MARANO, LA LOTTIZZAZIONE (C17) DELLA DISCORDIA, LA STORIA DELLA CONCESSIONE DIRETTA. L’ULTIMA QUERELLE TRA IL COMUNE E LA COOPERATIVA SANT’ANTONIA

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La lottizzazione edilizia della discordia, la C17, e i continui sviluppi. Nelle scorse settimane, con un’esclusiva del nostro portale, relazionavamo i cittadini sulla possibilità di un nuovo intervento edificatorio nella zona di via Adda, dove una cooperativa, la Sant’Antonia, ha ottenuto il via libera dal Tar per costruire nuovi appartamenti, forse quindici o venti in totale.

La Sant’Antonio, le cui quote sarebbero state acquisite dall’imprenditore edile Sarracino (in passato erano di pertinenza dell’imprenditore del settore rifiuti Cesaro), ha incassato il via libera del Tar ed è un via libera che permetterebbe – sulla scorta di quanto indicato nella sentenza – alla Sant’Antonio di avviare i lavori al di fuori dello schema lottizzatorio. La cooperativa infatti, che negli anni precedenti si era già rivolta alla giustizia amministrativa e che sperava nella firma della convenzione con il Comune (l’ente non ha mai fatto seguito alle indicazioni del commissario ad acta nominato molti anni fa), potrebbe in teoria agire senza la necessità di sottoscrivere atti (convenzioni o ulteriori piani attuativi) con il Comune per quel che concerne il suo specifico lembo di terra. Potrebbe agire subito, come se si fosse in presenza di una concessione diretta, un permesso a costruire.

La Sant’Antonia, da quanto si apprende, avrebbe presentato nelle scorse settimane in municipio la comunicazione dell’avvio dei lavori, ma l’ente si sarebbe opposto evidenziando che i termini per l’avvio dei lavori (365 giorni) erano già scaduti. Ne è nata un’ennesima querelle, poiché per la Sant’Antonio il termine dei 365 giorni previsti dalla legge è da intendersi come termine per la comunicazione dell’avvio dei lavori, mentre l’ufficio tecnico comunale ritiene che in quel lasso di tempo debbano anche materialmente iniziare gli interventi. Tale stallo ha indotto la cooperativa a rivolgersi nuovamente al Tar. Una querelle infinita, insomma, che si trascina da almeno 15 anni, segnata anche da errori commessi (non si è mai capito se sia stato fatto in buonafede) dal Comune di Marano, che nell’anno 2015, anziché annullare il piano di lottizzazione mediante un ricorso alla giustizia amministrativa, lo fece con un atto in autotutela rivelatosi in seguito non corretto e bocciato proprio dai giudici amministrativi.

Quali sono i pericoli e le prospettive?

Se Sarracino costruisce nella suo pezzo di terra, scorporato dal resto dell’area lottizzata, il cui totale è di oltre 60mila metri quadri, la lottizzazione denominata C17 – ricadente in un lembo di terra che va da via Adda alla zona di via Corree di Sotto – viene in pratica a decadere, poiché, scorporando il terreno della Sant’Antonio, viene meno il requisito fondamentale del lotto minimo. Si deve tener presente, tra l’altro, che in una parte dei 60mila metri quadri facenti parte del piano lottizzatorio, non possono essere utilizzati poiché confiscati dallo Stato. Morale della favola? Se si esclude il terreno della Sant’Antonia, il piano di lottizzazione è nullo.

Se invece Sant’Antonia non costruirà nel suo specifico pezzo di terra, magari anche sulla scorta del futuro parere del Tar, dovrà giocoforza sperare o trovare un accordo con gli altri lottizzanti, per riunire i lotti di terreno e dare vita all’intero schema di lottizzazione che prevede la realizzazione di centinaia di nuovi appartamenti. E’ una questione intricata, molto tecnica, ma che comunque agita i sogni di molti amministratori e imprenditori maranesi, nonché proprietari di terreni.

Secondo quanto ricostruito dal nostro portale, attualmente il piano di lottizzazione denominato C17, diviso in svariate particelle, è riconducibile ai seguenti titolari: Sepe costruzioni srl, germani Nastro, germani Cavallo e Di Maro, Ma.Giu.Na, società cooperativa edilizia, Sant’Antonia cooperativa, germani Romano ed Erario dello Stato.

C’è da dire che sono in tanti a ritenere che, al netto della decisione del Tar, di concedere alla Sant’Antonia di operare anche al di fuori dello schema di lottizzazione, che una simile decisione – quella assunta dai giudici amministrativi – appare un po’ bizzarra o forzata; c’è però  anche da dire che il Comune, che era stato sollecitato a sottoscrivere la convenzione anni e anni fa, avendo sempre glissato sull’argomento ha in pratica generato una serie di reazioni a catena, culminate con ricorsi e contro ricorsi che, se da un lato hanno fermato le ruspe e i relativi interventi edificatori, dall’altro hanno generato un caos e dato alla Sant’Antonia la possibilità di staccarsi dal piano di lottizzazione.

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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