Napoli al voto. Da Renzi a Bassolino, l’intervista a Luciano Crolla, manager made in EAV, candidato di Azione

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Napoli, 20 settembre- Responsabile pubbliche relazioni e marketing della partecipata regionale dei trasporti EAV. Ma anche ex Pd ed ex renzianissimo, tra i fondatori del gruppo di Italia Viva a Napoli. Parliamo di Luciano Crolla, oggi candidato al consiglio comunale di Napoli a sostegno del civico indipendente di sinistra Antonio Bassolino.

Crolla, come nasce la sua candidatura?

«Per spirito di servizio. Per il desiderio di offrire un contributo a Napoli, abbandonata a se stessa come mai prima. Una ferita per me lacerante e, credo, per molti di noi. Per Bassolino e la sua sfida, alta e nobile. Una candidatura, la sua, che ha anche il pregio di alzare il livello del dibattito politico sulle sorti della città, esausta e disincantata, e di provare a chiamarla ad una mobilitazione civile. In maniera anche un po’ rocambolesca, a dire il vero: ho curato e collaborato a tante campagne elettorali, in tanti mi hanno spinto ad esserci personalmente, questa volta. Infine, come spesso succede, mi hanno inchiodato ad un tavolino di un caffè i responsabili di Azione, prospettandomi la volontà di costruire un progetto aperto, coerentemente riformista e libero dalle logiche consociative che fanno tanto male alla nostra terra. Eccomi qui. Cosa saremmo, in fondo, senza una sfida che valga la pena?»

Lei ha un passato nel Pd locale, principale sponsor politico di uno degli avversari di Bassolino, il candidato del centrosinistra Gaetano Manfredi, ed è tra i fondatori di Italia Viva a Napoli, che è confluita in questa tornata elettorale nella lista dei transfughi di Forza Italia. Cosa l’ha portata a lasciare questi partiti politici e a scegliere il progetto di Bassolino?

«La risposta è contenuta nella domanda. Il mio impegno civile è antico, comincia al liceo, continua nel volontariato con i minori cosiddetti “a rischio” di questa città. Poi il partito, anni di impegno, i ruoli di dirigente politico, la speranza di cambiamento rappresentata anche dai mille giorni, la fonderia delle idee a Napoli e così via. Qui ho dato vita ad Italia Viva, insieme ad altri, con la speranza di vedere vivere un altro modo di fare politica, altri metodi, altre pratiche. Ai tanti amici straordinari che hanno lavorato con me dico: forza, logica e cuore ci dicono che torneremo a camminare insieme, come sta succedendo a Roma con Calenda, magari in un grande soggetto politico riformista più grande e ambizioso. Ma IV a Napoli ha fallito. Hanno prevalso le solite logiche, le scorciatoie e alla fine non saranno nemmeno presenti con il loro simbolo. Di fatto, non corrono alle amministrative. Con chi abbiano scelto di mettersi è affare dei loro dirigenti, io preferisco rimanere fedele a me stesso e alla mia storia. Quanto a Manfredi, parliamo certamente di un profilo rispettabile, ma anche lui ha scelto la strada che da sempre fa più male alla città: un consociativismo che tiene insieme De Luca e Di Maio, i centri sociali e Forza Italia, i democratici e i fascisti. Anche il PNRR rischia di trasformarsi, da opportunità di rilancio, in una cascata di caramelle.»

Quali sono le priorità della città e per quale proposta in particolare si batterà in Consiglio Comunale se dovesse entrarvi?

«Primo: il tema del debito va affrontato e definito seriamente in sede di governo, insieme al problema analogo che hanno le altre grandi città e sapendo che dismissione del patrimonio pubblico e riscossione dei crediti ancora esigibili sono una goccia nell’oceano, una soluzione solo sulla carta. A chi mischia questo problema con i soldi che arriveranno dico: con quei soldi si costruisce la città dei figli, non si pagano i debiti dei padri.»

Poi?

«Poi il decoro urbano. Il tema più caro ai napoletani tra quelli che attengono alle competenze di palazzo San Giacomo. Io immagino un gabinetto di guerra nei primi 100 giorni di amministrazione che programmi gli interventi su strade, arredi urbani e parchi per ripristinare un livello dignitoso di praticabilità e decenza. Infine Napoli va rilanciata culturalmente, con le risorse che ci sono. Bisogna raccogliere davvero l’occasione offerta dall’incremento del turismo di massa e scoraggiare quello mordi e fuggi. Per farlo possiamo avviare collaborazioni di livello con le grandi istituzioni che abbiamo, piuttosto che affidarci a parenti ed amici come è accaduto negli ultimi anni: penso ai grandi poli museali, ai teatri, all’accademia di belle Arti e al conservatorio, ai grandi professionisti degli eventi che ci sono e lavorano fuori. Si può fare.»

Lei ha esperienza da manager in Eav. Le chiedo cosa applicherebbe di quel modello di gestione dei trasporti ad Anm?  Sarebbe favorevole ad un’unica azienda regionale del trasporto pubblico locale (TPL) come proposto da De Luca?

«Innanzitutto Eav è un esempio di ottima collaborazione tra governo ed enti locali, un modello. Esattamente quello che è mancato alla Napoli autarchica di de Magistris. Il governo Renzi stanziò molti soldi per il salvataggio di un’azienda praticamente fallita a certe condizioni. Quelle condizioni sono state rispettate e i bilanci sono tutt’ora in ordine. I problemi sono ancora moltissimi, ma attengono ai ritardi di anni e alla burocrazia: ad esempio alle commesse di treni nuovi che non partono per ricorsi infiniti ai tribunali amministrativi. Io sono idealmente molto favorevole all’azienda unica del TPL, perché non possiamo che immaginare una mobilità integrata su base metropolitana e regionale, sia dal punto di vista dei servizi che dei costi e dei biglietti. Ma bisogna farla davvero, partendo dall’integrazione tecnica e amministrativa, non dagli organigrammi apicali. Napoli, in particolare, deve essere pensata, anche in termini di trasporti, come una metropoli di quasi 3 milioni di abitanti che va da Capo Miseno al Vesuvio.»

Quali sono le prospettive di crescita di Azione nella città di Napoli? Non crede sia un partito politico troppo legato alle sorti del suo leader Calenda?

«Calenda non propone solo una leadership, ma un modello che mette al centro competenza e capacità amministrativa. Oggi esordiamo anche a Napoli, con coraggio e profili seri. Sono convinto saremo una sorpresa. E non abbiamo intenzione di fermarci alla prima, perciò in ogni caso sarà un successo, un primo mattone dal quale cominciare a costruire»

© Copyright Emiliano Caliendo, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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