Marano, agibilità capannoni Pip: il Tar dà torto al Comune e all’ex funzionario Cerotto che le revocò

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Il tribunale amministrativo regionale ha accolto i ricorsi della Iniziative industriali di Sant’Antimo e dei gestori di due società, Ecorottami srl e Ecometal, che svolgono le loro attività nei capannoni dell’area Pip. Bocciati, nel merito, i provvedimenti adottati nel 2016 dal Comune di Marano, che aveva – a seguito di un’istruttoria interna condotta dall’ex funzionario Cerotto – dichiarato inagibili gli stand. I capannoni, secondo quanto rilevato dall’ente cittadino, non erano a norma perché furono rilevate anomalie (inattendibilità del certificato di conformità presentato dalla società dei Cesaro) all’impianto elettrico.

I ricorrenti, difesi dagli avvocati Giuseppe Fusco, Antonio Parisi e Giuseppe Ferrara, avevano optato per il ricorso ai giudici amministrativi lamentando “il vizio di eccesso di potere, il difetto istruttorio e la violazione del principio di proporzionalità”. L’ente, secondo i difensori dei ricorrenti, avrebbe agito “senza procedere a un sopralluogo e avrebbe desunto l’inattendibilità del certificato di collaudo dell’impianto elettrico poiché questi riportava una data coincidente con quella del collaudo statico”.

Per i giudici del Tar (seconda sezione) il ricorso è da ritenersi fondato poiché, “come è stato chiarito dalla giurisprudenza, la disciplina della certificazione di agibilità è stata semplificata dal cosiddetto Decreto del fare”. Procedure semplificate anche alla luce della successiva evoluzione normativa. “La disciplina della certificazione – scrivono i giudici amministrativi – non configura una vera e propria ipotesi di silenzio assenso in senso tecnico, ma dà invece luogo a una sorta di legittimazione ex lege, che prescinde dalla pronuncia della pubblica amministrazione. La sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti, nonché la loro conformità al progetto e agibilità sono attestati mediante segnalazione certificata”.

Per il tribunale il Comune di Marano, prima di adottare il provvedimento di annullamento, avrebbe dovuto svolgere un’istruttoria più accurata e avrebbe dovuto farlo in un tempo più celere. La richiesta delle certificazioni sono relative all’anno 2011, mentre i controlli furono eseguiti 5 anni dopo. La vicenda Pip, la storia dei collaudi in primis, è stata al centro di un processo penale archiviato mesi fa con la condanna di Aniello Cesaro (per falso ideologico aggravato) e l’assoluzione di Raffaele e dello stesso Aniello dal reato di concorso esterno. Il complesso industriale è da ritenersi (allo stato) – per la parte non confiscata e per i capannoni non venduti dai Cesaro agli imprenditori – di proprietà del Comune di Marano, che però nulla sta facendo per esercitare i suoi diritti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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