Ma che meraviglia è questa Francia. Ma che fenomeno è Mbappé. Come ne uscirà il Paraguay negli ottavi non si sa, questa non è la Germania che si contorce nei suoi problemi e negli sguardi tristi dei suoi interpreti. La Francia vince, sorride, si diverte, si stringe attorno a Didier Deschamps e rende più bello il Mondiale anche con un 3-0 che poteva essere 8-0 o di più. Svezia annichilita e senza neanche fare grandi sforzi, più forte dei due pali e della ventina di occasioni di rete. Mbappé non si ferma più, due gol e siamo a sei come Lionel Messi, ma è soltanto in frontman di una band incredibile. Olise regala due assist che valgono due reti, Barcola segna anche lui, è uno spettacolo. Ora il Paraguay poi si presume il Marocco, ma come fermare la Francia?
Eppure per un tempo sembra una partita maledetta. Di quelle con un fantasma o un’entità soprannaturale che si sovrappone al bus ben parcheggiato davanti alla porta. Una strategia non da manuale contro una Francia che ha un’enciclopedia di soluzioni offensive ma che rischia di risultare vincente sotto un caldo opprimente che suggerisce ai giocatori di non forzare. I Bleus controllano palla e partita, stazionando stabilmente nella metà campo svedese, ma non si prodigano in incroci, sovrapposizioni o scambi di ruolo, facilitando una difesa che mister Potter decide di schierare a quattro, con Svensson laterale destro. Un 4-4-2 tutto sbilanciato a destra, si sarebbe detto una difesa a tre e mezzo: nelle rare occasioni in cui Svensson avanza, infatti, si sposta l’altro anello della catena, Elanga, sempre molto laterale, mentre Gyokeres e Isak si dividono il centro dell’attacco. Si fa per dire attacco. La strategia svedese prevede copertura massima e blitz improvvisi, cercando si sorprendere i francesi che nei gruppi hanno mostrato qualche amnesia.
Se difendersi contro la Francia è comprensibile, un’ammissione di inferiorità che può salvarti la vita, meno giustificabile è l’insistenza sul lancione lungo nel nulla. L’impostazione svedese sarà studiata a lungo alla Masia di Barcellona nel capitolo “cosa non fare per cominciare l’azione”. Come in un documentario sul calcio degli anni Settanta, si vede il portiere calciare lunghissimo con tutta la Svezia lontana quaranta metri ma con distanze che favoriscono la riconquista francese. La ripartenze – ecco un limite – non sono velocissime e la difesa svedese, basica ma fisica, si chiude con una quantità di fortuna industriale. Finché Mbappé non decide di provare palla al piede, lui contro tutti, poco prima che Makkelie mandi a bere un tè gelato.
Mbappé entra in area da sinistra e, con la Svezia molto accentrata, gli basta scherzare Gyokeres, il presunto centravanti svedese richiamato in area come rinforzo dagli ufficiali, per poi angolare un destro imparabile. Quinto centro al Mondiale e corsa ad abbracciare Deschamps. Oltre all’affetto per il ct e il dolore per il lutto, suggeriremmo a Mbappé di riconsiderare la sua posizione. È un fenomeno, potrebbe giocare anche stopper ma, come sempre, quando parte da zone esterne diventa imprendibile, com’era a inizio carriera prima di intestardirsi al centro. Così Dembélé tornerebbe al centro come nel Psg e Olise a destra. Tutti discorsi da rinviare a una sfida più sensata. Com’era prevedibile, una volta aperta la breccia a Forte Svezia, è l’invasione.




























