Arrestati i narcos maranesi: ecco come gestivano le comunicazioni, la logistica e dove si trovavano le basi di appoggio

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Il Tribunale di Napoli, su richiesta della della Direzione distrettuale antimafia, eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Napoli, con la collaborazione dei Reparti Specializzati territoriali dell’Arma, nei confronti di 29 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti nonché detenzione di droga ai fini di spaccio. 13 sono finiti in carcere, 14 ai domiciliari. Sono finiti in cella Francesco Addamiano, Giuseppe Alfano, Simone Bartiromo, Luca Bubbico, Luigi Carandante Tartaglia, Bruno Carbone, Giovanni Cortese, Errico D’Ambrosio, Vincenzo Della Monica, Salvatore Della Monica, Raffaele De Sica, Nicola Di Casola, Carlo Esposito, Domenico Fontana, Kevin Kurti, Roberto Merolla, Michele Nacca, Alessio Onorato, Emanuele Pisa, Giuseppe Rocco, Sebastiano Romeo, Domenico Stefanelli.

Domiciliari per Sergio Scoppetta, Antonio Pagliarani, Antonio Pinto. Divieto di dimora per Daniele Carillo, Alfredo Della Monica, Daniela Della Monica, Antonio Rossi.

Il lavoro degli inquirenti ha consentito di svelare, attraverso il monitoraggio del narcotrafficante CARBONE Bruno e dei suoi fiancheggiatori, l’esistenza di due gruppi – distinti ma in affari tra loro – dediti all’approvvigionamento ed alla distribuzione su larga scala di grandi quantitativi di droga, per lo più hashis e cocaina.

Il primo gruppo – secondo la Dda di Napoli – sarebbe capeggiato da DELLA MONICA Vincenzo, DELLA MONICA Salvatore e NACCA Michele, che è risultato essere in stretto contatto con CARBONE Bruno, mentre l’altro si compone, tra i suoi elmenti di spicco, BARTIROMO Simone, MEROLLA Roberto e CORTESE Giovanni.

I METODI DI COMUNICAZIONE

Gli indagati si sono avvalsi, durante l’attività criminale, di criptofonini per comunicare in modo sicuro. Infatti è stato necessario acquisire ed analizzare i contenuti di una serie di chat di criptofonini provenienti dal disvelamento dei server “EncroChat”.

Encrochat era una rete di comunicazione per telefoni cellulari creata da un’organizzazione criminale europea per garantire chat crittografate e protette. I telefoni venivano venduti a un costo di 1000 euro l’uno e, a detta dell’organizzazione, garantivano il totale anonimato e la massima discrezione sia nelle operazioni d’interfaccia che per l’hardware stesso (non erano presenti fotocamera, microfono e GPS).

Nelle chat veniva utilizzati, inoltre, nomi codificati quali: “Biaste, deliko, honestninja, joker, just, gabibbo.

LA COCAINA ERA DI “MARCA”

Le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio da parte di CARBONE Bruno consentivano agli inquirenti di scoprire anche che la droga avesse una denominazione ben precisa anzi avessere una vera e propria “marca”. I marchi di cocaina che uno dei sodalizi criminale comprava dall’altro erano denominati “adidas”, “777”, ”Barcellona FC”, “Apple” “Mk”, “FLO”diminutivo di “FLOKY”, “IGNITE” con il simbolo della testa di un toro, ”DXB’, ”ALEMAN”, “555′, “REY”, “To” e ”48″.

LA LOGISTICA

La droga arrivava nei depositi finali ubicati in Varcaturo, Licola, Lago Patria e Quarto. Bruno Carbone si occupava di interessare 3 / 4 ditte di autotrasporto le cui sedi erano dislocate in Europa del Nord. Le ditte si occupavano di mettere a disposizione specifici autisti con camion, che trasportavano carichi di cocaina dall’Olanda. Nel periodo migliore della sua attività, Carbone, riusciva a far scendere, con questo sistema, anche 150/200 chili di cocaina ogni settimana. I camion si fermavano in Nord Italia e qui venivano agganciati dalle nostre macchine a “sistema” (ndr auto dotate di sistemi di occultamento delle sostanze stupefacenti in grado di eludere i controlli) che partivano da Napoli.  Poi ai depositi parte del carico veniva ritirato dal DELLA MONICA Vincenzo NACCA.

