Reddito di cittadinanza, a Napoli e provincia rischio taglio per tre percettori su quattro

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Un numero cospicuo di percettori del Reddito di cittadinanza si avvia a perdere il beneficio a partire da settembre 2023. La Campania figura, fin dall’istituzione della misura nella primavera di tre anni fa, al primo posto della graduatoria dei percettori del sussidio.

Stesso discorso per Napoli che, da maggio 2019, è la provincia italiana con il più alto numero di beneficiari. La riforma del governo, dunque, avrà un impatto elevatissimo nei nostri territori: 3 percettori su 4 difficilmente troveranno lavoro perché privi di esperienza e senza l’adeguata formazione o preparazione scolastica. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di ridurre ad otto mesi la fruizione del beneficio per quei nuclei familiari che non hanno al loro interno figli minori, anziani oltre i 60 anni o disabili. Tutti gli altri si troveranno, presumibilmente dall’autunno prossimo, senza il sussidio, che si aggira tra gli 800 e i 1200 euro mensili. Da quel momento ci sarà l’esigenza assoluta di reperire un lavoro. Per coloro che il governo identifica come “occupabili” è previsto un periodo di formazione professionale di sei mesi.

Il numero di coloro che sono considerati «in grado di lavorare», sia per le caratteristiche fisiche e anagrafiche, sia per la mancanza nel nucleo familiare di anziani, minori o disabili, non è ancora noto. Tuttavia, è possibile stimarlo – incrociando i dati Inps e Anpal – intorno ai 250mila in Campania. Un numero che comprende i circa 190mila soggetti che sono tenuti a sottoscrivere il Patto per il Lavoro, a cui si aggiungono tutti i percettori esonerati dal lavoro e rinviati ai servizi sociali. Il periodo di formazione riguarderà, quindi, un altissimo numero di percettori, nettamente superiore a quello di tutte le altre regioni italiane. Basti pensare che il 25,4% di coloro che devono sottoscrivere il Patto per il Lavoro – secondo Anpal – risiede in Campania. La platea dei percettori è composta, in larga parte, da soggetti scarsamente qualificati e poco istruiti. È necessario chiedersi quali prospettive di avviamento al lavoro abbiano i percettori di Rdc, in procinto di perderlo. Dalle statistiche di Inps e Anpal, è possibile ricavare le caratteristiche anagrafiche, il percorso scolastico e quello lavorativo dei fruitori.

In linea di massima, si tratta di un soggetto con un’età media piuttosto elevata, di poco inferiore ai 50 anni, in possesso di licenza elementare o media e, soprattutto, con un’esperienza lavorativa pressoché nulla. Il 73 per cento dei percettori – secondo Anpal – non ha avuto rapporti di lavoro negli ultimi tre anni. Altri dati significativi emergono dal dossier dell’agenzia sui percettori rinviati ai servizi per il Lavoro, in particolar ai Centri per l’impiego. «Il 18% di questi risultavano occupati, il 71,8% inattivi e il 9,4% esonerati e rinviati ai servizi sociali. Tra quanti lavorano molto elevato è il livello di precarietà. Il grosso è rappresentato comunque da quel 71% che potrebbe lavorare ma non lo fa: i tre quarti di questa fascia non ha un contratto da tre anni, cioè da quando è entrato in vigore il reddito di cittadinanza». Individuare offerte di lavoro utili per i percettori del Reddito di cittadinanza, dunque, non sembra un compito facile. La scarsa preparazione di questi soggetti potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile. «Per come è strutturato il mercato del lavoro – spiega il segretario regionale della Cgil, Nicola Ricci – le offerte riguarderanno specializzazioni elevate oppure avranno il carattere della precarietà. Si introduce il concetto di occupabilità non facendo i conti con la Campania, dove tra i percettori ci sono migliaia di over 55 non collocabili e tanti altri che hanno dato disponibilità al lavoro ma non hanno mai ricevuto proposte o solo proposte di lavoro precario».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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