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Le elezioni comunali del maggio 2025 a Giugliano rischiano di apparire, alla luce degli sviluppi giudiziari, profondamente compromesse. L’inchiesta della Procura di Napoli Nord, ormai chiusa, come anticipato ieri da TERRANOSTRANEWS, in larghissimo anticipo rispetto a tutti e nel silenzio imbarazzante del principale organo di stampa giuglianese, delinea infatti un quadro che coinvolgerebbe trasversalmente le liste collegate ai tre candidati sindaco dell’epoca: Diego D’Alterio, poi eletto per il centrosinistra, Giovanni Pianese per il centrodestra e Salvatore Pezzella per l’area civica.
Secondo gli inquirenti, il sistema delle firme irregolari non sarebbe stato episodico ma diffuso, tale da mettere in discussione la genuinità stessa della competizione elettorale. Un’ipotesi pesante: se confermata, significherebbe che tutte le principali liste presentate erano viziate da sottoscrizioni non autentiche.
Nel registro degli indagati figurano Pasquale Di Fenza, Gianluca Cantalamessa, Francesco Iovino, Rosa Cecere, Giuseppe Maiello, Giuseppe Nocerino e Annarita Patriarca. Le accuse riguardano, a vario titolo, la formazione e autenticazione di atti elettorali con firme ritenute false.
Il dato più sconcertante resta però quello relativo alle firme di persone decedute. Gli accertamenti avrebbero infatti evidenziato casi in cui sottoscrizioni risultavano attribuite a cittadini già morti al momento della raccolta. Non solo firme non autentiche, dunque, ma veri e propri nominativi di defunti certificati come presenti e firmatari davanti ai pubblici ufficiali. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un meccanismo sistematico e consapevole.
In un contesto del genere, la conseguenza logica sarebbe l’annullamento della tornata elettorale. Tuttavia, il tempo trascorso complica lo scenario: i termini potrebbero essere ormai prescritti o comunque rendere difficile un intervento radicale. Resta però uno spiraglio sul piano giuridico, legato a eventuali ricorsi da parte di soggetti direttamente danneggiati, come candidati non eletti in grado di dimostrare un pregiudizio concreto.
La vicenda assume così contorni paradossali: un’elezione potenzialmente viziata nella sua interezza, ma difficilmente rimediabile a distanza di un anno. Una situazione che inevitabilmente riporta l’attenzione anche sulle decisioni istituzionali degli ultimi mesi.
In particolare, pesa la scelta della Prefettura e del Ministero dell’Interno di non procedere allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune, nonostante elementi che – secondo diverse valutazioni – avrebbero potuto giustificare un intervento più drastico. Sullo sfondo resta anche il tema della continuità amministrativa tra l’attuale gestione guidata da D’Alterio e la precedente amministrazione.
L’inchiesta sulle firme false, con il suo carico di accuse e anomalie, rappresenta oggi uno dei punti più critici per la credibilità delle istituzioni locali. E pone interrogativi che vanno oltre le responsabilità penali individuali, toccando il funzionamento stesso delle regole democratiche.

