E’ situato in via Marano-Pianura, all’interno del Parco del Sole (nella foto), uno dei due appartamenti confiscati alla famiglia Polverino occupato abusivamente nei giorni scorsi. A segnalarlo è il Centro Speranza, l’associazione che ha ottenuto dal Comune di Marano l’affidamento degli immobili in cui dovrebbe sorgere un centro antiviolenza. L’abitazione è stata nuovamente occupata, come rilevato anche dalla polizia municipale, da soggetti che l’avevano già occupata anni fa ed erano stati poi sgomberati.
Il Centro Speranza, seppur ufficialmente assegnatario del bene, non è ancora entrato in possesso delle strutture. La gestione o l’assegnazione dei beni confiscati alle mafie nel comune di Marano è da sempre segnata da ritardi e problematiche di vario genere. Il Comune possiede un numero impressionante di ville e terreni, più di 120, buona parte dei quali mai affidati ad associazioni e cooperative. Le difficoltà di gestione sono state rilevate anche dagli ispettori della prefettura che hanno stilato la relazione propedeutica allo scioglimento per mafia (il quarto nell’arco di trent’anni) del municipio. Il Parco del Sole è ubicato nella zona collinare della città, a ridosso della collina dei Camaldoli, lì dove ancora oggi risiedono tutti i familiari del capoclan, Giuseppe Polverino, e tanti affiliati alla fazione criminale per decenni egemone in città e a Quarto, ma da qualche tempo inglobata e di fatto spodestata dal gruppo Orlando.
Pochi anni fa, lo stesso appartamento per il quale è scattata la segnalazione e la successiva informativa all’autorità giudiziaria fu occupato da un uomo che ne rivendicava la titolarità. Era un 45 enne della zona, con problemi di tossicodipendenza, che sosteneva di aver pagato profumatamente i Polverino per l’acquisto della casa e di essere stato da questi raggirato. L’uomo non si rassegnava alla perdita dell’immobile e in un’occasione, armato di pistola, fece anche irruzione in municipio. Archiviati i tentativi di mediazione, durati diversi mesi, il Comune decise di sgomberarlo nel giugno di quattro anni fa. Il bene è di proprietà dell’Ente dal lontano 2013, ma da allora non è mai stato riutilizzato per i fini sociali previsti dalla legge.
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