LA VENDITA DELLA DROGA “DI BASSA QUALITA'” DURANTE IL COVID:

In data 5 aprile 2020, CARBONE contattava via chat DELLA MONICA Vincenzo “honestninja” chiedendogli se Marano di Napoli ci fosse abbastanza cocaina in giro, in quanto lui aveva la necessità di vendere quella contraddistinta dai marchi di confezionamento “ADIDAS” e “777”

(CARBONE Bruno-BIASTE: “Fra” . . . “Senti ma come sta ce roba in giro o no” . . . “Dobbiamo vendere adidas e 777′).

Quest’ultimo si lamentava con il suo interlocutore (DELLA MONICA Vincenzo –
HONESTNINJA: “Niente fra lavoro Niente fra lavoro”) del fatto che, data la scarsa qualità della droga di cui disponevano in quel momento (indicata con i marchi “adidas”, “AMG” e “777”), stava incontrando difficoltà a venderla persino “a 30” (DELLA MONICA

Vincenzo – HONESTNINJA: “E fidati che sto 777 AMG e adidas e credimi sulla parola nn si leva nemmeno a 30′).

(DELLA MONICA Vincenzo – HONESTNINJA: “Io ieri lo tolto un 777, ma devi prendere proprio gli scemi fra”). Indicando che tale tipologia di droga, ritenuta di scarsa qualità, era cedibile solo a persone con poca esperienza nella somministrazione di cocaina.

DELLA MONICA, nella conversazione, spiegava che non ne valeva la pena “rischiare” di essere arrestati (ndr: durante il covid i controlli si intensificarono), per vendere poca droga. “Oggi proprio come oggi nn si può nemmeno camminare per strada e stiamo rischiando inutilemente, c’è un acquirente che me la vuole restituire” – dice in chat DELLA MONICA Vincenzo a Bruno Carbone.

E allora a quel momento, allo scopo di innalzare la domanda di cocaina durante la pandemia, CARBONE suggerisce a DELLA MONICA di ritirare il prodotto dal mercato e poi rivenderlo, più in la, ad un prezzo addirittura maggiorato. DELLA MONICA accetta il suggerimento.

La strategia suggerita dal Carbone si rileva vincente, tant’è vero che, in data 09.04.2020 DELLA MONICA Vincenzo aggiornava CARBONE sull’andamento delle cessioni della sostanza stupefacente del tipo cocaina riconducibile alla qualità “777” e “Adidas”. Nello specifico, gli riferiva di essere riuscito a vendere 3 kg di cocaina del tipo “777” e 2 kg di cocaina del tipo “adidas” al prezzo 33 mila euro al kg per un guadagno complessivo di € 165.000,00.

Il gruppo DELLA MONICA-NACCA

L’attività  di indagine ha svelato l’operatività  di un sodalizio, facente capo a DELLA MONICA Vincenzo, DELLA MONICA Salvatore e NACCA Michele, avente base operativo-logistica in territorio partenopeo e con organizzazione della filiera di distribuzione del narcotico ( cocaina, hashish e marijuana) in Campania ed anche in Puglia (specificatamente nell’area di Taranto).

L’associazione illecita in esame è risultata occupare una posiozione dominante nel traffico di cocaina e hashish a livello partenopeo, rifornendo, tra l’altro, le più importanti ed incidenti piazze di spaccio campane, tra cui quelle del “Parco Verde di Caivano”, di “Napoli-Scampia 167”, di “Napoli-Marianella”, di “Castello di Cisterna Rione 219”, del “Parco della 99” all’interno del Rione Traiano, rifornendo, altresì, con cadenza quasi settimanale anche soggetti stanziati a Taranto (vd. infra).

LE BASI A MARANO E DINTORNI

Le indagini hanno permesso anche di localizzare i molteplici depositi per lo stoccaggio dello stupefacente e degli altri mezzi illeciti del sodalizio (cc.dd. “appoggi”), all’interno di taluni dei quali venivano sequestrati il narcotico e le armi sopra riepilogate:

  • box auto a Marano di Napoli (NA), in via Corree di Sopra civ. 6 (Parco Neola);
  • box auto a Marana di Napoli (NA), in via San Rocco civ. 48 (Parco Antonella);
  • box-cantina a Marano di Napoli (NA), in via Marano Pianura civ. 72 (Castello Scilla);
  • box auto a Marana di Napoli (NA), in via Perreca civ. 4/F;
  • box auto in Quarto (NA), in via Crocillo civ. 77 /79 (Parco Angela)
  • modulo abitativo in Giugliano in Campania (NA), in via Ripuaria civ. 229;
  • capannone industriale sito in Giugliano in Campania (NA), in viale Dei Pini Sud civ. 7.

 

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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