Caivano, la relazione del Ministro Piantedosi: “Il comune lavorava per conto dei clan, dirigenti e amministratori asserviti alle consorterie locali”

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Un Comune sostanzialmente controllato dal clan locale a causa dell’esistenza «di dinamiche gestionali tese ad asservire l’apparato elettivo-burocratico al perseguimento degli interessi della criminalità organizzata».

È durissima la relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, un documento di otto pagine che accompagna il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose firmato lo scorso 17 ottobre dal presidente della Repubblica dopo la deliberazione del Cdm del giorno precedente.

Un provvedimento assunto dal governo a causa della gravità degli elementi emersi sulla contiguità tra apparati della macchina municipale, esponenti politici locali, dipendenti comunali e boss della zona.

Insomma, un panorama desolante già cristallizzato nella documentazione firmata dal prefetto di Napoli Claudio Palomba e spedita al Viminale tra il 12 e il 13 ottobre scorsi, a conferma della tempestività con cui si è deciso di intervenire su Caivano parallelamente agli impegni assunti dal governo in relazione al piano di rilancio, alla nomina del commissario Fabio Ciciliano e allo stanziamento straordinario di 30 milioni di euro per l’implementazione di tutte le attività connesse alla «bonifica e alla rigenerazione» del tessuto urbano e sociale.

Sorprende quindi soltanto in parte la considerazione espressa dal ministro Piantedosi in ordine alle rappresentanze politiche locali, rinnovate nelle consultazioni del 20 e 21 settembre 2020 che hanno portato all’elezione del sindaco Vincenzo Falco.

Quest’ultimo è stato disarcionato lo scorso agosto in seguito alle concomitanti dimissioni di 13 consiglieri su 24 «a dimostrazione di una ripetuta e periodica instabilità politica riferita al mandato elettivo».

«Proprio a questo riguardo – scrive il titolare del Viminale – il prefetto di Napoli pone in rilievo una sostanziale continuità amministrativa, atteso che tra i ventiquattro consiglieri eletti nella tornata del 2020, e cioè quella subentrata all’ultima commissione straordinaria» – nominata dopo lo scioglimento per camorra deciso il 27 aprile 2018 – figurano numerosi componenti presenti proprio nel civico consesso mandato a casa cinque anni fa.
Ecco anche perché, senza giri di parole, il ministero dell’Interno parla di «un controllo assoluto dell’attività amministrativa comunale, in particolare, ma non solo, nel settore delle assegnazioni dei lavori pubblici, giovandosi di un inquietante e diffuso clima di omertà e di intimidazione perpetrate anche nei riguardi di consiglieri comunali non disposti a seguire le indicazioni del sodalizio, gruppo criminale al quale risultano pienamente organici anche alcuni amministratori comunali».

Il riferimento è alle recenti inchieste della Dda sulle pressioni del clan Angelino negli appalti pubblici ma anche sul business dello spaccio al Parco Verde gestito dalla cosca Ciccarelli-Sautto.

E, in ogni caso, la risultanze investigative hanno posto in evidenza il ruolo attivo di dirigenti, dipendenti e consiglieri comunali «nell’aver tenuto informato il clan camorristico locale, delle imprese aggiudicatarie di lavori pubblici comunali per poi assumere un ruolo di intermediazione presso le stesse ditte interessate da tali vicende estorsive e, infine, di aver riscosso le somme di denaro così concordate da consegnare al gruppo malavitoso e, in parte, trattenute da loro stessi a titolo di remunerazione».
Insomma, un «pactum sceleris» a cui si aggiungerebbero anche episodi intimidatori «che hanno riguardato direttamente alcuni consiglieri comunali e altri esponenti della politica locale».

La relazione richiama inoltre una sentenza della Corte dei Conti regionale (la numero 486 dello scorso 2 agosto) nella quale risulta la condanna di sei dipendenti comunali (settore Lavori pubblici) al risarcimento di 900mila euro a causa dell’omessa riscossione tra il 2009 e il 2013, di canoni di locazione e indennità per occupazione illegittima di appartamenti e locali commerciali all’interno del Parco Verde.

Qui l’elenco delle gare sospette è lungo: si va dai lavori di riqualificazione delle strade (1,2 milioni di euro) a quelli di sistemazione della villa comunale; dagli interventi sull’istituto Morano del Parco Verde (un milione), alla manutenzione della rete fognaria, dell’illuminazione pubblica fino alla raccolta dei rifiuti. «In molti casi – riferisce la relazione – gli affidamenti diretti per somma urgenza hanno costituito di fatto la regola e non l’eccezione (a esclusiva discrezionalità del dirigente tra poche imprese compiacenti).

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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