Negli ultimi anni diversi comuni campani amministrati da coalizioni riconducibili al centrosinistra sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose oppure sono finiti sotto l’attenzione di prefetture e Viminale. Una successione di vicende che, pur non consentendo generalizzazioni, impone una riflessione politica seria.
Il caso più recente è quello di Torre Annunziata, sciolta nel 2026 per infiltrazioni criminali mentre era guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo e da una maggioranza di centrosinistra. Nello stesso provvedimento è stato sciolto anche il Comune di Sarno, altra realtà che ha alimentato il dibattito sul rapporto tra amministrazioni locali e criminalità organizzata.
Nel 2025 è arrivato lo scioglimento del Comune di Caserta, amministrato dal sindaco Carlo Marino, esponente del Partito Democratico. Un evento particolarmente significativo perché ha riguardato il capoluogo di provincia più importante mai sciolto per infiltrazioni mafiose in Campania.
A questi casi si aggiungono precedenti altrettanto rilevanti. Nel 2022 fu sciolto il Comune di Castellammare di Stabia, guidato da un’amministrazione sostenuta da forze riconducibili all’area progressista e civica. Uno scioglimento che rappresentò un duro colpo per una delle città più importanti dell’area metropolitana di Napoli.
Ancora prima, nel 2021, furono sciolti per infiltrazioni mafiose i comuni di Marano di Napoli e Villaricca, due realtà simbolo dell’area nord del Napoletano. Proprio Villaricca è rimasta uno dei casi più discussi degli ultimi anni, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla capacità della politica locale di difendersi dai condizionamenti criminali.
Anche quando non si è arrivati allo scioglimento, l’attenzione delle istituzioni è rimasta alta. Nel 2025 il Comune di Giugliano in Campania, amministrato da una coalizione di centrosinistra e Movimento 5 Stelle, è stato sottoposto a una commissione d’accesso prefettizia per verificare possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nell’attività amministrativa. Sebbene il Viminale non abbia disposto lo scioglimento dell’ente, sono state comunque previste prescrizioni e controlli rafforzati.
L’elenco dei comuni che negli ultimi anni hanno conosciuto scioglimenti, commissioni d’accesso o interventi straordinari comprende dunque Castellammare di Stabia, Villaricca, Marano, Caserta, Torre Annunziata, Sarno e Giugliano. Una concentrazione di vicende che ha coinvolto amministrazioni spesso collocate nell’area del centrosinistra e che non può essere ignorata nel dibattito politico regionale.
Naturalmente sarebbe scorretto sostenere che il fenomeno riguardi esclusivamente la sinistra. La storia degli scioglimenti per mafia in Italia dimostra che amministrazioni di ogni colore politico sono state interessate da provvedimenti analoghi. Tuttavia, osservando quanto accaduto in Campania negli ultimi anni, emerge una questione politica che il centrosinistra non può liquidare come semplice coincidenza.
La domanda che l’area progressista campana è chiamata a porsi riguarda la selezione della classe dirigente, la costruzione delle liste elettorali, il controllo delle alleanze territoriali e la capacità di individuare tempestivamente situazioni di rischio. Quando numerosi comuni finiscono sotto i riflettori di prefetture e Viminale nel giro di pochi anni, la politica ha il dovere di interrogarsi.
Per il centrosinistra campano si apre dunque una sfida che va oltre le singole vicende giudiziarie o amministrative: rafforzare i meccanismi di trasparenza, selezionare con maggiore attenzione la classe dirigente e dimostrare con i fatti che la legalità rappresenta un principio non negoziabile. Solo così sarà possibile recuperare pienamente la fiducia dei cittadini nei territori più esposti alla pressione della criminalità organizzata.
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