
Mentre i suoi vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, in distinte occasioni pubbliche assicurano che “nessuno pensa a elezioni anticipate”, Giorgia Meloni rimane silente. Ma operosa, assicurano i suoi. Concentrata sull’attività di governo, sulle prossime mosse per fronteggiare i rincari energetici, su cui si confronta anche con Giancarlo Giorgetti. Nuove misure, “incisive”, dovrebbero arrivare dopo Pasqua. Così come, scommettono nella maggioranza, il nuovo ministro del Turismo ed eventuali altri innesti in una squadra cui il leader leghista, che intanto riunisce i suoi a via Bellerio, assicura “piena fiducia”.
Ma sottotraccia, stando ai bene informati, i ragionamenti sul voto anticipato non sarebbero stati del tutto accantonati, anzi. Ma sarebbero legati a doppio filo alla legge elettorale, che intanto avvierà il suo iter alla Camera. Di certo a una settimana dalla debacle referendaria si sta ancora riflettendo su cosa non ha funzionato, sul perché gli italiani abbiano bocciato la riforma della Giustizia – unica finora portata a termine dal centrodestra in Parlamento – e una delle risposte starebbe anche nel mancato abbinamento alla responsabilità civile dei magistrati. Che la maggioranza non esclude di affrontare per via parlamentare.
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