L’isolamento dovuto al lockdown colpisce l’intera fascia d’età degli adolescenti procurando gravi rischi e notevoli danni. È innegabile che il lungo periodo di lockdown, con il distanziamento fisico ed emotivo, danneggi gravemente i nostri ragazzi. Questo periodo di emergenza sanitaria non ha procurato solo morti, e messo in ginocchio l’economia del Paese, ha anche bloccata la libertà di vivere dei più giovani, che si sono trovati isolati in casa, privi di ogni contatto umano, e del vivere in libertà.
Gli sono stati rubati gli anni migliori della loro vita, inferte ferite psicologiche che solo il tempo forse sanerà. Psichiatri e Neuropsichiatri lanciano l’allarme relativo ai danni che stanno subendo i nostri giovani.
Le casistiche mediche ci dicono che sono in aumento i tentati suicidi e gli atti di autolesionismo fra i giovani e i giovanissimi, episodi, questi che suonano come grido d’aiuto da parte degli adolescenti. Le problematiche più gravi sulla salute mentale per gli adolescenti, derivanti tutte dall’isolamento sono di tipo biologico ambientale, studi recenti hanno riscontrato un nesso fra mancanza di socialità con l’ammalarsi del sistema immunitario. Inoltre, l’aumento delle dipendenze durante il lockdown danno in aumento, vedi la patologica dipendenza dal web, come risposta alla sete di socialità che manca.
In aumento anche i disturbi alimentari, fenomeni già presenti ma accresciuti durante l’isolamento, con la crescita esponenziale di patologie, quali bulimia, anoressia e l’incremento del cosiddetto binge-eating, l’abbuffarsi di cibo, fenomeno riscontrato soprattutto tra i giovani. I gesti autolesivi anch’essi in aumento nella fascia di età tra giovani e giovanissimi come il cutting il farsi male praticando tagli sul proprio corpo. Per cercare di far fronte a queste problematiche bisogna innanzitutto ristabilire i rapporti sociali (in sicurezza), facendo riacquistare la propria identità ai giovani attraverso l’interazione e la comunicazione con il gruppo dei simili. C’è bisogno di una notevole riduzione della pressione mediatica sulla tematica Covid poiché le persone dopo aver ascoltato le notizie rimanendo impotenti generano frustrazione e paura. Questo modo di fare comunicazione è deleterio per i più giovani in quanto vivono una fase evolutiva ricca di emozioni e di esperienze propositive e genuine, e quando, queste assumono valenza negativa condizionano l’intero sviluppo psicofisico del futuro cittadino.
Michele Izzo
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