Palazzina Polverino, per il Comune di Marano arriva la batosta anche in Consiglio di Stato. L’ente ha sbagliato tutta la procedura. L’ennesimo scandalo di questi anni

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La sesta sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Marano in relazione all’ordinanza di abbattimento e successiva acquisizione al patrimonio dell’ente cittadino di una palazzina ubicata in via Sant’Agostino. Immobile di proprietà della famiglia Polverino. In giudizio, difesi dagli avvocati Ferdinando e Marina Scotto, si sono costituiti i signori Carmela Polverino, Luisa Polverino, Giovanni Bucciarelli, Antonio Polverino e Maria Rosaria Polverino. Non costituito Vincenzo Polverino, uno dei proprietari detenuto da oltre un anno con l’accusa di associazione mafiosa, Francesca Polverino, Annunziata Polverino e Rosaria Polverino.

Il Consiglio di stato, come già aveva rilevato in precedenza il Tar, ha ritenuto non corretti gli atti emanati dal Comune di Marano. La storia dell’immobile è stata più volte evidenziata dal nostro portale. Nel 1992 il Comune rileva che la palazzina è abusiva. Segue l’acquisizione al patrimonio comunale e la trascrizione, incompleta, presso i registri della conservatoria immobiliare. Il Comune di Marano si ricorda di perfezionarli (trascrizione completa nel registro della conservatoria, intimazione di sgombero e destinazione del bene) tra il 2017 e il 2019. Il completamento delle pratiche amministrative e l’effettivo sgombero dell’immobile (da destinare alle famiglie inserite nella graduatoria per l’ottenimento di un alloggio popolare) danno luogo al ricorso della famiglia Polverino.

Per i giudici del Consiglio di Stato il Comune di Marano è manchevole per diversi motivi.

Nel 1992 non ha mai notificato gli atti (ordinanza di demolizione) a Vincenzo Polverino, bensì al fratello Benedetto (ma Benedetto smentisce), che non sarebbe stato – secondo quanto rilevato dai giudici – convivente con Vincenzo, meglio noto come “Peruzzo”.

Il Comune, già in sede di procedimento presso il Tar, non è stato in grado di dimostrare che il provvedimento sia stato notificato effettivamente a Vincenzo Polverino e solo in secondo grado, ovvero di Consiglio di Stato, ha prodotto la notifica che sarebbe stata consegnata a Benedetto Polverino. Nel faldone presentato al Tar, il Comune di Marano non ha prodotto nemmeno la notifica (che possedeva) dei provvedimenti che sarebbero stati consegnati a Benedetto.

Il Comune, dopo aver acquisito il bene al proprio patrimonio, non risponde alle istanze di condono presentate da Polverino. Anzi, tra il 1994 e il 2014, le dichiara procedibili e si accorda con i Polverino per la rateizzazione del pagamento degli oneri urbanistici.

Le istanze di condono vengono rigettate dall’ufficio tecnico comunale 20 anni dopo la presentazione della prima istanza. Un lasso di tempo che i giudici ritengono essere eccessivo. Ma non solo: il Consiglio di Stato chiarisce che quantunque il bene fosse già di proprietà comunale (lo era dal 1992), in mancanza di una destinazione d’uso del bene per pubbliche finalità, i Polverino potevano richiedere il condono. In pratica l’ente comunale avrebbe dovuto, fin da subito, o comunque entro un determinato lasso di tempo, specificare la destinazione: se affidare la palazzina a una o più associazione del terzo settore, se utilizzarla per pubblici uffici o se, come ha poi fatto pochi anni fa, ipotizzare il trasferimento in loco delle famiglie meno abbienti inserite nella graduatoria per gli alloggi popolari.

La saga degli errori, insomma. L’ente cittadino ha fatto di tutto – nel corso degli anni – per perdere un bene che era già suo dal 1992. Un po’ come è avvenuto per la palazzina del Giudice di Pace. Ora – salvo ulteriori procedimenti urbanistici (reitero dell’ordinanza di demolizione e dell’iter per l’acquisizione al patrimonio comunale) – l’ente cittadino è chiamato a restituire il bene alla famiglia Polverino e al detenuto Vincenzo.

La vicenda presenta incredibili anomalie: mai è stato chiarito il motivo per cui gli agenti della municipale o i messi notificatori, nell’anno 1992 notificarono l’avvio del procedimento di demolizione e acquisizione a Benedetto (che però smentisce) e non Vincenzo Polverino. Mai è stato chiarito perché l’ufficio legale del Comune (e siamo praticamente ai giorni nostri) non abbia inserito nel fascicolo difensivo (in sede di Tar) le relate di notifiche degli atti consegnati a Benedetto. Chi si ne occupava? Fu una semplice dimenticanza o la scelta fu voluta?

La vicenda della palazzina Polverino è inserita nel corposo dossier sottoscritto dagli ispettori della prefettura che per sei mesi hanno indagato sul municipio. L’avvocato dell’ente, Raffaele Manfrellotti, è stato anche escusso dagli 007 della prefettura. Lo scioglimento del Comune è sempre più vicino.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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