulla riforma del testo unico degli enti locali“, ha detto il viceministro, specificando che le dimensioni del fondo salva comuni “le stiamo discutendo con Anci, però renderlo strutturale permette di fare quello che abbiamo fatto: l’abbiamo finanziato per 3 volte nell’ultimo anno e mezzo, quindi serve“. Insomma, serve altro tempo. Una massa, quella sul debito degli enti locali, che non si scioglierà prima dell’estate. Forse agosto. Tempistiche incompatibili con la politica e le sue scadenze elettorali.
Infatti, mentre il centrodestra si è ormai compattato attorno al progetto civico dell’ex pm Catello Maresca, pronto ormai ad iniziare la campagna elettorale con l’ottenimento dell’aspettativa dalla Magistratura, a sinistra si è come in un’attesa messianica. Il Godot del cosiddetto centrosinistra allargato è proprio quel Manfredi che potrebbe ritirarsi definitivamente dalla partita proprio perché l’aiuto governativo non è affatto scontato, e se arriverà, sarà tardivo. Inoltre, “la trattativa sulla sua candidatura è tutta a livello nazionale tra vertici del PD e vertici del M5S“, ci confida in forma riservata un parlamentare campano del M5S. La candidatura di Manfredi è infatti possibile solo se si tiene in piedi il progetto di alleanza nazionale Pd-M5S, che dipende anche da un’altra variabile: l’incoronazione di Conte a capo politico che tarda ad arrivare a causa del contenzioso tra il M5S e la piattaforma Rousseau di Davide Casaleggio. Una questione che scatena numerose ebollizioni interne al Movimento, già indebolito dai tanti fuoriusciti. Nomi di riserva per tenere in piedi l’alleanza non esistono: Fico ha dichiarato di voler fare il Presidente della Camera fino a fine legislatura, e Amendola si è detto indisponibile alla causa.
A questo punto, se nelle prossime ore la situazione non dovesse sbloccarsi, il blocco giallorosso made in Naples si spaccherà, con il centrosinistra pronto a percorrere la irta strada delle primarie come metodo di scelta del candidato sindaco anche per Napoli, e il M5S che dovrebbe virare su un suo esponente interno per una candidatura autonoma. Voci di corridoio dal Palazzo fanno il nome dell’ex ministro Vincenzo Spadafora, originario di Afragola, che starebbe già scalpitando. A quel punto dopo Antonio Bassolino, gli afragolesi a correre per Palazzo San Giacomo sarebbero ben due.
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