Si è concluso con una sentenza di condanna in primo grado il processo celebrato dinanzi al Tribunale di Napoli nord, che vedeva imputati tre esponenti della famiglia Cerullo, Luigi, Carmine e Vincenzo, accusati di estorsione ai danni di una loro congiunta.
Secondo quanto ricostruito nel corso del dibattimento, la vicenda ruota attorno alla gestione di uno storico bar di Marano. Dopo il passaggio dell’attività alla vittima e al fratello, la donna aveva avviato un’importante ristrutturazione del locale, affidandosi, in un contesto di fiducia familiare, anche ai consigli di alcuni parenti per l’organizzazione dei lavori e dei rapporti con i fornitori. Lavori divenuti nel corso del tempo sempre più esosi e in misura totalmente differente da quanto pattuito inizialmente.
L’inchiesta e il successivo processo hanno ricostruito una progressiva escalation di pressioni e minacce che, secondo l’accusa, avrebbero costretto la donna a cedere l’attività contro la propria volontà. Una ricostruzione che il Tribunale ha ritenuto provata, pronunciando la condanna degli imputati per il reato di estorsione.
Il collegio giudicante ha inflitto pene comprese tra un anno e due mesi e sei anni e due mesi di reclusione, in relazione alle diverse posizioni processuali dei tre imputati.
Le parti civili sono state assistite dagli avvocati Antonio Peluso e Alda Liccardo, mentre la difesa degli imputati è stata affidata agli avvocati Angiulli e Ciccarelli.
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