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A pochi giorni dalla presentazione delle liste per le comunali, la Corte d’Appello di Napoli riscrive il verdetto del processo “Playmaker”, segnando un deciso cambio di rotta rispetto alla sentenza di primo grado emessa nel 2024 dal gup Fabio Lombardo.
Accogliendo in larga parte le tesi della Procura Generale, i giudici hanno inflitto condanne significative per presunti episodi di scambio elettorale politico-mafioso legati alle elezioni comunali 2021 di Melito di Napoli e ai rapporti con il clan Clan Amato-Pagano.
Tra i casi più rilevanti quello dell’ex sindaco Luciano Mottola, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, assolto in primo grado e ora condannato a quattro anni e sei mesi. Una decisione che, in ottica garantista, solleva più di un interrogativo: il ribaltamento appare netto e, alla luce degli atti già noti, non immediatamente supportato da elementi concreti tali da giustificare una condanna così incisiva. In particolare, resta da comprendere come sia stato configurato un presunto patto politico-mafioso in assenza di evidenti contropartite o vantaggi effettivamente conseguiti, con il rischio di una lettura giudiziaria che potrebbe apparire sproporzionata rispetto ai fatti.
Stessa pena per Rocco Marrone, mentre più severa è la condanna per Emilio Rostan, che in appello riceve sette anni e quattro mesi.
Non mancano però esiti parzialmente favorevoli: Vincenzo Marrone ottiene una riduzione della pena da otto anni a cinque anni e quattro mesi, grazie al lavoro difensivo dei suoi legali Andrea Di Lorenzo e Mario Griffo, che sono riusciti a ridimensionare il quadro accusatorio.
Il quadro complessivo resta complesso e destinato a far discutere, anche perché le motivazioni della sentenza saranno determinanti per comprendere le ragioni di un ribaltamento così marcato. In attesa di leggerle, il caso Mottola si conferma uno dei punti più controversi dell’intera vicenda giudiziaria.

