Villaricca, Giugliano e Mugnano. Clan Ferrara-Cacciapuoti: le mani sul commercio. Ecco le attività sequestrate

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Le mani del clan Ferrara-Cacciapuoti sui carburanti e sugli alimenti: ecco le attività sequestrate nella giornata di oggi da carabinieri e Finanza.

COMMERCIO E FUTURO SRL: prodotti alimentari. Gestivano i supermercati Deco di Villaricca e Mugnano.
SARRACINO PETROLI SAS: Gestivano a Orta di Atella l’impianto di distribuzione carburanti Total Erg oggi con insegna Ip, SS 7 bis
GDA SAS: Gestivano Impianto Eni/Agip a Varcaturo via variante Ss 7 Quater sul terreno di
proprietà della stessa GDA SAS.
INSIEME 2.0 srl: Gestivano la Star Bar – Sala Slot Caffè – Tabacchi di Giugliano in Campania SS7 Bis
Quater Domitiana
LIMA srl: proprietaria dell’immobile della società di cui sopra
PACOS NOVANTA PUNTO VENTI: Gestivano la braceria Pacos di Villaricca a corso Europa
INSIEME SRL: Gestivano la braceria e paninoteca l’Avenir di Villaricca a via Fermi.

Premessa

La presente richiesta di sequestro concerne la pluralità di società la cui consistenza
è stata individuata a seguito degli accertamenti patrimoniali svolti dal Comando
Provinciale, di alcuni soggetti, destinatari della mozione cautelari personale del
11.5.2023. Va premesso che l’attività investigativa ha consentito di provare la
perdurante presenza sul territorio di Villaricca, della storica organizzazione
criminale denominata clan Ferrara/Cacciapuoti disvelandone l’attuale
struttura, le dinamiche interne, le attività ed in particolare il controllo camorristico
del territorio nelle vesti, per taluni affiliati, di imprenditori capaci di condizionarne la
vita economica inoltre, sono stati ricostruiti i rapporti con esponenti del clan
Contini e Mallardo e identificandone e le attività criminali di interesse.
L’INDAGINE HA MESSO ANCHE IN LUCE RAPPORTI DI STORICA E STRETTA
ALLEANZA TRA IL CLAN FERRARA – CACCIAPUOTI E ALCUNI DEI
MAGGIORI ESPONENTI DELL’ALLEANZA DI SECONDIGLIANO RENDENDO
MANIFESTA L’ESISTENZA DI UNO STORICO LEGAME, SOPRATTUTTO
ORIGINATO ANCHE DA COMUNI INVESTIMENTI IMPRENDITORIALI.
In buona sostanza, le condotte poste in essere dagli indagati, rilevate nel corso
dell’attività investigativa, in uno con le dichiarazioni rese dai collaboratori di
giustizia, hanno disvelato un compendio di evidenze che provano come i
componenti del sodalizio si sono costantemente avvalsi della forza di intimidazione
promanante dal vincolo associativo e della conseguente condizione di
assoggettamento e di omertà al fine di commettere delitti (segnatamente di matrice
estorsiva), di conseguire il monopolio di tutte le iniziative antigiuridiche nel territorio
di riferimento e di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche lecite (in primo luogo nel settore edilizio anche in
altri settori), in cui viene reimpiegato il provento delle condotte precipuamente
criminose poste in essere dai consociati, che possono contare anche sull’appoggio
di referenti di altre organizzazioni come si vedrà esaminando i singoli settori
economici in cui sono infiltrati.
Non può, infatti, sottacersi come il clan Ferrara Cacciapuoti nel corso del suo
lungo dominio, abbia radicato, nel territorio di sua competenza, una tale forza
economica, costruita sulla monopolizzazione, con imprese ad esso
riconducibili, dei principali settori economici, in particolare quello DEI
CARBURANTI E DEL SETTORE ALIMENTARE.
È sufficiente analizzare le risultanze dell’attività investigativa svolta, compendiata
nelle note nr.151/112-2013 del 16 aprile 2018, del 25.4.2020, del 19.5.2023 e del
1.6.2023 a cui si rinvia, per comprendere immediatamente che le singole fattispecie
delittuose non rappresentano episodi isolati o casuali, frutto di autonome scelte
criminali, indipendenti e disaggregate tra loro, a opera di alcuni delinquenti comuni,
bensì IL LUCIDO DISEGNO CRIMINOSO DI ORGANIZZAZIONI CHE MIRANO
AD INFILTRARSI NEL TESSUTO ECONOMICO-IMPRENDITORIALE DEL
PAESE.
La finalità della presente richiesta è quella di sottrarre, immediatamente, alla
disponibilità di taluni indagati, beni, che, nel caso di prevedibile condanna, sono
suscettibili di confisca, ai sensi dell’art. 240 c.p., per essere corpo del reato, in
quanto servirono o furono destinati a commettere il reato o ne costituiscono il
prodotto o il profitto, dell’art. 240 bis c.p., per taluni determinati delitti (fra
cui quelli di cui all’art. 51 comma 3-bis c.p.p.) quando sussista una sproporzione tra
i redditi dichiarati (o i proventi delle attività economica) e il valore economico di detti
beni e non risulti una giustificazione credibile circa la provenienza di essi, ovvero
dell' art. 416 bis co. VII c.p.,, secondo cui nei confronti del condannato (per
associazione a delinquere) è sempre obbligatoria la confisca delle cose che
servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il
prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Prima di soffermarsi sulle posizioni dei principali indagati interessati dalla presente
richiesta appare opportuno svolgere qualche considerazione sulle diverse tipologie
di contestazioni che consentono, sulla base di determinati presupposti, l’adozione,
a seconda dei casi, di uno o più tipi di sequestro preventivo.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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