Era nascosto in un casolare abbandonato della provincia sud di Salerno il presunto killer di Luca Esposito, il giornalista 53enne bruciato vivo in un terreno di Eboli dopo essere stato brutalmente picchiato. Sono stati i carabinieri del comando provinciale di Salerno, in collaborazione con il Ros e i Cacciatori di Puglia, a individuarlo e ammanettarlo. Decisivi, per le indagini, i riscontri di alcune immagini video e l’incrocio di messaggi e dati sul computer della vittima.
I primi riscontri confermerebbero che l’omicidio sia collegato alla vita privata del giornalista. E che la persona che l’ha ucciso sia arrivata con lui, in auto, sul luogo dell’assassinio. Gli investigatori hanno puntato l’attenzione sui dispositivi elettronici trovati e sequestrati nell’abitazione dell’uomo, a Lancusi di Fisciano. In primis un computer e diversi cellulari, molti dei quali però non erano più in uso. Vecchi modelli, lasciati in un cassetto ma senza schede sim e accesso ai dati. Gli esperti dell’Arma, avrebbero analizzato le chat del telefono principale utilizzato dal giornalista.
























