Omicidio Tramontano, mostrate in aula le immagini del cadavere straziato di Giulia

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Testa tra le mani, sguardo basso e un silenzio rotto solo dal pianto. Dietro le sbarre della cella in tribunale. Davanti a lui, agli avvocati e ai giudici passano una dopo l’altra le istantanee dell’orrore: analisi, resoconti e immagini. Tra queste anche quella del corpo martoriato di Giulia subito dopo il ritrovamento. È ripreso nella mattinata di lunedì 12 febbraio il processo a Alessandro Impagnatiello il barman 31enne reo confesso dell’omicidio di Giulia Tramontano, la 29enne di Senago uccisa dal fidanzato da cui aspettava un figlio per aver scoperto la sua doppia vita.

Il presunto killer, che sarà giudicato davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Milano, è a processo per omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi e dal vincolo affettivo, di occultamento di cadavere e procurata interruzione di gravidanza perché nel momento del delitto, a maggio scorso, la donna era incinta del piccolo Thiago.

A partire dal dicembre del 2022 e fino al maggio del 2023, pochi giorni prima del femminicidio della compagna Giulia Tramontano, Alessandro Impagnatiello avrebbe fatto ricerche online con la parola “veleno”, in particolare avrebbe cercato “veleno per topi incinta”, “veleno per topi in gravidanza” e ancora “veleno per topi uomo”. Ricerche che emergono dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo dopo che nello zaino dell’ex barman sono state trovate due bustine di topicida. Tra le ricerche, come emerge nella testimonianza in aula di uno dei carabinieri della squadra Omicidi, sentito come testimone dell’accusa, c’è quella del 7 gennaio 2023 con la dicitura “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona”.

Durante gli esami autoptici su Giulia e Thiago sono state rilevate presenze di veleno. Proprio su questo elemento le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella puntano a dimostrare la premeditazione per il delitto del 27 maggio scorso. Per provare l’aggravante c’è una bottiglia di cloroformio, sequestrata nella cantina dell’appartamento di Senago, acquistata con un “nome falso” da Impagnatiello il 5 febbraio 2023 tramite un sito online. Il cloroformio, oltre che un solvente tossico, in passato veniva usato come anestetico perché in grado di rendere incoscienti se inalato. “Non dovrebbe essere di libero acquisto, ma la transazione è andata a buon fine. L’acquisto è stato fatto quando l’imputato si trovava all’aeroporto di Malpensa, lui attendeva Giulia che arrivava da Napoli” ha svelato il teste. Nella lunga testimonianza il maresciallo dei carabinieri ha ricostruito tutte le fasi dell’omicidio, dall’incontro tra Giulia e l’altra donna di Impagnatiello – le due si erano incontrano poche ore prima del delitto – “si sentono due donne tradite” ha raccontato, fino a quando Impagnatiello – la sera del 27 maggio – ha impugnato un coltello da cucina e ucciso, nel soggiorno, Giulia con 37 coltellate. Un delitto a cui erano seguiti una serie di ‘depistaggi’ come i messaggi che l’imputato scrive alla compagna ormai morta, oppure i messaggi inviati con il telefono della vittima per rassicurare l’altra donna. La testimonianza non risparmia dettagli crudi sul femminicidio avvenuto a Senago.

Non solo, durante la deposizione è stata mostrata alla corte e agli avvocati anche la foto del momento del ritrovamento del corpo di Giulia. In questo frangente la pm Alessia Menegazzo ha chiesto di scorrere rapidamente la slide, a testimonianza dell’orrore di quella immagine. In quei momenti Impagnatiello è rimasto sempre a testa bassa, senza guardare. Poi è scoppiato in lacrime.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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