Campania, gli esperti: “Allarme per la temperatura del mare, toccati i 30 gradi”

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As part of the Defending Our Oceans Tour, Greenpeace Italy placed a temperature monitoring station at Elba island, in the area of the Pelagos Sanctuary, and worked in partnership with the University of Genova to study the impact of climate change on underwater coastal biodiversity. First project results' indicate raising temperature are killing iconic underwater organisms as protected pen shell Pinna nobilis and colonies of the sea-fan gorgonia (Paramuricea clavata) and favouring unusual mucilage events that cover completely the substrate, suffocating organisms.
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Ventisei gradi nel mare di Spiagge Romane, a Bacoli, il 21 giugno. Ventisette gradi a Capo Posillipo il 22 giugno. Altrettanti ad Ogliastro Marina il 23 giugno. Ventisei gradi a Licola il 21 giugno. Il monitoraggio delle acque di balneazione da parte dell’Arpac, finalizzato a verificare in primis se ci siano fenomeni di inquinamento, ma che prevede anche la misurazione della temperatura marina, evidenzia nel golfo di Napoli, lungo la costa casertana e più a sud, fino al Cilento, dati tipici di una stagione estiva ormai avanzata. Eppure siamo ancora in una fase iniziale della stagione più calda.

Tropicalizzazione

Non è la prima volta che accade perché più volte, negli ultimi anni, le misurazioni dell’Arpac hanno evidenziato temperature quasi tropicali del mare che bagna le coste campane, con punte fino a ventinove od addirittura trenta gradi nella seconda metà di agosto. «È sicuramente in atto – commenta Giorgio Budillon, professore ordinario di Oceanografia e Fisica dell’atmosfera all’Università Parthenope di Napoli – un surriscaldamento dei mari del pianeta e, ovviamente il Mediterraneo ed il golfo di Napoli non fanno eccezione. In alcuni punti del golfo, anzi, quelli dove i fondali sono piuttosto bassi, l’aumento delle temperature è particolarmente evidente».

Le conseguenze

Il mare campano è più caldo di quanto fosse fino ad alcuni anni fa sia in estate sia in inverno. «Il termoclino – spiega il docente universitario – che è la linea di confine tra lo strato più superficiale delle acque, quello che risente dei mutamenti di temperatura dell’atmosfera, e lo strato più profondo si è abbassato. Ormai c’è una vasta letteratura scientifica, corredata da dati e modelli, che consolida la tesi di un riscaldamento globale dei mari». Su scala locale, relativamente alle acque che bagnano la Campania, questo fenomeno ha varie conseguenze. Il primo, del quale molto si è parlato negli ultimi anni, è che sta cambiano la composizione della flora e della fauna. Nuove specie, tipiche dei mari caldi, si sono adattate a nuotare nel nostro. Altre, che mal sopportano l’aumento delle temperature, si sono trovate in difficoltà.

I cambiamenti climatici

Potrebbe essere legato ai cambiamenti climatici – ipotizzano i biologi marini – anche il comportamento delle tartarughe di mare che ormai da almeno venti anni nidificano con sempre maggiore frequenza sulle coste campane. In precedenza non era mai accaduto. Un altro aspetto del mare “bollente” è relativo ai fenomeni meteorologici sempre più estremi che si verificano in autunno anche in Italia.«La massa di calore accumulata – sottolinea il docente della Parthenope – a contatto con l’atmosfera che si va raffreddando in autunno può innescare i cosiddetti Medicane, uragani mediterranei. Ce ne sono stati non pochi negli ultimi anni».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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