55 Visite
A oltre quarant’anni di servizio nella scuola, oggi, godendo della serenità della pensione e libero da ogni condizionamento istituzionale, sento il dovere morale di condividere con le famiglie una riflessione maturata attraverso l’esperienza diretta.
Fate attenzione quando dovete scegliere la sezione per i vostri figli, anche se si tratta di un istituto di eccellenza. Il ruolo dell’insegnante non si esaurisce nella mera trasmissione di nozioni, ma si fonda su un’azione quotidiana, delicata e consapevole, volta a stimolare negli alunni la curiosità e il desiderio di conoscere.
Un docente efficace è colui che riconosce la propria finitezza intellettuale, facendo proprio il principio socratico del «so di non sapere». Questa umiltà cognitiva è fondamentale, perché ogni studente porta con sé una storia unica, originale e irripetibile. Giudicare un alunno attraverso lo stereotipo di un “tipo ideale” o di una media statistica è un grave errore: una valutazione sterile, priva di empatia, non coglie la complessità della persona.
Il vero maestro sa mettersi nei panni del discente, comprendendo che i ritmi di apprendimento sono soggettivi e che, spesso, dietro ogni difficoltà si celano percorsi segnati da sofferenze fisiche o psicologiche che richiedono ascolto, comprensione e sostegno, non giudizi affrettati.
La dinamica della classe è un terreno delicato. Se l’insegnante, invece di valorizzare le competenze di tutti gli studenti, assume atteggiamenti esclusivi creando compartimenti stagni tra “bravi” e “meno bravi”, tradisce la propria missione educativa. La vera scuola costruisce una comunità inclusiva, nella quale la diversità non rappresenta un ostacolo, ma una ricchezza.
Le qualità di un buon educatore risiedono in una visione ampia dello studente, nella capacità di abbattere i pregiudizi, nell’ascolto autentico e nell’autovalutazione continua come strumento di crescita professionale e umana.
Ai genitori mi permetto di rivolgere un invito: diffidate dei docenti autoreferenziali che si rifugiano dietro un sapere puramente nozionistico. I veri maestri non si limitano a trasmettere informazioni; sanno invece accarezzare l’animo degli alunni, accendendo in loro la scintilla della curiosità, quella che diventerà il motore della loro crescita personale, culturale e intellettuale.
Solo così la scuola può assolvere al suo compito più nobile: formare cittadini consapevoli, liberi e capaci di pensare con la propria testa.
Michele Izzo
Vicepreside in pensione

