Marano, i quadri rimossi dalla chiesa e i fatti di cronaca. I silenzi del sindaco, le giustificazioni dei sacerdoti. In pochi (come sempre) hanno preso posizione

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C’è voluto un giornale, Il Mattino, e un vescovo nuovo, don Mimmo Battaglia, per rimuovere i quadri donati – quasi mezzo secolo fa dal boss Lorenzo Nuvoletta – alla chiesa di Maria Santissima della Cintura e della Consolazione. In 50 anni nessuno aveva visto, o meglio nessuno si era posto la domanda sull’opportunità che quei dipinti, ma soprattutto le due targhette griffate, rimanessero così a lungo all’interno di un luogo sacro. Non un sacerdote, non un decano, non un politico, non un sindaco, non un rappresentante delle forze dell’ordine.

Chi conosce la storia di Marano sa quel che è realmente accaduto 40-50 anni fa. E anche, più in generale, la storia di quella chiesa, di proprietà comunale (qualcuno lo dimentica), sorta accanto al cimitero. Chiariamolo subito: è una mera questione di opportunità e non di persecuzione nei confronti di chicchessia. Il nome di un boss non può campeggiare in bella mostra all’interno di una chiesa, per giunta accanto a quadri di santi e Madonne, perché tutto ciò stride con il messaggio lanciato da tutti i Papi che negli ultimi 30-40 anni si sono avvicendati sul soglio di Pietro: non solo Papa Francesco, ma anche Papa Benedetto e San Giovanni Paolo II. Strideva ancor di più, quella presenza, con il messaggio evangelico. E’ vero, tutti siamo peccatori e tutti, come cristiani, siamo chiamati a perdonare. E’ anche vero, però, che Gesù cacciò i mercanti dal tempio, che Gesù invita sempre a scegliere: “O Dio o Mammona. Non si può servire entrambi”. Che la Chiesa, specie in certi territori, è chiamata a lanciare segnali, segnali forti, parole chiare e nette.

E invece, nel corso di questi ultimi giorni, abbiamo assistito al solito triste refrain: i preti locali non si sono pronunciati e anche quelli più “progressisti” hanno in qualche modo cercato di minimizzare i fatti. Il sindaco Visconti, né altri politici di destra o sinistra che siedono tra i banchi del civico consesso, hanno detto una parola su un caso che ha fatto parlare l’Italia.

Nulla hanno proferito sui fatti di sanguinari di via Antica Consolare Campana né sulle altre gravi vicende di cronaca che hanno interessato il territorio. Fare l’amministratore di un Comune di 65 mila anime non significa essere amministratori di un condominio. Ci sono dei doveri, delle responsabilità che vanno oltre l’aspetto amministrativo. E invece, come già accaduto in occasioni di altre vicende, tra cui importanti arresti, tutto tace.

Negli ultimi anni, dopo un 30ennio di connivenze ad altissimo livello, le forze di polizia e i magistrati hanno assestato duri colpi ai clan locali. Ma non basta: molto resta da fare sul piano culturale. La cultura omertosa è ancora ben radicata a Marano.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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